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Cassazione Civile, Ordinanza n. 30173/2022 del 13/10/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (lavoratore)

La controversia

La controversia nasce dalla reiterazione di contratti di lavoro a tempo determinato in ambito di lavoro pubblico privatizzato. Il tribunale aveva accolto la domanda di risarcimento del danno proposta da alcuni lavoratori, ritenendo abusivo l'utilizzo del termine, e aveva condannato la Regione. In appello, la Corte territoriale ha dichiarato cessata la materia del contendere per due lavoratori successivamente assunti a tempo indeterminato all'esito di una procedura di stabilizzazione, ritenendo tale immissione in ruolo satisfattiva e quindi idonea a escludere il danno non provato; ha invece confermato il risarcimento per il terzo lavoratore, collocato in quiescenza prima della conclusione della procedura. I ricorrenti hanno proposto tre motivi: 1) violazione dell'art. 36, comma 5, d.lgs. 165/2001, dell'art. 20 d.lgs. 75/2017 e della clausola 5 dell'accordo quadro direttiva 1999/70/CE, sostenendo che la stabilizzazione non avrebbe efficacia riparatoria automatica quando avvenga tramite procedura selettiva riservata con titoli ed esami; 2) violazione dell'art. 36 d.lgs. 165/2001, dell'art. 2697 c.c., dell'art. 115 c.p.c. e della clausola 5, deducendo che la Regione non aveva provato le concrete modalità della procedura e la correlazione tra essa e l'abuso del termine; 3) violazione dell'art. 36 d.lgs. 165/2001 e di altre disposizioni speciali, sostenendo che la domanda risarcitoria includeva anche il danno da ritardo nel conseguimento del tempo indeterminato, non assorbito dalla stabilizzazione.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto fondato il primo motivo e ha cassato la sentenza con rinvio alla Corte d'appello di Palermo in diversa composizione. Ha affermato che, nel lavoro pubblico privatizzato, la successiva assunzione a tempo indeterminato ha efficacia riparatoria dell'illecito solo se sussiste una stretta correlazione soggettiva e oggettiva tra abuso e stabilizzazione; tale correlazione non ricorre quando l'assunzione avvenga all'esito di una procedura concorsuale, anche se riservata ai dipendenti a termine. Poiché la Corte territoriale aveva valorizzato la sola esistenza del rapporto a tempo indeterminato senza accertare le caratteristiche della procedura, la decisione è stata cassata. Sono rimasti assorbiti gli altri motivi. È stata inoltre dichiarata inammissibile la memoria depositata dalla Regione, che non aveva notificato controricorso tempestivo. Nessuna statuizione nel merito è stata adottata per mancanza di accertamenti di fatto sulla procedura di stabilizzazione.

Norme richiamate

  • art. 36, comma 5, d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165

    La norma è richiamata come parametro della tutela contro l'abusiva reiterazione dei contratti a termine nel pubblico impiego privatizzato, ma la sua applicazione va coordinata con la concreta modalità di stabilizzazione successivamente intervenuta.

  • art. 20 d.lgs. 25 maggio 2017, n. 75

    È evocato come base della procedura di stabilizzazione; la Corte richiede di verificarne la natura concreta per stabilire se l'assunzione sia o meno effetto diretto e immediato dell'abuso.

  • clausola 5 dell'accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE

    Serve come parametro eurounitario di contrasto all'abusiva successione di contratti a termine; la Corte richiama la necessità di una tutela riparatoria solo nei casi di stretta correlazione tra abuso e stabilizzazione.

  • art. 2697 c.c.

    La censura lo invoca per sostenere che spettava all'amministrazione provare le modalità della procedura di assunzione e il nesso con l'abuso.

  • art. 115 c.p.c.

    È richiamato dai ricorrenti per contestare la valutazione probatoria della Corte territoriale in ordine alla stabilizzazione.

  • art. 360 n. 3 c.p.c.

    È il parametro processuale per la deduzione delle violazioni di legge contenute nei motivi di ricorso.

  • art. 380-bis c.p.c.

    Disciplina il rito camerale non partecipato nel quale è stata trattata la causa; la Corte dichiara inammissibile la memoria della resistente perché non aveva tempestivamente notificato controricorso.

  • art. 382, comma 2, c.p.c.

    È richiamato per escludere la possibilità di decisione nel merito, mancando accertamenti di fatto sulla procedura di assunzione.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002

    La Corte esclude la debenza del raddoppio del contributo unificato.

  • L. 24 dicembre 2012, n. 228

    È menzionata quale legge di modifica dell'art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002.

  • Cass. S.U. n. 5072/2016

    Richiamata dalla Corte territoriale per il tema dell'agevolazione probatoria nei casi di conformazione del diritto interno al diritto eurounitario.

  • Cass. n. 16337/2017

    Richiamata dalla Corte territoriale a sostegno dell'equiparazione della immissione in ruolo alla conversione, poi censurata dalla Cassazione nei limiti in cui prescinde dall'esame della procedura concreta.

  • Cass. n. 14815/2021

    È il precedente centrale: la stabilizzazione ha efficacia riparatoria solo se esiste stretta correlazione tra abuso e immissione in ruolo, con requisiti soggettivi e oggettivi ben precisi.

  • Cass. nn. 15240/2021 e 35369/2021

    Confermano il principio per cui l'assunzione a tempo indeterminato ripara l'illecito solo se è effetto diretto e immediato dell'abuso.

  • Cass. S.U. n. 16041/2010

    Delimita la nozione tecnica di stabilizzazione, distinta da una procedura concorsuale, e ne evidenzia la natura non selettiva basata su criteri predeterminati.

  • Cass. n. 22552/2016

    Richiamata come esempio di stabilizzazione speciale in tema di precariato scolastico.

  • Cass. n. 16336/2017

    Richiamata per una stabilizzazione prevista dalla legge n. 296/2006, utilizzata come precedente solo in presenza di una procedura realmente finalizzata alla definitiva immissione in ruolo.

Massime di principio

  • Nel lavoro pubblico privatizzato, l'assunzione a tempo indeterminato del dipendente già a termine non esclude automaticamente il danno da abusiva reiterazione: occorre verificare se la stabilizzazione sia la conseguenza diretta e immediata dell'abuso.
  • La efficacia riparatoria della stabilizzazione richiede una stretta correlazione soggettiva e oggettiva tra la condotta abusiva dell'amministrazione e l'immissione in ruolo; tale correlazione manca quando l'assunzione avviene all'esito di una procedura concorsuale, ancorché riservata ai soli precari.
  • La nozione di stabilizzazione in senso tecnico è distinta da una procedura selettiva: non ricorre quando l'amministrazione procede mediante valutazione di titoli ed esami, ma solo quando l'immissione in ruolo avviene secondo criteri predeterminati e non concorsuali.
  • In presenza di una domanda risarcitoria per abuso del termine, il giudice deve accertare le caratteristiche concrete della procedura di assunzione sopravvenuta prima di ritenere il danno assorbito o cessata la materia del contendere.
  • Quando manca un adeguato accertamento fattuale sulla procedura di stabilizzazione, la decisione di merito che ne faccia discendere l'esclusione del danno è cassabile.
  • La memoria depositata nel rito camerale non partecipato è inammissibile se la parte intimata non ha tempestivamente notificato il controricorso nei casi previsti dalla disciplina applicabile.

Come è indicizzato

MaterieLavoro a termineRicorso per cassazione
RamiLavoroProcesso civile
IstitutiOnere della prova

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