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Cassazione Civile, Ordinanza n. 37348/2021 del 29/11/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (società finanziaria)

La controversia

La controversia nasce dal diniego di rimborso dell'IVA ex art. 38-bis del d.P.R. n. 633 del 1972 relativa a un'operazione del 2010 strutturata come compravendita di beni seguita da retro-locazione tra una società italiana e una società estera del medesimo gruppo. La società ricorrente sosteneva che si trattasse di una vera cessione di beni imponibile IVA, con IVA correttamente addebitata in fattura, pagata e versata all'Erario, e quindi rimborsabile. L'Ufficio, e poi la CTR, avevano invece riqualificato l'operazione come finanziamento o mutuo esente IVA, negando il rimborso. Con il primo motivo la ricorrente denunciava violazione degli artt. 1197, 1241, 1252, 1325 n. 2, 1362, 1367, 1470, 1571, 2744 c.c., dell'art. 10 d.P.R. n. 633 del 1972, dell'art. 14 disp. prel. c.c. e dell'art. 135 della direttiva 2006/112/CE, censurando la riqualificazione giuridica dell'operazione e l'erroneo richiamo all'abuso del diritto. Sosteneva che la CTR non avesse correttamente interpretato il contratto, perché non aveva valutato elementi essenziali come la mancanza di clausola di riscatto, la durata della retro-locazione, l'ammontare dei canoni e il rapporto tra prezzo e valore residuo dei beni.

La decisione

La Corte ha accolto il primo motivo di ricorso, ritenendolo assorbente. Ha affermato che la CTR aveva erroneamente riqualificato l'operazione senza applicare correttamente i canoni legali di interpretazione contrattuale, limitandosi a una lettura parcellizzata delle clausole e attribuendo rilievo ai motivi delle parti anziché alla causa concreta del negozio. Ha quindi cassato la sentenza impugnata con rinvio alla CTR dell'Abruzzo, sezione staccata di Pescara, in diversa composizione, affinché riesamini il contratto applicando i criteri ermeneutici corretti e stabilisca se l'operazione debba essere qualificata come cessione di beni imponibile IVA o come finanziamento esente. Dalla nuova qualificazione dovranno discendere le conseguenze sul rimborso IVA richiesto.

Norme richiamate

  • art. 38-bis d.P.R. n. 633 del 1972

    richiamato come base normativa dell'istanza di rimborso IVA presentata dal soggetto non residente.

  • art. 2 d.P.R. n. 633 del 1972

    evocato dalla ricorrente per sostenere la natura di cessione di beni imponibile dell'operazione.

  • art. 10 d.P.R. n. 633 del 1972

    invocato dall'Ufficio e dalla CTR per qualificare l'operazione come finanziamento esente da IVA.

  • art. 10 L. n. 212 del 2000

    richiamato per affermare che violazioni di natura esclusivamente tributaria non incidono sulla validità del rapporto contrattuale.

  • art. 1197 c.c.

    dedotto nel motivo come norma asseritamente violata nella riqualificazione dell'operazione.

  • art. 1241 c.c.

    dedotto nel motivo per contestare la lettura della vicenda anche alla luce della compensazione.

  • art. 1252 c.c.

    dedotto nel motivo tra le norme civilistiche asseritamente violate.

  • art. 1325 n. 2 c.c.

    richiamato nel motivo con riferimento agli elementi essenziali del contratto.

  • art. 1362 c.c.

    la Corte ribadisce che l'interpretazione del contratto deve partire dalla comune intenzione delle parti e dal testo letterale, secondo canoni legali da rispettare.

  • art. 1363 c.c.

    richiamato come criterio sistematico di interpretazione complessiva delle clausole.

  • art. 1365 c.c.

    ricompreso nei criteri interpretativi soggettivi da applicarsi prima di quelli integrativi.

  • art. 1366 c.c.

    citato come criterio interpretativo integrativo e di buona fede.

  • art. 1367 c.c.

    dedotto nel motivo come norma asseritamente violata.

  • art. 1362 e ss. c.c.

    la Corte afferma che la loro violazione ricorre quando il giudice di merito non rispetti il percorso ermeneutico imposto dalla legge.

  • art. 1470 c.c.

    richiamato per sostenere la natura di compravendita dell'operazione.

  • art. 1571 c.c.

    richiamato per sostenere che la successiva disponibilità del bene era riconducibile a una locazione.

  • art. 2744 c.c.

    richiamato dalla ricorrente in relazione al divieto di patto commissorio.

  • art. 14 disp. prel. c.c.

    richiamato nel motivo di ricorso tra le norme asseritamente violate.

  • art. 135 direttiva 2006/112/CE

    richiamato nel motivo quale parametro sovranazionale dell'esenzione IVA.

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    indicato come vizio dedotto per violazione di legge.

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione, la censura di violazione delle regole di interpretazione contrattuale è ammissibile quando il ricorrente indichi specificamente i canoni ermeneutici violati e spieghi in che modo il giudice di merito se ne sia discostato; non è sufficiente una mera contrapposizione tra letture alternative del contratto.
  • L'interpretazione del contratto resta un accertamento di fatto riservato al giudice di merito, ma è sindacabile in cassazione quando sia stata svolta in violazione dei criteri legali degli artt. 1362 e ss. c.c. o con motivazione illogica o insufficiente.
  • Nell'interpretazione negoziale, il giudice deve ricostruire la comune intenzione delle parti valorizzando in primo luogo il dato letterale e il coordinamento complessivo delle clausole, senza arrestarsi ai singoli frammenti testuali o ai soli motivi soggettivi delle parti.
  • I criteri ermeneutici soggettivi prevalgono e vanno applicati prima di quelli oggettivi o integrativi; questi ultimi non possono essere usati per introdurre diritti e obblighi non contemplati dal contratto.
  • In materia IVA, la qualificazione dell'operazione dipende dalla sostanza giuridico-economica del rapporto e, se il negozio è complesso, occorre valutarne unitariamente causa concreta, durata, canoni, eventuale riscatto e rapporto tra prezzo e valore residuo del bene.
  • La riqualificazione di un'operazione come finanziamento esente o come cessione imponibile non può fondarsi su un richiamo improprio all'abuso del diritto quando la questione riguarda in realtà la corretta interpretazione e sussunzione del contratto nel tipo legale pertinente.

Come è indicizzato

MaterieRimborsiCompravenditaLocazione commercialeImpugnazioni
RamiTributiContrattiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaNullitàBuona fede e correttezza

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