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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23935/2022 del 21/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Alcamo impugnava l'ordinanza del Tribunale di Palermo che, pur riqualificando il fatto in tentata estorsione pluriaggravata, confermava la custodia cautelare in carcere. I motivi di ricorso denunciavano: insufficienza dei gravi indizi in ordine alla minaccia e al metodo mafioso; mancata prova dell'ingiusto profitto e del danno (posto che l'assegno era di proprietà dell'emittente usurato); errata qualificazione (sarebbe violenza privata anziché estorsione); e inesistenza delle esigenze cautelari e sproporzione della custodia in carcere rispetto al ruolo marginale dell'Alcamo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto manifestamente infondate le censure, confermando che il Tribunale di Palermo aveva adeguatamente motivato la sussistenza dei gravi indizi sulla base di intercettazioni telefoniche e ambientali. Ha condiviso la ricostruzione secondo cui l'intervento di Alcamo, avallato dal boss Scaduto, aveva suscitato paura nelle vittime e mirava a procurare un profitto ingiusto mediante la restituzione dell'assegno. Ha inoltre ritenuto corretta l'applicazione dell'aggravante del "metodo mafioso" (art. 416‑bis.1) anche a carico di soggetto non associato se la condotta richiama la forza intimidatrice mafiosa, e ha confermato la custodia cautelare in carcere in forza della doppia presunzione relativa prevista per i delitti aggravati dal metodo mafioso, non superata dall'Alcamo. Condanna alle spese e ammenda di euro 3.000.

Norme richiamate

  • art. 56 cod. pen.

    Richiamato come norma sul tentativo: il fatto è stato riqualificato come tentata estorsione e le regole sul tentativo si applicano anche ai delitti aggravati.

  • art. 81, secondo comma cod. pen.

    Richiamato in relazione alla commistione di più norme e alla punibilità per il concorso di norme applicate ai fatti contestati.

  • art. 110 cod. pen.

    Richiamato per il concorso di persone nell'esecuzione del fatto criminale.

  • art. 629 cod. pen.

    Norma sull'estorsione: la fattispecie è stata ritenuta tentata estorsione pluriaggravata per la preordinazione a procurarsi un ingiusto profitto mediante minaccia.

  • art. 628, terzo comma, n. 3) cod. pen.

    Richiamato per i presupposti aggravanti in relazione al tipo di violenza/minaccia esercitata sull'offeso.

  • art. 416‑bis.1 (ex art. 7 d.l. 152/1991)

    Aggravante del cosiddetto "metodo mafioso": applicabile anche se l'autore non appartiene formalmente all'associazione, purché la condotta evochi la forza intimidatrice mafiosa sulle vittime; rilevante per la configurazione dell'aggravante e per le presunzioni cautelari.

  • art. 71 d.lgs. 159/2011

    Richiamato tra le norme applicate: inquadramento normativo connesso alle misure e aggravanti collegate alla criminalità organizzata.

  • art. 610 cod. pen.

    Norma sulla violenza privata: il ricorrente aveva chiesto la riqualificazione, ma la Corte ha ritenuto che la preordinazione al profitto ingiusto escludeva la mera violenza privata e giustificava la tipologia estorsiva.

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Regola sui gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione controlla la motivazione del giudice di merito solo nei limiti di manifesta illogicità o violazione di legge.

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Regola sulle esigenze cautelari: la valutazione è di merito e sindacabile in cassazione solo se la motivazione è mancante o manifestamente illogica.

  • art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    Previsione della presunzione relativa di pericolosità e dell'adeguatezza della custodia per reati aggravati dal metodo mafioso; la Corte ne conferma l'operatività anche per il tentativo e la necessità di elementi specifici per superarla.

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e) cod. proc. pen.

    Norme processuali che disciplinano i motivi di ricorso in cassazione indicati dal ricorrente; la Corte ha ritenuto i motivi formulati per ragioni non consentite o manifestamente infondati.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma sulla condanna alle spese nel procedimento di cassazione: applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese e all'ammenda.

Massime di principio

  • In tema di misure cautelari personali la Corte di cassazione controlla la motivazione del giudice di merito solo per manifesta illogicità o violazione di norme: non è sindacabile una diversa valutazione dei fatti o dell'attendibilità delle prove.
  • Le intercettazioni sono valutazione di merito: la loro interpretazione è rimessa al giudice di merito e solo la motivazione manifestamente illogica può giustificare intervento in cassazione.
  • L'estorsione è integrata quando la richiesta di restituzione è finalizzata a procurare un profitto ingiusto (sine iure) e non si confonde con il diritto del titolare legittimo del titolo di credito; la preordinazione al profitto distingue l'estorsione dalla violenza privata.
  • L'aggravante del "metodo mafioso" può operare anche se l'agente non è associato: è sufficiente che la condotta richiami e sfrutti la forza intimidatrice tipica della mafia agli occhi della vittima.
  • Per i delitti aggravati dal metodo mafioso opera una presunzione relativa di pericolosità e di adeguatezza della custodia in carcere; tale presunzione può essere superata solo con elementi specifici (p. es. prova di stabile e verificabile recisione dei legami con l'organizzazione o elementi che dimostrino l'idoneità di misure meno afflittive).
  • Nel ricorso per cassazione avverso provvedimenti cautelari, le censure che in realtà propongono una diversa lettura delle stesse risultanze probatorie sono inammissibili se non dimostrano un vizio di motivazione specifico.

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