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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32939/2025 del 07/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugna l'ordinanza del Tribunale del riesame che ha confermato la custodia cautelare in carcere nei confronti di Alesci per: capo 3) peculato (concorso con l'amministratore giudiziario Virgillito e con i familiari Ofria) e capo 5) associazione a delinquere di stampo mafioso (famiglia dei barcellonesi). I motivi di cassazione contestano: a) l'esistenza di un'associazione mafiosa e la rilevanza degli indizi (si sostiene che si tratti di mera gestione familiare e che taluni collaboratori depongano per un recesso di Salvatore Ofria); b) l'insussistenza del concorso di Virgillito nel peculato (assenza di consapevolezza di una cassa in nero e mancato possesso del denaro); c) la mancata configurabilità dell'aggravante di avere agevolato l'associazione mafiosa; d) la sproporzione della misura cautelare rispetto al comportamento della ricorrente, priva di precedenti penali e sostanzialmente dedita alla gestione aziendale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso infondato (con il primo motivo in parte inammissibile perché tende a sollecitare una rivalutazione dei fatti). Ha confermato la qualificazione dell'amministratore giudiziario come pubblico ufficiale ai sensi del d.lgs. n.159/2011 e la possibilità di concorso di soggetti non pubblici nel delitto di peculato quando questi sfruttano la relazione di possesso esercitata dall'agente pubblico. Ha ritenuto fondate e logicamente motivate le considerazioni del Tribunale del riesame basate su videoregistrazioni, intercettazioni e comportamenti (continua presenza della Alesci in azienda, flusso di denaro in portafoglio personale, erogazioni a familiari detenuti, atteggiamenti di rispetto/intimidazione verso affiliati del clan) e ha quindi respinto le censure relative all'associazione mafiosa e al peculato. Ha confermato il riconoscimento dell'aggravante legata all'art. 416-bis e la congruità delle esigenze cautelari; ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    La Corte interpreta la partecipazione alla associazione mafiosa richiedendo elementi idonei a dimostrare controllo e strumentalizzazione di attività economiche; ritiene sussistente la partecipazione della ricorrente per la gestione continuativa dell'impresa confiscata e per il sostegno economico a detenuti per mafia

  • art. 314 cod. pen.

    Il delitto di peculato resta applicabile alle 'distrazioni appropriate' di beni pubblici; la Corte conferma che l'appropriazione definitiva di risorse pubbliche rientra nell'art. 314 anche dopo l'introduzione dell'art. 314-bis

  • art. 314-bis cod. pen.

    La Corte osserva che l'introduzione dell'art. 314-bis non esclude l'applicazione dell'art. 314 nei casi di distrazione appropriativa effettiva; dunque la qualificazione come peculato può rimanere

  • d.lgs. n. 159 del 2011, art. 35 comma 5

    art. 35, comma 5, d.lgs. n. 159/2011

    L'amministratore giudiziario è qualificato quale pubblico ufficiale e ha l'obbligo di adempiere con diligenza; ciò consente di attribuire responsabilità anche qualora abdichi ai propri compiti e favorisca terzi

  • legge n. 356 del 1992, art. 12-sexies

    art. 12-sexies legge n. 356/1992

    Richiamata a contesto fattuale per spiegare che l'azienda era stata oggetto di confisca e di provvedimenti ablatori che ne determinano il passaggio al patrimonio dello Stato, la cui pendenza di incidenti di esecuzione non legittima condotte gestorie private

  • legge n. 575 del 1965, artt. 2-quinquies e ss.

    artt. 2-quinquies e ss. legge n. 575/1965

    Richiamata come alternativa normativa alla disciplina del d.lgs. 159/2011 per la qualificazione della gestione dei beni sottoposti a misure di prevenzione

  • art. 104-bis disp. att. cod. proc. pen.

    art. 104-bis disp. att. cod. proc. pen.

    La disciplina applicabile ai sequestri e confische di aziende consente la nomina di amministratori giudiziari con compiti analoghi a quelli previsti dal d.lgs. n.159/2011

  • art. 110 cod. pen.

    Riconosciuta la possibilità di concorso materiale tra pubblico ufficiale e soggetti privi di qualificazione pubblicistica quando i secondi sfruttano la relazione di possesso esercitata dal pubblico agente

  • art. 264 d.P.R. n. 495/1992

    art. 264 d.P.R. n. 495/1992

    Citato in relazione alla tenuta dei registri; la vicenda della richiesta di rilascio di un nuovo registro e della denuncia sulla distruzione dei libri contabili è valutata come indizio nel quadro probatorio

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Norma processuale richiamata quale base formale per la esposizione dei motivi di cassazione

Massime di principio

  • La nomina di un amministratore giudiziario su beni confiscati attribuisce a questi natura pubblicistica e doveri di custodia: se abdica o collabora con i privati, può essere considerato autore o concorrente di reati contro la pubblica amministrazione
  • Il concorso nel delitto di peculato può ricorrere anche per soggetti privi della qualifica pubblica quando essi sfruttano la relazione di possesso che il pubblico ufficiale ha sulla cosa sottratta
  • La semplice pendenza di un incidente di esecuzione o di ricorsi relativi a confische non legittima la gestione privata dei beni confiscati né può essere invocata per giustificare appropriazioni
  • Videoregistrazioni e intercettazioni, se coerenti e circostanziate, possono costituire elementi decisivi per dimostrare l'appropriazione sistematica e i trasferimenti di denaro a favore di affiliati detenuti
  • La configurazione dell'associazione di stampo mafioso si fonda su indizi che evidenziano controllo, intimidazione e strumentalizzazione di attività economiche per gli interessi del sodalizio, non sulla mera parentela o gestione familiare
  • In Cassazione non è consentito sollecitare una diversa valutazione di merito dei fatti: le censure che chiedono rivalutazione probatoria rischiano di essere dichiarate inammissibili
  • La corresponsione di somme a familiari detenuti e l'uso continuativo dell'impresa confiscata per finalità non contabilizzate sono sintomi rilevanti di sostegno al sodalizio e di appropriazione illecita

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