Cassazione Penale, Sentenza n. 45983/2022 del 05/12/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per reati tra cui l'art. 416-bis (associazione mafiosa). Il ricorrente sosteneva che le esigenze cautelari non fossero più attuali: la misura era stata eseguita dopo circa tre anni rispetto ai coimputati; si era trasferito in Germania per lavoro e avrebbe interrotto i rapporti con il sodalizio (avrebbe confessato e receduto dal febbraio 2019); inoltre la difesa ha rilevato incongruenze nella valutazione di elementi probatori (intercettazioni, tempi di allontanamento e rientro in Italia).
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile come manifestamente infondato. Ha confermato che, per i reati previsti dall'art. 275, comma 3, c.p.p. (tra cui l'art. 416-bis), opera una doppia presunzione di attualità delle esigenze cautelari e di adeguatezza della custodia in carcere; il tempo trascorso ha valore neutro e non basta di per sé a superare la presunzione. Il Tribunale del riesame ha motivato adeguatamente richiamando la natura stabile e indissolubile del vincolo associativo, il carattere transnazionale dell'organizzazione e il concreto rischio di fuga. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
Norma che incrimina l'associazione di tipo mafioso; il fatto di appartenere all'associazione Eiye è stato valutato alla stregua dell'art. 416-bis
Prevede una doppia presunzione: sussistenza delle esigenze cautelari e adeguatezza della custodia in carcere per i reati indicati (tra cui l'art. 416-bis). La presunzione è relativa e può essere superata solo con prova dell'affievolimento o cessazione delle esigenze cautelari o con elementi specifici che rendano altre misure idonee.
Norma generale sulle esigenze cautelari; la Corte ha precisato che la presunzione speciale di cui all'art. 275, comma 3, prevale su questa norma generale
Richiamata nella censura difensiva relativa ai criteri di applicazione della misura (la difesa invocava osservanza di norme procedurali), ma la Corte ha ritenuto infondati i rilievi atteso il quadro probatorio e le presunzioni applicabili
d.P.R. n. 309/1990 (art. 73, 74 e altri)
Norme in materia di stupefacenti citate tra i capi di imputazione; la piu' ampia valutazione cautelare ha riguardato anche i delitti connessi al traffico di stupefacenti contestati
art. 94 disp. att. c.p.p. (riferimento alla cancelleria)
Norma procedurale citata in ordine agli adempimenti di trasmissione alla cancelleria per l'esecuzione della decisione
Massime di principio
- Per i reati indicati dall'art. 275, comma 3, c.p.p. (tra cui l'associazione mafiosa) opera una presunzione relativa di attualità delle esigenze cautelari e di adeguatezza della custodia in carcere: la difesa deve fornire prova concreta e specifica del venir meno di tali esigenze.
- Il tempo trascorso dalla commissione del reato ha, di norma, valore neutro: non basta da solo a dimostrare la cessazione delle esigenze cautelari, salvo che sia corredato da elementi oggettivi e sostenuti che documentino il distacco stabile e irreversibile dall'associazione.
- La residenza all'estero o l'attività lavorativa svolta fuori dall'Italia non escludono automaticamente il pericolo di persistenza del vincolo associativo, specie se l'organizzazione ha carattere transnazionale.
- La presenza di indizi di rischio di fuga o di sottrazione alle responsabilità rafforza la necessità della custodia in carcere; il giudice deve valutare il rischio concreto e motivarlo.
- Per superare la presunzione di adeguatezza della custodia, non è sufficiente l'allegazione generica: occorrono elementi specifici che dimostrino che misure meno afflittive siano idonee a soddisfare le esigenze cautelari.
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