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Cassazione Civile, Ordinanza n. 12524/2023 del 10/05/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO PARZIALE

Favorevole al ricorrente (straniero)

La controversia

La controversia nasce da un decreto di espulsione dal territorio nazionale emesso nei confronti di una straniera, dopo che un precedente decreto era stato annullato perché non tradotto in lingua portoghese. Il giudice di pace di Monza ha respinto l’opposizione ritenendo, da un lato, che la ricorrente fosse entrata in Italia come turista e, dall’altro, che non sussistessero i presupposti per un permesso di soggiorno per motivi familiari, poiché l’affinità in linea collaterale non sarebbe sufficiente e non risultava neppure lo status civitatis del coniuge, fratello di una cittadina italiana. In cassazione la ricorrente ha proposto due motivi: con il primo ha dedotto violazione degli artt. 324 c.p.c. e 2909 c.c. e dell’art. 21-septies l. 241/1990, sostenendo che il giudice di pace avesse ignorato il giudicato formatosi sull’annullamento del precedente decreto di espulsione; con il secondo ha denunciato omesso esame di un fatto decisivo, cioè i vincoli familiari allegati, rilevando che tali legami dovevano essere valutati in concreto anche in sede di opposizione all’espulsione.

La decisione

La Corte ha rigettato il primo motivo, ritenendo che il giudicato formatosi sul precedente annullamento fosse circoscritto al vizio di traduzione in lingua portoghese e non si estendesse agli ulteriori profili rimasti assorbiti; ha invece accolto il secondo motivo, affermando che anche nel giudizio di opposizione al decreto di espulsione devono essere valutati caso per caso l’effettività dei vincoli familiari, la durata del soggiorno in Italia e i legami con il Paese di origine. Per effetto dell’accoglimento parziale ha cassato l’ordinanza impugnata limitatamente al profilo accolto e ha rinviato al giudice di pace di Monza, in persona di altro magistrato, anche per la liquidazione delle spese.

Norme richiamate

  • art. 324 c.p.c.

    Il giudicato interno/esterno invocato non copriva questioni non decise, rimaste assorbite nel precedente giudizio.

  • art. 2909 c.c.

    L’autorità del giudicato si estende solo a ciò che è stato effettivamente deciso, non anche ai profili non esaminati perché assorbiti.

  • art. 21-septies l. 241/1990

    Richiamato dalla ricorrente a sostegno della tesi del giudicato, ma ritenuto non decisivo ai fini del caso concreto.

  • art. 13, comma 2-bis, d.lgs. n. 286/1998

    I criteri relativi a effettività dei vincoli familiari, durata del soggiorno e legami con il Paese di origine si applicano, con valutazione caso per caso, anche nell’opposizione al decreto di espulsione.

Massime di principio

  • Il giudicato si forma solo sui punti effettivamente decisi dalla sentenza precedente; le questioni assorbite o non esaminate non ne sono coperte, né in modo esplicito né implicito.
  • In materia di espulsione dello straniero, la valutazione dei vincoli familiari non può essere meramente astratta o presunta, ma deve essere concreta e individualizzata, tenendo conto della effettività del legame, della durata del soggiorno e dei rapporti con il Paese di origine.
  • I criteri previsti per il ricongiungimento familiare assumono rilievo anche nel giudizio di opposizione al decreto di espulsione, imponendo al giudice un apprezzamento in concreto della situazione personale dell’interessato.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniUnioni civili e convivenze
RamiProcesso civileFamiglia
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiGiudicatoOnere della prova

Testo integrale

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