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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4620/2022 del 10/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte d'appello di Messina che li aveva condannati per lavori edilizi abusivi (ampliamento e chiusura di una tettoia in lamiera coibentata sull'immobile di loro proprietà in contrada Botte, comune di Savoca) in assenza di permesso di costruire, senza preventiva comunicazione/autorizzazione dell'Ufficio Genio Civile e senza autorizzazione paesistica in zona vincolata. I motivi di ricorso: 1) vizio per prescrizione (artt. 157 e 158 c.p.), deducendo che i fatti sarebbero anteriori alla data di accertamento e che si sarebbe invertito l'onere della prova sulla data di completamento; 2) mancata prova della partecipazione attiva di Concetta Cumia e contestazione della sua responsabilità come committente; 3) censura sul rigetto della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), per non aver valutato correttamente modalità, esiguità del danno/pericolo e natura episodica della condotta.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto infondati i tre motivi: 1) i reati edilizi sono di natura permanente e la prescrizione decorre dal completamento dell'opera o dalla cessazione della permanenza illecita; la data di cessazione, ove non specificata nell'imputazione, coincide con l'accertamento effettuato dalla polizia giudiziaria; i ricorrenti non hanno allegato elementi probatori per dimostrare una cessazione anteriore al 1/4/2016; 2) la responsabilità di Concetta Cumia come committente è stata correttamente ricostruita sulla base di elementi oggettivi (proprietà del terreno, destinataria dell'ordine di demolizione del 2003, presenza di auto nel manufatto) indicativi dell'interesse specifico alla realizzazione delle opere; 3) il rigetto della causa di non punibilità ex art. 131-bis c.p. è motivato adeguatamente: la prosecuzione dei lavori dopo la notifica dell'ordine di demolizione dimostra intensità del dolo e abitualità della condotta. Sono state condannate le parti ricorrenti al pagamento delle spese e a versare euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • d.P.R. 380/2001 (Testo unico dell'edilizia), art. 44, lett. a)

    I reati edilizi disciplinati dal T.U. sono di natura permanente: la consumazione si protrae fino al completamento dell'opera o alla cessazione dell'abuso; la prescrizione decorre dal momento di cessazione della permanenza illecita o dal completamento concreto e funzionale dell'opera.

  • d.P.R. 380/2001, artt. 93, 94, 95

    Omettere la denuncia dei lavori, presentare progetti incompleti o iniziare lavori senza autorizzazione sono reati permanenti la cui consumazione perdura finché non venga presentata la denuncia/progetto, non termini l'intervento o non si ottenga l'autorizzazione.

  • d.lgs. 42/2004, art. 181, comma 1

    Realizzare opere in zona soggetta a vincolo paesaggistico senza autorizzazione integra reato permanente; la violazione è valutata in relazione alla permanenza dell'opera e alla mancanza dell'autorizzazione.

  • Codice penale, artt. 157 e 158

    Richiamati in relazione alla prescrizione: per i reati permanenti la decorrenza del termine prescrizionale dipende dalla cessazione della permanenza illecita; l'onere di provare una data diversa ricade sul difensore che invoca la prescrizione.

  • Codice penale, art. 131-bis

    La causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto richiede valutazione ai criteri di cui all'art. 133 c.p.; è sufficiente che il giudice motivi adeguatamente l'assenza anche di uno dei presupposti ritenuti decisivi per escludere la tenuità.

  • Codice penale, art. 133, comma 1

    Criteri per la determinazione della pena e per valutare la tenuità dell'offesa ai fini dell'art. 131-bis; il giudice può richiamare i criteri ritenuti rilevanti.

  • Codice di procedura penale, art. 531, comma 2

    Richiamato con riferimento al principio in dubio pro reo: non è applicabile se non sussiste assoluta incertezza sulla data di commissione del fatto.

  • Codice di procedura penale, art. 616

    Disposizione che consente la condanna alle spese processuali e al pagamento di somme in favore della Cassa delle Ammende in caso di ricorsi inammissibili.

Massime di principio

  • Nei reati edilizi la natura permanente della condotta fa decorrere la prescrizione dal momento in cui l'opera diventa concretamente ultimata o dalla cessazione della permanenza illecita; pertanto va attentamente individuata la data di completamento o di interruzione definitiva dei lavori.
  • L'accusa ha l'onere di individuare la data di cessazione della permanenza illecita; se tale data non è specificata, la contestazione e l'accertamento possono valere come momento di riferimento, salvo prova contraria apportata dal difensore.
  • Chi pretende di beneficiare della prescrizione deve allegare e, se necessario, provare fatti concreti in suo favore (es. data di ultimazione antecedente all'accertamento): una mera affermazione generica non è sufficiente.
  • Il committente di lavori abusivi può essere individuato non solo dal titolo formale (proprietà) ma da elementi fattuali che evidenziano interesse e partecipazione concreta all'opera (ordine di demolizione ricevuto, presenza, attività di controllo, uso dell'immobile).
  • La causa di non punibilità per particolare tenuità (art. 131-bis) non si applica automaticamente: la valutazione tiene conto dell'intensità del dolo, della durata e della reiterazione della condotta; la prosecuzione dei lavori dopo un ordine di demolizione ostacola l'applicazione della tenuità.
  • In caso di contestazioni su date e decorrenze prescrizionali, è fondamentale conservare e produrre documenti o altri elementi obiettivi (fotografie, testimonianze datate, documenti amministrativi) che attestino la cessazione o il completamento dei lavori in epoca anteriore.

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