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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30426/2022 del 02/08/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava la sentenza di condanna per reati urbanistico-paesaggistici relativi a opere edilizie realizzate in zona a rischio sismico e sottoposta a vincolo paesaggistico. Contestava che le opere consistessero in una tettoia aperta su due lati e in un secondo corpo conformemente realizzato; richiamava l'art. 20 della L.R. Sicilia n.4/2003 (che secondo la ricorrente autorizzerebbe tettoie/verande precarie senza permesso di costruire entro 50 m2) e sosteneva che, dopo rimessa in pristino, residuasse solo una tettoia sanabile ai sensi dell'art. 37 DPR 380/2001. Denunciava inoltre errata esclusione della applicabilità dell'istituto della particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p. e la prescrizione del reato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il primo motivo fosse una rinnovata rilettura dei fatti, preclusa in sede di legittimità (limiti ex art. 606 c.p.p.), e ha confermato che la motivazione d'appello è adeguata: il TAR e la Soprintendenza avevano escluso la compatibilità paesaggistica e mancavano i titoli abilitativi. Le opere non sono qualificabili "minori" né sanabili senza preventivo parere paesaggistico (art. 146 D.lgs. 42/2004); la L.R. siciliana non può derogare ai principi della normativa nazionale in tema urbanistico/paesaggistico. Il secondo motivo (tenuità) è stato respinto poiché la valutazione della non rilevanza penale richiede un'apprezzamento complessivo e la Corte d'appello ha motivato adeguatamente la non applicabilità dell'art. 131-bis. Il motivo sulla prescrizione è infondato: i periodi di sospensione rilevati rendono il termine prescrizionale successivo alla pronuncia d'appello. Conseguentemente il ricorso è dichiarato inammissibile; la ricorrente è condannata alle spese e al versamento alla Cassa delle ammende di Euro 3.000,00.

Norme richiamate

  • D.P.R. 380/2001 (Testo Unico Edilizia) - art. 44 lett. c) e art. 95

    Norme richiamate per configurare le fattispecie di reato urbanistico e i titoli abilitativi necessari; la Corte ha ritenuto assente il titolo abilitativo e la sanatoria ex art. 37 non praticabile senza la preventiva autorizzazione paesaggistica.

  • D.Lgs. 42/2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio) - art. 181 e art. 146

    Le opere insistendo in zona sottoposta a vincolo paesaggistico richiedono autorizzazione paesaggistica ex art. 146; la possibilità di valutazione postuma della compatibilità (art.167 D.Lgs. 42/2004) è limitata ai casi di interventi 'minori' e non si applica al caso di specie.

  • Legge Regione Sicilia n.4/2003 - art. 20

    in deroga ad ogni altra disposizione di legge, non sono soggette a concessioni e/o autorizzazioni né sono considerate aumento di superficie utile o di volume né modifica della sagoma della costruzione la chiusura di terrazze di collegamento e/o la copertura di spazi interni con strutture precarie

    La ricorrente invocava questa norma per qualificare la tettoia come intervento libero; la Corte ha ritenuto che tale disciplina regionale non possa derogare ai principi della normativa nazionale in materia urbanistica e paesaggistica quando l'intervento comporta incremento volumetrico o incide su vincoli (prevalenza normativa nazionale).

  • D.P.R./T.U. Urbanistica - artt. 3, 10, 31 (richiamati dalla giurisprudenza)

    Norme di rango nazionale in materia urbanistica richiamate per affermare la prevalenza della disciplina statale sulle disposizioni regionali che verrebbero in contrasto con i principi generali dell'ordinamento urbanistico.

  • Codice penale - art. 131-bis e art. 133

    Art. 131-bis disciplina la particolare tenuità del fatto; la Corte ha ricordato che la sua applicazione richiede una valutazione complessiva (art. 133 comma 1) di modalità, colpevolezza ed entità del danno/ pericolo e che per i reati urbanistici entrano in gioco molteplici parametri oltre la semplice consistenza volumetrica.

  • Codice di procedura penale - art. 606 e art. 616

    Art. 606 fissa i limiti della motivazione impugnabile in cassazione (impossibilità di riproporre una nuova valutazione dei fatti); art. 616 prevede l'onere delle spese e la sanzione in caso di inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • In presenza di vincolo paesaggistico e sismico, l'assenza delle preventive autorizzazioni (permesso di costruire, autorizzazione paesaggistica, segnalazioni al Genio Civile) rende l'opera abusiva e spesso non sanabile: la sanatoria edilizia è subordinata al previo nulla osta paesaggistico.
  • Le norme regionali che sembrano liberalizzare piccoli interventi (es. tettoie/verande) non possono essere interpretate in modo da eludere i principi e gli obblighi stabiliti dalla normativa nazionale in materia urbanistica e paesaggistica; in caso di contrasto prevalgono le disposizioni nazionali.
  • In cassazione è preclusa una rinnovata valutazione del fatto: i motivi che si limitano a rimettere in discussione la ricostruzione probatoria del merito sono inammissibili (limiti ex art. 606 c.p.p.).
  • L'applicabilità dell'art. 131-bis c.p. per le violazioni urbanistiche richiede un giudizio ampio e congruamente motivato sulla gravità complessiva dell'intervento; la limitata dimensione non è l'unico parametro utile a giustificare la particolare tenuità.
  • La verifica della prescrizione richiede il calcolo preciso dei periodi di sospensione e della data finale: le sospensioni processuali incidono sul termine e la sentenza d'appello interrompe la computabilità di alcuni periodi.
  • Le decisioni amministrative (esiti del TAR, pareri della Soprintendenza) hanno forte incidenza nella valutazione penale dell'abuso urbanistico e paesaggistico e possono essere determinanti per escludere la sanabilità dell'intervento.

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