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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32938/2025 del 07/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva sostituito la custodia in carcere con gli arresti domiciliari; il ricorrente era indagato per peculato (con aggravante "416-bis, 1" per agevolazione di un clan mafioso) per aver distratto proventi di vendite in nero dalla cassa dell'impresa Bellinvia Carmela, in concorso con familiari degli Ofria e con l'amministratore giudiziario Salvatore Virgillito. Il ricorrente contestava: 1) nullità dell'ordinanza originaria per mancata valutazione di elementi favorevoli (evidenze difensive non considerate); 2) insufficienza dei gravi indizi per il peculato e impossibilità di configurare concorso di un extraneus; 3) carenza di motivazione sull'aggravante mafiosa; 4) assenza delle esigenze cautelari (azienda non operativa).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso in gran parte infondato o inammissibile e ne ha disposto il rigetto. Ha ritenuto non esaminabili in questa sede (inammissibili) le censure riguardanti l'attività istruttoria del Pubblico Ministero e la generica contestazione delle esigenze cautelari. Sostanzialmente, la Corte ha condiviso la qualificazione dell'amministratore giudiziario come pubblico ufficiale e la ricostruzione del Tribunale che, sulla base di riprese video, intercettazioni e dichiarazioni dell'imputato, ha ritenuto sussistenti gravi indizi di concorso nel peculato e la finalità di agevolazione mafiosa; ha precisato che l'extraneus può concorrere nel peculato se sfrutta la relazione di possesso dell'agente pubblico e ha confermato che le distrazioni di cassa possono costituire peculato quando sottraggono definitivamente la cosa alla finalità pubblica. Le censure sull'aggravante sono state ritenute infondate; il motivo sulla sussistenza delle esigenze cautelari è stato dichiarato generico e inammissibile. Esito finale: rigetto del ricorso.

Norme richiamate

  • art. 416-bis, comma 1, cod. pen.

    Usata per valutare l'aggravante mafiosa: la Corte ha ritenuto che la condotta appropriativa fosse finalizzata ad agevolare la famiglia mafiosa, come desunto dagli elementi probatori.

  • art. 314 cod. pen. (peculato)

    La Corte ha confermato che le condotte di distrazione di proventi da attività in nero possono integrare il peculato quando la sottrazione è effettiva e definitiva rispetto alla finalità pubblica.

  • art. 314-bis cod. pen.

    Richiamato per distinguere le fattispecie: l'introduzione dell'art. 314-bis non esclude che le distrazioni appropriative rientrino ancora nell'art. 314 quando vi è appropriazione definitiva.

  • art. 110 cod. pen. (concorso di persone nel reato)

    Interpretato nel senso che anche soggetti non qualificati (extranei) possono concorrere nel peculato se sfruttano la relazione di possesso dell'agente pubblico.

  • art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    La Corte ha richiamato la presunzione di sussistenza di esigenze cautelari per determinati reati e indicato che le allegazioni difensive non hanno superato tale presunzione; una contestazione generica è inammissibile.

  • art. 35 d.lgs. n. 159/2011

    Usato per qualificare l'amministratore giudiziario come figura pubblicistica/public official tenuta alla gestione e custodia dei beni sequestrati/confiscati.

  • art. 104-bis disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato per l'applicabilità della disciplina dell'amministratore giudiziario anche ai casi di sequestro e confisca di aziende.

  • art. 12-sexies legge n. 356/1992

    Richiamata nel contesto delle misure ablative applicate all'impresa, come riferimento normativo al regime di confisca.

  • art. 264 d.P.R. n. 495/1992

    Menziionato rispetto alla richiesta di rilascio di un nuovo registro e alla valutazione della rilevanza di tale attività nella ricostruzione dei fatti.

  • artt. 358 e 292, comma 2-ter, cod. proc. pen.

    Richiamati dal ricorrente per contestare nullità e vizi dell'ordinanza cautelare; la Corte ha ritenuto tali doglianze inammissibili o infondate nella sede di legittimità.

  • art. 391-bis e ss. cod. proc. pen.

    Richiamati per ricordare la facoltà della difesa di svolgere indagini difensive; la Corte ha osservato che l'attività del PM resta discrezionale e non sindacabile in cassazione.

Massime di principio

  • L'amministratore giudiziario di imprese sequestrate/confiscate è qualificato come figura pubblicistica/public official; la sua abdicazione ai compiti può integrare il presupposto per il peculato.
  • Soggetti privi di qualifica pubblica (extraneus) possono concorrere nel peculato se sfruttano la relazione di possesso dell'agente pubblico: è necessario dimostrare che l'extraneus abbia usufruito della disponibilità/possessione riconducibile al pubblico agente.
  • Le distrazioni di denaro da attività in nero possono costituire peculato quando la sottrazione è definitiva rispetto alla funzione pubblica del bene: l'elemento soggettivo e la destinazione finale sono decisivi per la qualificazione.
  • Videoregistrazioni, intercettazioni, dichiarazioni e consegne materiali costituiscono elementi robusti per fondare il giudizio di gravità indiziaria in fase cautelare; ammissioni dell'indagato che dimostrano consapevolezza rafforzano i gravi indizi.
  • Le doglianze sulla presunta omissione di indagini favorevoli da parte del Pubblico Ministero e le valutazioni discrezionali dell'ufficio requirente non sono rimediabili con il ricorso per cassazione, che non svolge sindacato di merito sull'attività istruttoria.
  • Contestate genericamente le esigenze cautelari, senza un confronto critico puntuale con la presunzione di cui all'art. 275 comma 3, le censure sono spesso dichiarate inammissibili; è necessario motivare specificamente la mancanza di esigenze cautelari.

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