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Cassazione Civile, Ordinanza n. 04574/2025 del 21/02/2025

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (lavoratore)

La controversia

La controversia nasce dalla domanda di un dipendente regionale volta a ottenere il pagamento di € 8.621,83 per lavoro straordinario asseritamente svolto negli anni 2011-2013 presso la Sala Operativa del Dipartimento Protezione Civile. Il Tribunale aveva accolto la domanda e la Corte d'appello aveva confermato la condanna della Regione, valorizzando la documentazione sulle turnazioni H24, le timbrature, le disposizioni di servizio e, soprattutto, il decreto dirigenziale n. 6638/2014 con cui la Regione aveva riconosciuto debiti fuori bilancio relativi anche allo straordinario svolto dal dipendente nel periodo marzo 2012-dicembre 2013. La Regione ha proposto ricorso per cassazione con quattro motivi: (1) violazione dell'art. 97 Cost. e del d.lgs. n. 165/2001 per avere riconosciuto il compenso in assenza di preventiva autorizzazione; (2) violazione dell'art. 38 CCNL Comparto Regioni-Autonomie locali, ribadendo che senza autorizzazione del dirigente lo straordinario non è retribuibile; (3) violazione dell'art. 437, comma 2, c.p.c. per avere la Corte territoriale attribuito al decreto n. 6638/2014 efficacia sanante, nonostante fosse stato introdotto solo in appello e contenesse, secondo la ricorrente, indicazioni generiche e prive di elenco nominativo e di specifica quantificazione; (4) violazione degli artt. 1987 e 1988 c.c., contestando che quel decreto potesse valere come ricognizione di debito o fonte dell'obbligazione. La Corte di cassazione ha ritenuto i motivi inammissibili perché non coglievano il decisum: la Corte d'appello, infatti, non aveva fondato la decisione solo sul decreto, ma aveva accertato l'esistenza di un'autorizzazione implicita allo straordinario desumibile dalle disposizioni di servizio, dall'ordine di servizio implicito nel provvedimento di designazione e dalla prova dello svolgimento effettivo dei turni. Ha quindi richiamato il principio per cui nel pubblico impiego contrattualizzato il compenso per lavoro straordinario spetta se la prestazione è stata autorizzata, anche implicitamente, e il consenso datoriale rende remunerabile la prestazione pure se l'autorizzazione risulti illegittima o contraria al contratto collettivo. È stato inoltre ribadito che eventuali profili di spesa o di invalidità degli atti amministrativi non possono ricadere sul lavoratore che abbia reso la prestazione con consenso datoriale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, senza statuizione sulle spese per mancata difesa dell'intimato, con atto dell'obbligo di versamento dell'ulteriore contributo unificato.

La decisione

La Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso della Regione Calabria. Ha ritenuto che il giudice di merito avesse correttamente accertato, sulla base della documentazione prodotta e delle disposizioni di servizio, un'autorizzazione implicita al lavoro straordinario; pertanto, le censure sulla mancanza di preventiva autorizzazione, sull'asserita irregolarità del decreto e sulla pretesa impossibilità di qualificare il decreto come debito fuori bilancio o ricognizione di debito non colpivano la reale ratio decidendi. Nessuna condanna alle spese è stata pronunciata per la mancata attività difensiva dell'intimato; è stato inoltre dato atto dell'obbligo, per la ricorrente, di versare l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 97 Cost.

    Richiamato come parametro di legittimità dell'azione amministrativa e della necessità di autorizzazione dello straordinario nel pubblico impiego.

  • art. 2, comma 1, lett. a), d.lgs. n. 165/2001

    Invocato dalla ricorrente per sostenere la disciplina pubblicistica del rapporto; la Corte richiama invece il quadro del pubblico impiego contrattualizzato.

  • art. 38 CCNL 14.12.2000 Comparto Regioni e Autonomie Locali

    La Corte ribadisce che il compenso per straordinario presuppone autorizzazione, ma che ai fini retributivi rileva anche un consenso datoriale implicito.

  • art. 437, comma 2, c.p.c.

    Censurato dalla ricorrente per l'introduzione in appello del decreto; la Corte non accoglie la doglianza perché non decisiva rispetto alla ratio della sentenza impugnata.

  • art. 1987 c.c.

    Richiamato per sostenere che il decreto non costituirebbe fonte di obbligazione; la censura è reputata inconferente rispetto all'accertamento di autorizzazione implicita.

  • art. 1988 c.c.

    Richiamato per contestare la natura ricognitiva del decreto; la Corte non lo considera decisivo.

  • art. 2108 c.c.

    La Corte afferma che, nel pubblico impiego contrattualizzato, il diritto al compenso per straordinario presuppone la prestazione debitamente autorizzata.

  • art. 2126 c.c.

    Applicato come norma che consente la remunerazione della prestazione lavorativa resa con consenso datoriale anche se il regime autorizzatorio o contrattuale presenti profili di invalidità o difformità.

  • art. 2 d.lgs. n. 165/2001

    La Corte afferma che l'attribuzione dei trattamenti economici nel pubblico impiego è riservata alla contrattazione collettiva e che gli atti amministrativi devono conformarsi ad essa.

  • art. 40 d.lgs. n. 165/2001

    Richiamato insieme agli artt. 2 d.lgs. n. 165/2001 e 97 Cost. per il quadro del pubblico impiego contrattualizzato.

  • art. 36 Cost.

    Indicata come base costituzionale della tutela della retribuzione dovuta per la prestazione lavorativa effettivamente resa.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    Usato per dare atto dell'obbligo di versare l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di ricorso respinto/inammissibile.

  • art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    Parametro processuale dei motivi di ricorso per violazione di legge.

Massime di principio

  • Nel pubblico impiego contrattualizzato il diritto al compenso per lavoro straordinario presuppone la previa autorizzazione dell'amministrazione, la quale può risultare anche implicitamente dal contenuto degli ordini di servizio o dalle concrete modalità organizzative del lavoro.
  • Ai fini della retribuibilità dello straordinario rileva che la prestazione sia stata resa con il consenso, anche implicito, del datore di lavoro pubblico e non contro la sua volontà; l'eventuale irregolarità dell'atto autorizzativo o la sua difformità dalle regole interne non escludono il diritto del lavoratore al compenso se la prestazione è stata effettivamente svolta.
  • Nel pubblico impiego contrattualizzato gli atti amministrativi che incidono sui trattamenti economici devono essere conformi alla contrattazione collettiva, ma eventuali profili di illegittimità o di sforamento dei vincoli di spesa non possono essere opposti al lavoratore per negare il pagamento di prestazioni già rese su incarico datoriale.
  • In sede di ricorso per cassazione è inammissibile la censura che non si confronta con la ratio decidendi della sentenza impugnata, specie quando il giudice di merito abbia fondato la decisione su un accertamento in fatto autonomo e sufficiente, diverso da quello effettivamente attaccato dal ricorrente.
  • La prova del lavoro straordinario nel pubblico impiego può essere ricavata da una pluralità di elementi documentali e testimoniali, quali disposizioni di servizio, turnazioni, timbrature e conferme del responsabile, idonei a dimostrare sia l'effettivo svolgimento della prestazione sia la sua riferibilità a un assetto organizzativo autorizzato.
  • In caso di prestazione lavorativa effettivamente resa con consenso datoriale, le conseguenze di eventuali irregolarità contabili o amministrative gravano sull'amministrazione e sui suoi preposti, non sul lavoratore che abbia eseguito la prestazione.

Come è indicizzato

MaterieRetribuzione e TFRImpugnazioni
RamiLavoroProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaNullitàGiudicato

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