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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 01848/2026 del 27/01/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

L'Agenzia impugnava la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio che aveva escluso la responsabilità dei soci ex art. 36 d.P.R. n. 602/1973 per le imposte non versate da Forimi Italia Agriturismo s.r.l. (anno 2008). L'Ufficio aveva ritenuto che le operazioni societarie (cessione dell'immobile e del ramo d'azienda, trasferimento quote a società estera) fossero finalizzate ad eludere il fisco e, dato che la società era poi cessata, aveva notificato avvisi di accertamento ai soci ai sensi dell'art. 36. In primo e secondo grado i contribuenti avevano ottenuto il rigetto dell'accertamento; l'Agenzia ha proposto ricorso per cassazione con più motivi (tra cui violazione di norme processuali e sostanziali, mancata applicazione di presunzione sulla distribuzione di utili in società a ristretta base).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. Ha ritenuto infondati o inammissibili i motivi proposti: i giudici di merito avevano motivatamente escluso sia il disegno elusivo sia la prova della distribuzione di utili o dell'assegnazione di beni ai soci nei due anni antecedenti la messa in liquidazione, elemento necessario per responsabilizzare i soci ai sensi dell'art. 36 DPR 602/1973. Inoltre la Corte ha rilevato che la presunzione di distribuzione di utili "in nero" per le società a ristretta base non era stata invocata né valorizzata dall'Agenzia sin dall'avviso di accertamento (nuovo motivo inammissibile). Per tali ragioni il ricorso è stato rigettato e le spese del giudizio compensate tra le parti; l'Agenzia non è stata condannata al versamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 36 d.P.R. n. 602/1973

    Prevede la responsabilità dei soci per le imposte non assolte dalla società estinta nei limiti del valore dei beni ricevuti in sede di liquidazione o della parte di utili percepita nei due periodi d'imposta antecedenti la messa in liquidazione; la Corte ha ritenuto che tale responsabilità richiede la prova della distribuzione di utili o dell'assegnazione di beni.

  • art. 2495 c.c.

    Norma codicistica sulla responsabilità dei soci per obbligazioni della società estinta; la Corte distingue questa disciplina dalla speciale responsabilità prevista dall'art. 36 DPR 602/1973.

  • artt. 41 bis e 37 bis d.P.R. n. 600/1973 (richiamati)

    Norme richiamate dall'Amministrazione relative a presunzioni e al disconoscimento di costosità/operazioni; la Corte ha ritenuto inammissibile la doglianza relativa alla mancata applicazione di tali disposizioni quando i giudici di merito hanno valutato la mancanza di prova di distribuzione di utili e di disegno elusivo.

  • art. 112 c.p.c. e art. 360 c.p.c.

    Richiamati in relazione a vizi di motivazione e deduzioni in cassazione; la Corte ha valutato che alcuni motivi non si confrontavano con la decisione impugnata o introducevano questioni nuove, risultando quindi infondati o inammissibili.

  • art. 39 e 41 bis d.P.R. n. 600/1973 (richiamati)

    Ulteriori norme collegate alla presunzione di distribuzione degli utili e al regime probatorio fiscale; la Corte ha osservato che l'Amministrazione non aveva proposto sin dall'atto impositivo la presunzione di utili 'in nero', rendendo inammissibile l'argomentazione nuova in cassazione.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    Norma sul contributo unificato e sulla possibilità di non richiedere l'ulteriore importo quando ricorrono determinate condizioni; la Corte ha disposto la non applicazione dell'ulteriore contributo a carico dell'Agenzia.

  • Sez. U., Sentenza n. 3625 del 12/02/2025 (giurisprudenza citata)

    Decisione delle Sezioni Unite che ha definito i confini applicativi dell'art. 36 DPR 602/1973; la Corte di Cassazione ha richiamato questo arresto per confermare che la responsabilità dei soci richiede prova della percezione di utili o assegnazione di beni nei termini previsti.

Massime di principio

  • La responsabilità dei soci ex art. 36 DPR 602/1973 richiede la prova che i soci abbiano effettivamente ricevuto utili o beni dalla liquidazione o nei due esercizi precedenti: in mancanza di tale prova la responsabilità non può essere imputata.
  • La presunzione giurisprudenziale di distribuzione di utili 'in nero' nelle società di capitali a ristretta base può essere utilizzata dall'Amministrazione, ma deve essere espressamente invocata e sostenuta già nell'atto impositivo (avviso di accertamento); non può essere introdotta per la prima volta in sede di appello o cassazione.
  • Se i soggetti hanno cessato di far parte della compagine sociale prima del periodo rilevante e non vi è prova che abbiano ricevuto utili o beni, essi non possono essere ritenuti responsabili per i debiti fiscali della società estinta ai sensi dell'art. 36.
  • Le censure in cassazione devono confrontarsi concretamente con le ragioni della decisione impugnata; motivi nuovi o che non affrontano la ratio decidendi della sentenza di merito sono inammissibili.
  • La qualificazione degli atti come evasione o elusione incide sul percorso probatorio: anche se l'Amministrazione dimostra un'evasione, occorre comunque provare la distribuzione di utili/assegnazione di beni per attivare la responsabilità dei soci ex art. 36.
  • Quando i principi applicabili (es. interpretazioni delle Sezioni Unite) vengono definiti dopo la proposizione del ricorso, la compensazione delle spese processuali può essere disposta per giusti motivi.

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