Sentenza del 15/03/2023 n. 7495 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
Impugnazione di avvisi di accertamento per IRES, IRAP e IVA relativi al 2006 basati sull'asserita esterovestizione della società. La ricorrente contestava: a) la legittimità della notifica del p.v.c. e la rappresentanza legale (sosteneva che la qualifica di rappresentante doveva valutarsi secondo la normativa lussemburghese e che il soggetto notificatario non aveva poteri); b) la qualificazione della residenza fiscale (art. 73 TUIR) e l'accertamento dell'esterovestizione; c) vizi nella determinazione della base imponibile per omessa deduzione di interessi passivi e trattamento di componenti di reddito.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto inammissibili o infondati i motivi: 1) sulla rappresentanza e sulla notifica, poiché il nominativo del custode/legale rappresentante B.B. risultava dall'anagrafe tributaria e dall'assemblea societaria e l'accertamento del giudice di merito circa la fittizietà della sede estera e la sede effettiva in Italia non è stato adeguatamente contestato; 2) sull'asserita errata applicazione dell'art. 73 TUIR, perché la valutazione dei fatti in merito alla sede dell'amministrazione è di merito e non sindacabile in cassazione; 3) sulla determinazione del reddito imponibile, perché la ricorrente non ha fornito prova specifica dei componenti negativi (es. interessi passivi) contestati. Il ricorso è stato condannato alle spese di lite.
Norme richiamate
Richiamato in relazione ai profili di notifica e accesso agli atti; non ha prevalso la censura sulla irregolarità della notifica essendo B.B. risultante come rappresentante nei registri.
Legge n. 212/2000 (Statuto del contribuente), artt. 7 e 12
Gli artt. 7 e 12 invocati in tema di conoscenza legale del p.v.c. e termini dilatori non sono stati ritenuti violati dato che la notifica è risultata effettuata al legale rappresentante risultante dall'anagrafe e la contribuente ha avuto effettiva conoscenza.
Legge n. 218/1995, art. 25 comma 1
Regola il diritto internazionale privato: la legge applicabile è quella dello Stato della costituzione, salvo che la sede dell'amministrazione sia in Italia; applicazione italiana ritenuta corretta perché la sede effettiva era in Italia.
D.P.R. n. 917/1986 (T.U.I.R.), art. 73 comma 3
"Ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le società e gli enti che per la maggior parte del periodo di imposta hanno la sede legale o la sede dell'amministrazione o l'oggetto principale nel territorio dello Stato"
I criteri (sede legale, sede dell'amministrazione, oggetto principale) sono paritetici e alternativi: la ricorrenza anche di uno per la maggior parte del periodo d'imposta determina la residenza in Italia; il giudice di merito ha valutato che la sede effettiva era in Italia.
D.P.R. n. 917/1986 (T.U.I.R.), artt. 63, 75, 86
Richiamati in relazione alla determinazione dell'imponibile e alla deducibilità di componenti; la Corte ha ritenuto che la contribuente non abbia provato specificamente le spese/interessi passivi deducibili.
Richiamato per il valore probatorio del p.v.c.: il verbale gode di fede privilegiata per fatti direttamente attestati dal pubblico ufficiale, fa fede fino a prova contraria per dichiarazioni rese; in mancanza di querela di falso il p.v.c. costituisce solida base probatoria.
Giurisprudenza CJEU: sent. Cadbury Schweppes (C-196/04) e Planzer (C-73/06)
Forniscono il quadro sul fenomeno dell'esterovestizione: fittiva localizzazione della residenza estera per vantaggi fiscali; utili per interpretare i criteri di collegamento e la liceità degli accertamenti.
Massime di principio
- La qualificazione della residenza fiscale di una società va valutata in base ai criteri di collegamento previsti dall'art. 73 TUIR (sede legale, sede dell'amministrazione, oggetto principale): la presenza anche di uno solo per la maggior parte del periodo d'imposta può determinare la residenza in Italia.
- Il processo verbale di constatazione (p.v.c.) ha valore probatorio significativo: gode di fede privilegiata per i fatti direttamente accertati dall'agente e fa fede fino a prova contraria per le dichiarazioni; in mancanza di specifica querela di falso o di elementi probatori contrari analiticamente indicati, il giudice può farne affidamento.
- La notifica di atti tributari al soggetto risultante come legale rappresentante nei pubblici registri (anagrafe tributaria, registro imprese) è generalmente legittima; la contestazione della rappresentanza societaria richiede un procedimento idoneo e non può essere sollevata tardivamente senza prove specifiche.
- In Cassazione non è consentito rimisurare il merito: le valutazioni probatorie e i fatti accertati dal giudice di merito sono sindacabili solo nei limiti di illogicità, violazione di legge o vizio motivazionale; non si può ottenere l'annullamento per mera diversa valutazione delle prove.
- Chi contesta la determinazione dell'imponibile (es. deducibilità di costi o interessi) deve fornire prova specifica e idonea dei componenti negativi; formulazioni generiche o mancata esibizione documentale comportano l'infondatezza della doglianza.
- Le censure nuove o non tempestivamente sollevate nei gradi di merito possono essere dichiarate inammissibili in sede di legittimità.
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