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Cassazione Civile, Ordinanza n. 21565/2025 del 27/07/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO SENZA RINVIO

Favorevole al ricorrente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia nasce da un avviso di accertamento IVA relativo all’anno d’imposta 2014, notificato dopo l’estinzione per cancellazione dal registro delle imprese di una società a responsabilità limitata. L’ufficio aveva recuperato a tassazione IVA indebitamente detratta, con sanzioni e interessi, ritenendo il credito riferibile alla società estinta. Il giudizio di merito era stato promosso dal soggetto indicato come ex socio della società, e la CTR aveva rigettato l’appello dell’Agenzia, reputando che, in base all’art. 2495 c.c. e all’art. 28, comma 4, del d.lgs. n. 175 del 2014, l’amministrazione dovesse provare l’effettiva percezione di somme da parte dei soci quale presupposto della loro responsabilità. In cassazione l’Agenzia ha dedotto: 1) violazione degli artt. 100 c.p.c., 28, comma 4, d.lgs. n. 175/2014, 2495 c.c. e 36 d.P.R. n. 602/1973, sostenendo che il ricorso introduttivo era inammissibile per difetto di legittimazione dell’ex socio a impugnare un avviso emesso esclusivamente nei confronti della società estinta; 2) violazione delle stesse norme, lamentando che la CTR avesse annullato l’avviso per mancata prova, da parte dell’ufficio, della percezione di attivo da parte dell’ex socio, mentre tale profilo sarebbe rilevante solo per eventuali pretese dirette verso i soci o il liquidatore dopo la definitività dell’accertamento verso la società.

La decisione

La Corte ha accolto il primo motivo di ricorso e dichiarato assorbito il secondo. Ha cassato la sentenza impugnata senza rinvio sul punto e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, ha deciso nel merito dichiarando inammissibile il ricorso introduttivo originario proposto dal soggetto qualificatosi come ex socio. Le spese di merito e di legittimità sono state compensate, in ragione del percorso giurisprudenziale evolutivo richiamato dalla Corte.

Norme richiamate

  • art. 100 c.p.c.

    La legittimazione ad agire deve sussistere in capo a chi propone l’impugnazione; nel caso deciso, l’ex socio non era legittimato a impugnare un avviso emesso esclusivamente nei confronti della società estinta.

  • art. 28, comma 4, d.lgs. n. 175 del 2014

    La norma ha natura sostanziale, non retroattiva, e per le cancellazioni intervenute nella sua vigenza differisce per cinque anni gli effetti estintivi nei confronti dell’amministrazione finanziaria, consentendo la permanenza dei poteri rappresentativi del liquidatore e la legittimazione della società; non attribuisce legittimazione ai soci a impugnare l’atto impositivo intestato alla società.

  • art. 2495 c.c.

    La cancellazione dal registro delle imprese determina l’estinzione della società; nei rapporti residui opera un fenomeno successorio verso i soci, ma ciò non comporta, nel caso concreto, la legittimazione del socio ad impugnare l’atto emesso nei confronti della società ancora rilevante ai fini dell’art. 28, comma 4, d.lgs. n. 175/2014.

  • artt. 36, commi 3 e 5, d.P.R. n. 602 del 1973

    Richiamati dall’Agenzia come base per eventuali pretese verso soci o liquidatore, presuppongono atti successivi e distinti rispetto all’avviso di accertamento emesso nei confronti della società.

  • artt. 19 e 54 d.P.R. n. 633 del 1972

    Norme poste a base dell’avviso di accertamento IVA relativo alle detrazioni ritenute indebite.

  • art. 57 d.P.R. n. 633 del 1972

    Richiamato per la decadenza del potere impositivo in relazione alla tempestività della notifica dell’avviso.

  • art. 384, primo comma, ultima parte, c.p.c.

    Una volta accolto il motivo sul difetto di legittimazione, la Corte ha deciso direttamente nel merito dichiarando inammissibile il ricorso originario, senza rinvio.

Massime di principio

  • Quando l’avviso di accertamento è emesso nei confronti di una società estinta, occorre distinguere tra la legittimazione a impugnare l’atto e la successiva eventuale azione dell’erario verso soci o liquidatore: la prima segue la disciplina dei poteri rappresentativi e processuali ancora riconosciuti dalla normativa speciale applicabile, la seconda attiene alla responsabilità patrimoniale per il debito sociale.
  • Il differimento quinquennale degli effetti estintivi previsto per alcune società cancellate opera come disciplina sostanziale speciale nei confronti dell’amministrazione finanziaria, conservando al liquidatore i poteri di rappresentanza anche processuale; in tale ambito i soci non sono legittimati a sostituirsi alla società per impugnare l’atto intestato ad essa.
  • La prova dell’avvenuta percezione di somme o utilità da parte dei soci rileva per l’eventuale azione dell’erario nei loro confronti quale limite della responsabilità patrimoniale, ma non incide sulla validità o impugnabilità dell’avviso emesso nei confronti della società.
  • Se la controversia riguarda un avviso impositivo intestato alla società e la disciplina speciale mantiene la società come centro di imputazione processuale per il periodo previsto, l’impugnazione proposta dal socio è inammissibile per difetto di legittimazione.
  • Quando non occorrono ulteriori accertamenti di fatto, la Corte di cassazione può, cassata la sentenza di merito, decidere direttamente nel merito dichiarando inammissibile l’originario ricorso introduttivo.

Come è indicizzato

MaterieAccertamentoContenzioso tributarioImpugnazioni
RamiTributiProcesso civile
IstitutiOnere della provaGiudicato

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