Cassazione Penale, Sentenza n. 23816/2022 del 21/06/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza di conferma degli arresti domiciliari per presunte cessioni continuate di cocaina a favore di DE VUONO Cinzia e SCOZZAFAVA Danilo. La difesa ha censurato: 1) vizio di motivazione e mancato rispetto dell'obbligo motivazionale rispetto al presunto grave quadro indiziario; 2) errata qualificazione giuridica dei fatti, chiedendo la derubricazione ai sensi dell'art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, come episodi di piccolo spaccio (dosi da 10-30 euro); 3) difetto delle esigenze cautelari, per inattualità dei fatti e assenza di necessità probatorie o special preventive, nonché travisamento probatorio sull'integrazione di una rete di spaccio.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che il Tribunale avesse adeguatamente motivato la sussistenza di gravi indizi, fondati sulle dichiarazioni degli acquirenti, sulle identificazioni fotografiche e, nel caso di DE VUONO, sul sequestro immediatamente successivo di 0,35 g di cocaina. Sono state valorizzate le modalità dello spaccio (direttamente dal domicilio dell'indagato, continuità temporale, schema fisso), che hanno escluso la derubricazione invocata dalla difesa. La sussistenza delle esigenze cautelari special preventive è stata ritenuta attuale alla luce della modalità della condotta e del lungo curriculum criminoso dell'indagato, segnalante una propensione alla recidiva. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 309 cod. proc. pen.
ordinanza pronunciata a norma dell'art. 309 codice di rito
Norma richiamata per la pronuncia dell'ordinanza confermativa; la Corte ha ritenuto conforme la procedura e la motivazione adottata ai sensi di tale disposizione
art. 616 cod. proc. pen.
statuizioni ai sensi dell'art. 616, cod. proc. pen.
Richiamata per le conseguenze della declaratoria di inammissibilità del ricorso, con conseguente condanna per spese e somme dovute
art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309
La difesa chiedeva la derubricazione ai sensi di tale norma (piccolo spaccio); il giudice ha ritenuto che, a fronte della continuità, delle modalità e della natura della sostanza, non sussistessero i presupposti per una qualificazione meno grave
art. 111, comma 6, Cost.
Invocato dalla difesa per contestare presunta carenza dell'obbligo motivazionale; la Corte ha ritenuto che la motivazione fosse congrua e sufficiente, avendo il Tribunale esaminato gli elementi probatori rilevanti
Corte costituzionale, n. 186/2000 (giurisprudenza)
Richiamata in relazione alla mancata sussistenza di ragioni di esonero dalla condanna alla somma in favore della Cassa delle ammende
Massime di principio
- Dichiarazioni di acquirenti, accompagnate da identificazioni fotografiche e, se presenti, sequestri anche di piccole quantità, possono costituire elementi idonei a fondare un grave quadro indiziario purché valutati nel loro complesso
- La quantità limitata di stupefacente non determina automaticamente la derubricazione a piccolo spaccio; vanno considerate continuità, modalità di cessione e presenza di un 'schema' operativo
- La remota temporalità degli episodi non è di per sé idonea a escludere esigenze cautelari se sussistono elementi concreti di attualità del rischio di reiterazione (modalità della condotta, contatti, precedenti specifici)
- Un lungo curriculum criminale e precedenti specifici possono giustificare misure cautelari di contenimento anche graduato, per il rischio di recidiva
- In sede di ricorso è essenziale confrontarsi analiticamente con le ragioni della decisione impugnata; argomentazioni apodittiche o generiche sul punto probatorio rischiano l'inammissibilità e la condanna alle spese
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