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Cassazione Civile, Ordinanza n. 08050/2024 del 25/03/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (utente)

La controversia

Un utente del servizio idrico aveva convenuto due società chiedendo l'accertamento dell'inadempimento consistente nella mancata depurazione delle acque reflue e la restituzione di quanto versato, negli ultimi dieci anni, a titolo di corrispettivo per il servizio di depurazione e smaltimento. In primo grado la domanda era stata accolta nei confronti della sola società poi ricorrente; il Tribunale, in appello, aveva confermato la decisione. La società soccombente ha quindi proposto ricorso per cassazione articolato in sette motivi: (1) errata interpretazione della normativa interna ed europea sulla depurazione, sostenendo che il concetto di depurazione non coincidesse con il trattamento secondario o equivalente e che la disciplina avesse natura programmatica; (2) e (3) erronea qualificazione della tariffa come corrispettivo del singolo servizio di depurazione e non dell'intero ambito territoriale, con conseguente insussistenza dell'inadempimento; (4) omesso esame di documenti ritenuti decisivi, relativi alla prova dell'avvio o del completamento degli impianti e dei tempi programmati; (5) erronea conferma dell'affermazione per cui l'impianto comunale, assicurando solo il trattamento primario, non rispettava la normativa; (6) erronea applicazione della prescrizione, ritenendo decennale e non quinquennale il termine per la ripetizione delle somme versate; (7) difetto di legittimazione passiva della società ricorrente, quale cessionaria del ramo d'azienda della precedente gestore.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondati i motivi con cui si contestava la debenza della quota tariffaria relativa alla depurazione, richiamando il consolidato orientamento secondo cui, in assenza di effettiva fruizione del servizio per causa non imputabile all'utente, la relativa tariffa non è dovuta perché manca la controprestazione; ha inoltre ribadito che la disciplina nazionale ed europea impone un trattamento di depurazione con sedimentazione secondaria o equivalente e che tale obbligo è immediatamente cogente. Il quarto motivo è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una nuova valutazione del materiale probatorio, senza corretta denuncia della violazione dei criteri di valutazione della prova. Il sesto motivo è stato respinto perché il credito alla restituzione di somme indebitamente pagate non è un credito periodico e si prescrive in dieci anni decorrenti dai singoli pagamenti. Anche il settimo motivo è stato respinto, poiché la cessionaria d'azienda subentra nei contratti di impresa ancora in corso e risponde delle relative vicende, con applicazione dell'art. 2558 c.c. piuttosto che del solo art. 2560 c.c. La ricorrente è stata condannata alle spese e al versamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Se il servizio di depurazione non è effettivamente fruibile per fatto non imputabile all'utente, la quota tariffaria riferita a tale servizio non è dovuta perché viene meno la corrispettività della prestazione.
  • La tariffa del servizio idrico integrato ha natura di corrispettivo di una prestazione complessa, ma la componente relativa alla depurazione presuppone un servizio di depurazione conforme alla normativa tecnica applicabile, non potendosi pretendere il pagamento in assenza del relativo trattamento.
  • La normativa sul trattamento delle acque reflue che prevede il trattamento secondario o equivalente è immediatamente precettiva nei suoi elementi essenziali, e non può essere degradata a mera disciplina programmatica per giustificare l'addebito della tariffa.
  • Il credito alla restituzione di somme pagate in passato per un servizio non dovuto non ha natura di prestazione periodica e si prescrive nel termine ordinario decennale decorrente dai singoli pagamenti.
  • In tema di cessione d'azienda, il cessionario subentra nei contratti d'impresa ancora in corso di esecuzione e può essere chiamato a rispondere delle relative vicende, anche se la posizione è già oggetto di contenzioso al momento della cessione.
  • In cassazione non è consentito ottenere una rivalutazione del materiale istruttorio sotto la veste del vizio di motivazione o di violazione di legge, se non nei limiti rigorosi dei vizi deducibili e della corretta denuncia delle norme processuali sulla prova.

Come è indicizzato

MaterieInadempimentoRipetizione dell'indebitoProveImpugnazioni
RamiObbligazioniContrattiProcesso civileEsecuzioni
IstitutiOnere della provaPrescrizioneNesso di causalità

Testo integrale

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