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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32936/2025 del 07/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente proponeva ricorso per due motivi principali: 1) errata applicazione dell'art. 326 cod. pen. e, in particolare, deduceva che le informazioni comunicate (riguardanti l'esistenza della partita IVA e un presunto controllo sulla sede operativa della ditta di Carlo Maciucchi) non fossero segrete né rilevanti, fossero generiche e non idonee a creare un pericolo concreto di elusione delle verifiche fiscali; eccepiva inoltre inesistenza di violazioni fiscali rilevanti e contestava la valenza probatoria di visure estratte da diverse fonti. 2) violazione delle norme processuali (artt. 197, 197-bis e art. 210 cod. proc. pen.), sostenendo che Luca Maciucchi, originariamente coimputato, era stato sentito in dibattimento come testimone comune senza le garanzie previste per il testimone assistito e non essendo intervenuta formalmente l'archiviazione al momento dell'audizione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul profilo procedurale ha ritenuto che l'archiviazione della posizione di Luca Maciucchi fosse già intervenuta al momento della sua audizione, rendendo non fondata la doglianza sulla mancata qualificazione come testimone assistito. Sul profilo sostanziale ha confermato il criterio applicato in sede di merito: la segretezza rilevante non è quella dei dati in sé (es. la partita IVA) ma l'imminenza e il contenuto degli accertamenti fiscali; la rivelazione poteva creare un pericolo concreto (effettivo) di elusione degli accertamenti, indipendentemente dall'esito successivo delle verifiche. Ha inoltre osservato che le argumentazioni del ricorrente miravano a rimettere in discussione la valutazione di merito delle prove, operazione non consentita in sede di legittimità salvo strette condizioni di travisamento probatorio non dimostrate. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al versamento in favore della cassa delle ammende nella misura di Euro 3.000,00.

Norme richiamate

  • art. 319-quater cod. pen.

    Norma che punisce l'induzione indebita; nel processo di merito l'imputato era stato assolto per questo capo perche il fatto non sussisteva

  • art. 326, comma 1 e comma 3, cod. pen.

    Comma 1: rivelazione di segreto d'ufficio; comma 3: utilizzazione del segreto d'ufficio. In questo caso la Corte ha ritenuto che la fattispecie rilevante fosse la rivelazione del contenuto e dell'imminenza degli accertamenti fiscali (segreto sull'attività ispettiva), con pericolo concreto di elusione. La fattispecie era stata in primo grado riqualificata da utilizzazione a rivelazione

  • art. 131-bis cod. pen.

    Istituto della particolare tenuità del fatto: applicato in sede di merito per il capo relativo alla rivelazione, con ridotta sanzione/valutazione, ma non contrastato dalla Cassazione nell'esito del ricorso

  • art. 35 d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633

    Norme fiscali richiamate dal ricorrente per sostenere che dati come la partita IVA siano di dominio pubblico; la Corte ha chiarito che la rilevanza penale non riguarda la pubblicità dei dati ma la segretezza dell'imminenza e del contenuto degli accertamenti

  • art. 5 d.lgs. 18 dicembre 1997, n. 471

    Norma richiamata sulla materia sanzionatoria tributaria; richiamo difensivo non ritenuto decisivo rispetto alla configurazione del reato di rivelazione di segreto d'ufficio

  • artt. 197 e 197-bis cod. proc. pen. e art. 210 cod. proc. pen.

    Norme relative all'audizione del coimputato e alla disciplina del testimone assistito. La Corte ha ritenuto legittima l'assunzione della testimonianza in concreto perché l'archiviazione della posizione del teste era già stata disposta prima della sua audizione

Massime di principio

  • La protezione del segreto d'ufficio non si limita alla segretezza di dati oggettivamente non pubblici, ma può riguardare l'imminenza e il contenuto di accertamenti amministrativi o ispettivi; la rilevanza penale si valuta sulla probabilità ex ante che la rivelazione consenta di eludere o ostacolare l'attività di controllo
  • Per il reato di rivelazione di segreto d'ufficio è necessario un pericolo concreto e valutabile prospetticamente; l'assenza di riscontri negativi successivi (cioè il fatto che gli accertamenti non abbiano poi riscontrato irregolarità) non esclude di per sé la configurabilità del reato
  • Le censure dirette a contestare la valutazione di merito delle prove (diversa lettura delle visure, conflitti tra fonti, discrepanze di fatto) sono difficilmente decisive in sede di Cassazione salvo che non sia provato un travisamento probatorio nei termini rigidamente richiesti dalla giurisprudenza
  • Quanto all'audizione di persone originariamente indagate o coimputate, la qualificazione del testimone (comune o assistito) e la legittimità della sua assunzione dipendono dallo stato processuale effettivo al momento dell'audizione (es. intervenuta archiviazione): contestazioni su questo punto richiedono dimostrazione temporale e documentale precisa
  • Se si teme una rivelazione di segreto d'ufficio, la difesa dovrebbe puntare su elementi probatori precisi che dimostrino l'assenza del pericolo concreto (ad esempio prova documentale dell'impossibilita' di elusione) o su errori formali nella acquisizione delle prove; l'interpretazione delle fonti catastali/fiscali richiede acquisizione e confronto delle visure corrette e tempestive

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