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Cassazione Civile, Ordinanza n. 33986/2022 del 17/11/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia nasce dalla domanda di risarcimento dei danni asseritamente subiti in conseguenza dell’esondazione del fiume Tronto verificatasi tra l’8 e il 10 aprile 1992. In primo grado il tribunale delle acque ha rigettato la domanda ritenendo prescritto il diritto al risarcimento, applicando il termine di prescrizione del reato e individuandone il dies a quo nel rinvio a giudizio dell’ingegnere responsabile del progetto. La società ha proposto appello, ma il Tribunale superiore delle acque pubbliche lo ha dichiarato inammissibile per difetto di specificità ex art. 342 c.p.c., ritenendo che l’atto non censurasse in modo puntuale le rationes decidendi della sentenza impugnata, soprattutto in punto di decorrenza della prescrizione e di onere di allegazione/prova sul momento di conoscibilità del nesso causale. In cassazione la società ha denunciato, con un unico motivo ex art. 360, n. 4, c.p.c., la nullità della sentenza per falsa applicazione dell’art. 342 c.p.c. e violazione dell’art. 112 c.p.c., sostenendo che l’appello, letto nel suo complesso, avrebbe in realtà indicato il 2008 come momento di conoscenza del diritto al risarcimento, e che il giudice d’appello avrebbe omesso di pronunciarsi sul gravame e sulla specifica contestazione della prescrizione e della mancata prova, da parte del Ministero, di una decorrenza diversa.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto infondato il motivo. Ha affermato che l’interpretazione dell’atto di appello e la verifica della sua specificità spettano al giudice di merito, e che il sindacato di legittimità, in presenza di una dedotta nullità per violazione dell’art. 342 c.p.c. o dell’art. 112 c.p.c., consente l’esame diretto degli atti ma non consente di sovrapporre una diversa lettura se quella del giudice di merito è coerente. Nel caso concreto ha ritenuto che l’appello fosse effettivamente generico: la società si era limitata a richiamare in modo non puntuale il 2008-2009 come periodo di emersione della notizia della responsabilità, senza indicare con precisione un diverso dies a quo della prescrizione né confutare specificamente la ratio della sentenza di primo grado sul termine prescrizionale e sull’onere di allegazione. Ha inoltre osservato che le ulteriori doglianze erano non decisive o non specificamente rivolte contro la decisione impugnata. Il ricorso è stato quindi rigettato, con condanna della ricorrente alle spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 342 c.p.c.

    L’appello deve contenere una chiara individuazione delle questioni e dei punti contestati della sentenza impugnata, con una parte argomentativa idonea a confutare le ragioni del primo giudice; la genericità comporta inammissibilità.

  • art. 112 c.p.c.

    Il giudice deve pronunciarsi sul gravame nei limiti delle domande e delle censure effettivamente proposte; nel caso concreto non vi è stata omessa pronuncia perché il TSAP ha deciso sul complessivo appello, rilevandone la genericità.

  • art. 360, primo comma, n. 4, c.p.c.

    È stato invocato come vizio processuale per nullità della sentenza derivante da falsa applicazione dell’art. 342 c.p.c. e violazione dell’art. 112 c.p.c.

  • art. 2935 c.c.

    La decorrenza della prescrizione va individuata nel momento in cui il diritto può essere fatto valere; nel caso di danno da evento complesso ciò implica la percepibilità del nesso eziologico secondo criteri tecnico-scientifici.

  • art. 2947, terzo comma, c.c.

    Richiamato dal giudice di primo grado per la prescrizione del diritto al risarcimento in ipotesi di fatto costituente reato.

  • artt. 157, 426 e 429 c.p.

    Richiamati dal giudice di primo grado per individuare il termine decennale di prescrizione correlato al reato.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    Richiamato nel dispositivo per dare atto dei presupposti del contributo unificato aggiuntivo.

Massime di principio

  • Nel giudizio di appello, ai fini dell’ammissibilità ex art. 342 c.p.c., non basta una critica generica o meramente narrativa: l’impugnazione deve individuare in modo puntuale le rationes decidendi della sentenza di primo grado e confutarle specificamente.
  • La parte che contesta la decorrenza della prescrizione deve allegare e sostenere in modo preciso il diverso dies a quo che assume rilevante; la mera indicazione di un periodo temporale o di un’evoluzione successiva delle conoscenze non basta se non è collegata in modo chiaro al momento di conoscibilità del fatto dannoso.
  • Quando il giudizio riguarda la decorrenza della prescrizione in relazione a eventi complessi e al nesso causale, il punto centrale è la percepibilità del rapporto causale secondo criteri di conoscibilità tecnico-scientifica.
  • In sede di legittimità, la denuncia di nullità per violazione dell’art. 342 c.p.c. o dell’art. 112 c.p.c. consente l’esame diretto degli atti, ma non trasforma la Cassazione in un terzo giudice del fatto: resta ferma la valutazione di specificità compiuta dal giudice di merito se sorretta da motivazione coerente.
  • La comparsa conclusionale non è sede per introdurre nuovi documenti o nuove prove; la loro produzione tardiva non sana, di regola, l’originaria carenza di allegazione nell’atto di impugnazione.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso civile
SottomaterieAppelloRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaPrescrizione

Testo integrale

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