Cassazione Civile, Ordinanza n. 10080/2025 del 16/04/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (proprietario)
La controversia
La controversia nasce da un procedimento di acquisizione sanante ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001 relativo a porzioni di un compendio immobiliare destinato urbanisticamente a comparto con possibilità di realizzare una struttura alberghiera e opere annesse. Dopo l’occupazione e l’acquisizione di parte dei terreni per la realizzazione del raccordo autostradale, il giudice di merito ha determinato l’indennizzo valorizzando l’area come sostanzialmente non edificabile e ha escluso il deprezzamento della parte residua. La società proprietaria ha proposto ricorso per cassazione articolando dieci motivi: ha contestato la qualificazione non edificatoria dei terreni, la metodologia di stima adottata dal CTU e recepita dalla Corte territoriale, la decurtazione del 20% per fascia di rispetto, il mancato riconoscimento del deprezzamento della porzione residua, la motivazione ritenuta apparente, l’interpretazione degli effetti delle delibere CIPE e del decreto di acquisizione sanante, nonché la legittimazione passiva della società concessionaria e la liquidazione delle spese.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto infondato il motivo sulla motivazione apparente, infondati i motivi relativi agli effetti delle delibere CIPE, alla fascia di rispetto, al deprezzamento e alla legittimazione passiva della concessionaria. Ha invece accolto i primi tre motivi nei limiti in cui censuravano la qualificazione dei terreni come non edificabili e la conseguente stima del valore venale: ha affermato che la Corte d’appello non poteva escludere in radice la parziale edificabilità del compendio, essendo emersa dagli atti la possibilità di realizzare una struttura alberghiera con volumetria assentita. Ne consegue la cassazione dell’ordinanza impugnata con rinvio alla Corte d’appello di Brescia in diversa composizione per un nuovo esame della stima dell’indennizzo, in particolare della natura edificabile o comunque parzialmente edificabile delle aree e del corretto criterio di valutazione.
Norme richiamate
art. 42-bis d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327
l’acquisizione sanante è un procedimento espropriativo semplificato ed eccezionale, con effetti ex nunc, che ripristina la legalità amministrativa e comporta la determinazione delle indennità dovute; il provvedimento deve essere adottato in presenza di attuali ed eccezionali ragioni di interesse pubblico e in assenza di ragionevoli alternative.
art. 32 d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327
richiamato come parametro per la determinazione dell’indennizzo e per il valore venale del bene, in relazione alla qualificazione edificatoria o meno dell’area.
art. 37 d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327
richiamato dalla ricorrente tra le norme sulla stima delle aree edificabili e sul valore dell’indennità.
art. 33 d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327
richiamato in tema di deprezzamento della parte residua del bene espropriato.
art. 26 d.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495
richiamato per il regime delle fasce di rispetto stradale e per la possibilità di collocare determinate opere a distanza minima dal confine stradale.
art. 3 d.lgs. 20 agosto 2002, n. 190
l’approvazione del progetto preliminare di infrastruttura strategica comporta automatica variazione degli strumenti urbanistici vigenti e l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio.
art. 165 d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163
ribadisce che l’approvazione del progetto preliminare delle infrastrutture strategiche determina l’automatica variazione degli strumenti urbanistici vigenti e adottati e l’assoggettamento a vincolo espropriativo.
art. 166 d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163
l’approvazione del progetto definitivo sostituisce ogni altra autorizzazione e consente la realizzazione dell’opera, imponendo l’adeguamento degli elaborati urbanistici da parte degli enti locali.
art. 29 d.lgs. 1 settembre 2011, n. 150
richiamato in relazione al giudizio di opposizione alla stima e alla legittimazione passiva nel procedimento.
richiamato quale norma sulla condanna alle spese di lite, contestata dalla ricorrente.
richiamato come parametro per censurare la motivazione della decisione, poi ritenuta dalla Corte di cassazione non apparente.
art. 30 d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380
richiamato per il certificato di destinazione urbanistica che attestava la possibilità di nuova costruzione alberghiera nel comparto.
Massime di principio
- Nella stima dell’indennizzo dovuto per acquisizione sanante, il giudice deve verificare in concreto la destinazione urbanistica del bene e non può escludere la edificabilità quando dagli strumenti urbanistici e dagli atti assentitivi emerga la possibilità di realizzare una costruzione con volumetria determinata, anche se accompagnata da prescrizioni di parco o mitigazione.
- L’approvazione di un’infrastruttura strategica ai sensi della legge obiettivo e della normativa successiva può determinare automatica variazione degli strumenti urbanistici e prevalenza sulle discipline locali, ma solo nei limiti dell’effettiva incompatibilità tra le prescrizioni dell’opera pubblica e quelle urbanistiche comunali.
- L’art. 42-bis d.P.R. 327/2001 configura un procedimento espropriativo eccezionale che assorbe in sé pubblica utilità ed esproprio, opera ex nunc e legittima la liquidazione delle indennità secondo la situazione giuridica e fattuale esistente al momento dell’adozione del provvedimento.
- La scelta del criterio di stima del valore venale del bene espropriato o acquisito deve essere coerente con le caratteristiche del compendio e con l’ampiezza dell’espropriazione: il giudice può aderire alla CTU, ma deve accertare la corretta qualificazione del bene e non ridurlo automaticamente a terreno agricolo quando sia suscettibile di utilizzazioni intermedie o parzialmente edificatorie.
- La parte resistente legittimata nel giudizio di opposizione alla stima derivante da acquisizione sanante è, di regola, l’amministrazione che ha adottato il provvedimento di acquisizione e che utilizza il bene per scopi di interesse pubblico; eventuali rapporti interni con il concessionario non incidono sulla legittimazione processuale esterna.
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