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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32898/2026 del 04/09/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (imputati)

La controversia

Tre imputati erano stati condannati per infedeltà patrimoniale ex art. 2634 c.c. In particolare, al capo A, due imputati, rispettivamente amministratore e socia della società cedente, avrebbero disposto la cessione sottocosto di un immobile sociale a una società riconducibile alla sorella della socia, mentre la sorella acquirente avrebbe concorso quale extranea; al capo B, due imputati avrebbero disposto, nell'interesse di altra società, la locazione ultraventennale di un immobile sociale e la cessione sottocosto delle scorte presenti. Gli imputati hanno dedotto, tra l'altro, il difetto della condizione di procedibilità per asserita invalidità della querela proposta da un socio, l'insussistenza del danno patrimoniale e dell'ingiusto profitto, il travisamento o l'omessa valutazione di documenti e testimonianze sul valore dei beni, il difetto del dolo intenzionale di danno e del dolo specifico di profitto, nonché l'illegittimità delle confische per mancanza di nesso con il reato, difetto di buona fede del terzo proprietario e sproporzione tra il valore dei beni e il profitto o danno contestato. La Corte ha ritenuto inammissibili le censure relative al capo A, reputandole manifestamente infondate, generiche o meramente rivalutative. Ha invece ritenuto non manifestamente infondati i ricorsi di due imputati sul capo B, dichiarando estinto per prescrizione il reato agli effetti penali e accogliendo le doglianze relative alla confisca dell'immobile, per carenza di motivazione sulla natura della misura e sulla proporzionalità. Gli effetti civili della condanna sono stati mantenuti.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi limitatamente al capo A; per tale capo, nei confronti degli imputati interessati, è rimasta ferma la responsabilità e Giuseppina Messina è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. Quanto al capo B, ha annullato senza rinvio la sentenza nei confronti di Luigi Giardina e Teresa Giovanna Messina agli effetti penali, perché il reato era estinto per prescrizione, eliminando la pena di un mese di reclusione applicata a titolo di continuazione. Ha annullato con rinvio la sentenza in relazione alla confisca concernente il capo B, demandando a un'altra sezione della Corte d'appello di Palermo il nuovo esame della misura, in particolare quanto alla sua qualificazione e alla proporzionalità. Ha rigettato i ricorsi agli effetti civili per il capo B e ha condannato gli imputati, in solido, alla rifusione delle spese sostenute dalla parte civile, liquidate in 6.332 euro oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 2634 c.c.

    La condotta dell'amministratore che, in conflitto di interessi, compie un atto di disposizione dei beni sociali cagionando intenzionalmente un danno patrimoniale alla società integra un reato-contratto; il profitto o prodotto direttamente derivante dall'illecito può essere assoggettato a confisca diretta.

  • art. 110 c.p.

    La disposizione è stata applicata per contestare il concorso di più soggetti nel delitto di infedeltà patrimoniale.

  • art. 120 c.p.

    La Corte ha escluso che la legittimazione a proporre querela spetti esclusivamente alla società, riconoscendola anche disgiuntamente al singolo socio quale persona offesa.

  • art. 337, comma 3, c.p.p.

    La previsione riguarda la prospettazione dei poteri del rappresentante legale dell'ente; non è stata ritenuta applicabile alla querela proposta dal socio per la tutela dei propri interessi.

  • art. 240 c.p.

    La Corte ha richiamato la disciplina della confisca, rilevando che la confisca facoltativa può venire in rilievo per beni strumentali e che deve essere considerata la posizione del terzo e la sua eventuale buona fede.

  • art. 2641 c.c.

    La confisca diretta del prodotto o del profitto dell'infedeltà patrimoniale è ammissibile; dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 7 del 2025, non può invece essere automaticamente ricondotta alla confisca del bene strumentale e, ove si proceda per equivalente, richiede una valutazione di proporzionalità.

  • art. 321, comma 2, c.p.p.

    È stato richiamato quale base del sequestro preventivo finalizzato alla confisca del prodotto del reato.

  • art. 587 c.p.p.

    L'effetto estensivo dell'impugnazione valida ha consentito di estendere la declaratoria di prescrizione al coimputato il cui ricorso era inammissibile, trattandosi di questione non esclusivamente personale.

  • art. 591, comma 4, c.p.p.

    L'inammissibilità dell'impugnazione può essere dichiarata anche d'ufficio in sede di legittimità, salvo il limite previsto per il giudizio conseguente ad annullamento con rinvio.

  • art. 627, comma 4, c.p.p.

    È richiamato insieme all'art. 591 c.p.p. per i limiti alla rilevabilità dell'inammissibilità nel giudizio di rinvio.

  • art. 611 c.p.p.

    Il ricorso è stato trattato con l'intervento delle parti secondo il procedimento disciplinato dalla norma, come modificata dal d.lgs. n. 150 del 2022.

  • art. 173 disp. att. c.p.p.

    La Corte ha esposto i motivi dei ricorsi nei limiti strettamente necessari alla motivazione.

Massime di principio

  • Nel delitto di infedeltà patrimoniale dell'amministratore, la legittimazione a proporre querela spetta non solo alla società, ma anche disgiuntamente al singolo socio, quale persona offesa dal reato.
  • La censura di travisamento della prova in cassazione non è ammissibile se si limita a indicare atti non espressamente valutati; il ricorrente deve identificare l'atto, indicare il dato fattuale incompatibile con la sentenza, dimostrarne l'effettiva esistenza e spiegare perché esso comprometta in modo decisivo la coerenza della motivazione.
  • La valutazione comparativa delle consulenze e delle perizie appartiene al giudice di merito ed è sindacabile in cassazione solo per manifesta illogicità o per inosservanza dei criteri metodologici di valutazione, non per una diversa preferenza ricostruttiva.
  • L'infedeltà patrimoniale è un reato-contratto: quando l'atto negoziale costituisce il risultato immediato e diretto della condotta illecita, il bene oggetto dell'atto può integrare il prodotto del reato ed essere sottoposto a confisca diretta ai sensi dell'art. 2641 c.c.
  • La confisca dell'immobile oggetto di una locazione e di una cessione sottocosto di beni, qualora non riguardi direttamente il prodotto o il profitto del reato ma sia disposta per equivalente, richiede una motivazione specifica sul rapporto di equivalenza e sulla proporzionalità tra valore del bene ablato e profitto o prodotto.
  • Dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 7 del 2025, un bene strumentale alla commissione dell'infedeltà patrimoniale non può essere automaticamente confiscato ai sensi dell'art. 2641 c.c.; deve essere individuata la specifica base normativa della misura, potendo rilevare, ricorrendone i presupposti, la confisca facoltativa ex art. 240, comma 1, c.p.
  • Nel concorso dell'extraneus nel reato proprio di infedeltà patrimoniale non è sufficiente un contributo meramente ausiliario in senso lato; occorre un quid pluris, desumibile dalle modalità del fatto o dai rapporti tra i soggetti, che dimostri un'intesa con l'autore qualificato o una pressione diretta a indurlo alla condotta illecita.
  • L'effetto estensivo dell'impugnazione opera anche a favore del coimputato il cui ricorso sia inammissibile quando la questione favorevole, quale la prescrizione, non abbia natura esclusivamente personale.

Come è indicizzato

MaterieInfedeltà patrimonialeImpugnazioni
RamiReati societariProcesso penale
IstitutiConcorso di personePrescrizione del reatoConfiscaOnere della prova

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