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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41433/2025 del 23/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva ratificato la sospensione cautelativa e revocato ex tunc la misura dell'affidamento in prova a seguito di riscontri investigativi (nota dei Carabinieri di Sant'Angelo dei Lombardi) che evidenziavano la presentazione da parte del ricorrente di una dichiarazione e di un modello UniLav ritenuti incongruenti con la reale assunzione. Il ricorrente contestava: (1) omissione della valutazione della memoria difensiva depositata per l'udienza (vizio procedurale/nullità per violazione del contraddittorio), e (2) contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione, deducendo che l'UEPE era a conoscenza delle difficoltà di inquadramento lavorativo e che i militari lo avevano rinvenuto mentre svolgeva attività lavorativa.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto il primo motivo infondato: l'ordinanza impugnata conteneva una motivazione complessiva che, sebbene richiamasse il provvedimento del Magistrato, considerava e implicitamente respingeva le osservazioni difensive; inoltre la documentazione prodotta risultava depositata in prossimità dell'udienza e poteva essere valutata alla luce della normativa sui termini per il deposito (richiamo alla regola del termine di cinque giorni). Il secondo motivo è stato ritenuto inammissibile: la Corte ha confermato che il Tribunale poteva dare decisiva rilevanza alla nota dei Carabinieri e agli atti allegati, valutando l'incompatibilità dei comportamenti con la finalità rieducativa della misura; la valutazione di fatto sul mancato svolgimento dell'attività lavorativa non è sindacabile in questa sede di legittimità, salvo vizio manifesto non riscontrato. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    Indica la qualificazione aggravante dei reati per cui era intervenuta la condanna; non oggetto di interpretazione specifica nella decisione se non come riferimento al tipo di reati per i quali era stato concesso l'affidamento.

  • art. 629 cod. pen.

    Richiamato come parte della descrizione delle condanne definitive; non oggetto di autonoma interpretazione nell'atto.

  • D.P.R. n. 309/1990, art. 74, commi 2, 3, 4

    Richiamato tra i reati per i quali il condannato era stato giudicato; non è stata sviluppata una interpretazione sostanziale della norma nella sentenza.

  • art. 73 T.U. stupefacenti

    Citate le norme penali relative al reato di stupefacenti aggravato; usate per descrivere il quadro criminoso, senza ulteriore interpretazione.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamo formale nei limiti di sintesi delle censure in sede di cassazione; non disvela una specifica interpretazione oltre a indicare l'ammissibilità dei motivi nei limiti previsti.

  • art. 127, comma 2 cod. proc. pen.; art. 666 cod. proc. pen.; art. 678 cod. proc. pen.

    Richiamate in relazione al termine di deposito delle memorie per l'udienza (regola del termine dei cinque giorni antecedenti). La Corte ha ribadito che le memorie e documenti depositati oltre tale termine possono essere non considerati e che l'inosservanza comporta violazione del diritto al contraddittorio ai sensi della giurisprudenza citata.

  • art. 178, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.

    Richiamato per spiegare la possibile nullità derivante dalla violazione del termine per il deposito di memorie (olvio del contraddittorio): la violazione del termine ex art.127 comma 2 può integrare una nullità rilevante ai sensi di questa norma.

  • art. 47, comma 11 Ordinamento penitenziario

    Interpretata nel senso che denunce/querela nei confronti di affidati non giustificano automaticamente l'interruzione del beneficio, ma possono giustificare la revoca se si accertano specifiche condotte contrarie alla legge o alle prescrizioni o comunque incompatibili con le finalità del trattamento.

  • art. 51-bis Ordinamento penitenziario

    Richiamato per distinguere la cessazione del beneficio (colpisce ipotesi di titolo di privazione della libertà sopravvenuto) dalla revoca motivata da condotte incompatibili; la Corte conferma che la revoca può essere disposta per comportamenti trasgressivi.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • La revoca dell'affidamento in prova può essere disposta non solo per sopravvenuti titoli di detenzione ma anche quando emergano comportamenti dell'affidato incompatibili con le finalità rieducative della misura; denunce o querele da sole non bastano, occorrono condotte specifiche.
  • Le valutazioni di fatto svolte dal giudice di merito (es. accertamento dell'inesistenza di un concreto rapporto di lavoro o della falsità di documentazione) sono difficilmente sindacabili in sede di legittimità salvo vizio manifesto della motivazione.
  • Le memorie e la documentazione difensiva devono essere depositate nei termini processuali (termine dei cinque giorni antecedenti l'udienza richiamato dalla giurisprudenza); depositi tardivi possono essere non considerati e, se rilevante, possono integrare profili di nullità per violazione del contraddittorio.
  • Il giudice deve motivare in modo compiuto le ragioni per ritenere incompatibili le condotte del beneficiario con la prosecuzione della misura; tuttavia un richiamo e una confutazione esplicita delle difese possono essere considerati sufficiente a escludere il vizio di omessa valutazione.
  • Chi ricorre deve puntare non solo su questioni di fatto ma anche su eventuali errori logici o violazioni procedurali chiaramente identificabili, poiché il sindacato di legittimità è limitato rispetto al merito.

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