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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4623/2022 del 10/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso articolato in tre motivi: (1) erronea applicazione dell'art. 659 cod. pen., sostenendo che risultava solo il superamento dei limiti di rumore e quindi un illecito amministrativo (attivita' qualificata come "mestiere rumoroso" con autorizzazioni anche oltre le 23:00 e per strumenti musicali); (2) vizio di illogicita' della motivazione e travisamento della prova, contestando la qualifica del ricorrente come amministratore di fatto del locale sulla base della sua presenza durante gli accessi degli operatori e dell'assenza del titolare formale; (3) violazione di legge per mancata applicazione dell'art. 131-bis cod. pen. (non punibilita' per particolare tenuita' del fatto), ritenendo sussistenti i presupposti essendo un unico superamento dei limiti nell'ambito di un "mestiere rumoroso" e con iniziative dirette a evitarne il ripetersi.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la condanna ai sensi dell'art. 659 c.p. limitatamente all'episodio del 11/11/2018, ritenendo che la sentenza di merito avesse motivato adeguatamente la sussistenza di immissioni sonore idonee a disturbare il riposo, anche alla luce di plurimi esposti dei condomini e di trattative tra questi e la societa' titolare dell'esercizio. Ha ritenuto fondata la qualifica del ricorrente quale gestore di fatto per la costante presenza e il rapporto con gli operatori durante gli accertamenti. Il terzo motivo e' stato dichiarato inammissibile perche' il ricorrente non aveva specificamente chiesto l'applicazione dell'art. 131-bis, per cui la sua applicabilita' non poteva essere ritenuta d'ufficio. Conseguentemente il ricorrente e' stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p. e a versare, in via equitativa, euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 659 cod. pen.

    Il reato di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone puo' integrarsi anche quando e' dimostrata l'idoneita' della condotta a disturbare un numero indeterminato di persone; non e' richiesta la prova dell'effettivo disturbo di piu' persone. La Corte ha ritenuto che esposti ripetuti e trattative successive all'accertamento comprovassero tale idoneita'.

  • art. 131-bis cod. pen.

    Norma relativa alla non punibilita' per particolare tenuita' del fatto. La Corte ha osservato che la sua applicazione non puo' essere rimessa d'ufficio se la parte non ne ha richiesto specificamente la valutazione; l'assenza di una richiesta specifica rende inammissibile la censura per violazione di tale disposizione.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Disposizione richiamata per l'onere di sostenere le spese del procedimento da parte del ricorrente in caso di inammissibilita' del ricorso.

  • Sentenza Corte Costituzionale 13/06/2000 n. 186

    Richiamata quale principio secondo cui, in assenza di colpa grave nella determinazione della causa di inammissibilita', e' possibile disporre un versamento equitativo alla Cassa delle Ammende piuttosto che altre sanzioni; la Corte ha applicato questo principio fissando un importo di Euro 3.000,00.

  • Giurisprudenza di legittimita' (Sez. 3, n. 45262 del 12/07/2018 e altre)

    Citata per il principio secondo cui per l'art. 659 c.p. non e' necessaria la prova dell'effettivo disturbo di piu' persone, essendo sufficiente l'idoneita' della condotta a disturbare un numero indeterminato di persone; inoltre per i criteri di sindacato sulla motivazione (difetti devono essere di macroscopica evidenza).

Massime di principio

  • Il superamento dei limiti di rumore puo' assumere rilevanza penale ai sensi dell'art. 659 c.p. quando emergono elementi che dimostrano l'idoneita' delle immissioni sonore a disturbare il riposo, come esposti ripetuti o trattative intraprese per risolvere il problema; non e' necessaria la prova dell'effettivo disturbo di un numero determinato di persone.
  • La qualifica di "gestore di fatto" o responsabile puo' essere ricavata da comportamenti concreti (presenza costante nell'esercizio, rapporti con gli organi accertatori, esercizio effettivo della gestione) anche in assenza del titolo formale; la corte valuta il ruolo effettivamente svolto piu' che la mera titolarita' formale.
  • Le censura in Cassazione che si limitano a discutere fatti o valutazioni di prova del giudice di merito senza indicare vizi giuridici evidenti sono spesso dichiarate inammissibili: il sindacato di legittimita' e' rivolto a difetti di motivazione di macroscopica evidenza.
  • Per ottenere l'applicazione dell'art. 131-bis (non punibilita' per particolare tenuita') e' necessario che la difesa chieda espressamente la sua valutazione e documenti i presupposti specifici; la sua applicazione non puo' essere automaticamente disposta d'ufficio in Cassazione se la parte non l'ha prospettata.
  • In caso di ricorso inammissibile il ricorrente corre il rischio di dover sostenere le spese processuali e di essere condannato a versamenti equitativi (Cassa delle Ammende) se non sussiste colpa grave nella determinazione dell'inammissibilita'.
  • La difesa in procedimenti per disturbo da rumore dovrebbe raccogliere elementi concreti (autorizzazioni, limiti rispettati, misurazioni acustiche, provvedimenti tecnici, iniziative per eliminare il problema) e prospettare chiaramente richieste normative alternative (es. art. 131-bis) durante il procedimento per consentire al giudice di valutare tali aspetti.

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