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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30402/2022 del 02/08/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente chiedeva il riconoscimento di un equo indennizzo per ingiusta detenzione relativa a un reato in materia di stupefacenti per il quale è stato poi assolto con sentenza irrevocabile. La Corte d'appello di Roma ha rigettato l'istanza. Con il ricorso per cassazione la difesa deduceva la carenza di motivazione circa la ritenuta colpa grave e l'erronea valutazione del silenzio reso durante l'interrogatorio e della condotta del richiedente sul rinvenimento della sostanza stupefacente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività: la sentenza di appello del 17/11/2020 venne depositata il 26/11/2020, notificata il 29/12/2020 e l'impugnazione è stata spedita con raccomandata il 2/02/2021, oltre i quindici giorni previsti per i provvedimenti emessi a seguito di camera di consiglio (art. 585 c.p.p.). Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali, al rimborso in favore del Ministero resistente per complessivi euro 1.000 e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende ex art. 616 c.p.p., valutati profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 585 cod. proc. pen.

    termini per l'impugnazione dei provvedimenti emessi a seguito di camera di consiglio

    La corte ha interpretato il termine di quindici giorni per l'impugnazione come decorrente dalla notificazione dell'avviso di deposito e ne ha applicato rigorosamente il computo, rilevando la tardività dell'impugnazione inviata oltre il termine.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    norme sulla condanna alla cassa delle ammende

    La norma è stata applicata per irrogare al ricorrente la somma di euro 3.000 come sanzione in relazione ai profili di colpa che hanno determinato l'inammissibilità del ricorso.

  • Corte Costituzionale, sent. 13 giugno 2000, n. 186

    richiamata in motivazione

    La pronuncia è richiamata come parametro sul tema della valutazione della colpa ai fini della liquidazione delle somme a titolo di ammenda o sanzione quando l'inammissibilità deriva da comportamenti colposi del ricorrente.

Massime di principio

  • Per i provvedimenti emessi a seguito di camera di consiglio il termine per proporre impugnazione è di quindici giorni dalla notificazione dell'avviso di deposito; occorre calcolare i termini con attenzione e considerare la data di notifica, non solo la data di deposito.
  • La spedizione tardiva con raccomandata non salva l'impugnazione: è la data di spedizione/posta che va confrontata con il termine utile e, se oltre, l'impugnazione è inammissibile.
  • L'inammissibilità per tardività può comportare conseguenze patrimoniali: pagamento delle spese processuali e applicazione di somme a titolo di ammenda ex art. 616 c.p.p. se emergono profili di colpa del ricorrente.
  • Le questioni sostanziali (es. mancanza di motivazione sulla colpa grave) devono essere sollevate mediante impugnazioni tempestive; la mancata tempestività impedisce di ottenere esame di merito delle doglianze.
  • In situazioni analoghe è consigliabile verificare subito la data di notifica dell'avviso di deposito e predisporre l'impugnazione entro i termini, eventualmente usando strumenti di deposito più rapidi o istanze di riesame procedurale se esistono elementi che ne giustifichino l'ammissione tardiva.

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