Cassazione Civile, Sentenza n. 8573/2024 del 29/03/2024
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione della sentenza di Corte d'appello n. 5054/2019 che, in parziale accoglimento del reclamo contro la pronuncia del Commissario regionale per la liquidazione degli usi civici, aveva annullato la declaratoria di demanialità di specifiche particelle e confermato il resto della declaratoria. ENEL contestava (i) errori nella valutazione della consulenza tecnica in relazione alla natura demaniale di alcune particelle e alla rilevanza dell'interramento di opere (canali/tubi/cavi) ai fini dell'esclusione dell'interesse del proprietario ex art. 840 c.c.; (ii) omissione dell'integrazione o rinnovo della CTU nonostante equivoci nella perizia; e (iii) questioni relative alla presunta idoneità di provvedimenti espropriativi a estinguere diritti d'uso civico senza formale sdemanializzazione. Inoltre ENEL proponeva revocazione dell'ordinanza di questa Corte che aveva dichiarato improcedibile il suo ricorso per mancato deposito, deducendo un errore di fatto dovuto all'iscrizione del controricorso incidentale in distinto fascicolo per diversa indicazione della sentenza impugnata.
La decisione
La Cassazione ha ritenuto fondati i motivi di revocazione relativi all'errore di fatto sull'iscrizione del fascicolo e ha dunque introdotto la fase rescindente. Ha rigettato il ricorso incidentale proposto da ASBUC. Quanto al ricorso principale di ENEL, la Corte ha accolto il primo e il secondo motivo (relativi alla insufficiente valutazione della CTU e alla mancata integrazione/rinnovo della perizia con riguardo all'interramento delle opere e alla demanialità di alcune particelle), rigettato il terzo motivo e dichiarato assorbito il quarto. Di conseguenza la sentenza della Corte d'appello è stata cassata limitatamente alle censure accolte e la causa è rinviata alla Corte d'appello di Roma in diversa composizione perché, con eventuale supplemento di consulenza tecnica d'ufficio, accerti se le parti di cavo interrate limitino il godimento delle particelle e se le particelle fg. 31 nn. 235 e 242 e fg. 38 n. 16 siano demaniali. È stata inoltre richiamata la necessità di eventuale integrazione del contributo unificato da parte di ASBUC ai sensi dell'art. 13 DPR n.115/2002.
Norme richiamate
art. 395 n.4; art. 395-bis; art. 360 nn. 3 e 5; artt. 325, 327, 334, 369, 370, 371, 378, 380-bis, 391, 112, 100, 101
art. 395 n.4 (errore di fatto) ammesso per revocazione quando l'errore riguarda atti interni del giudizio di legittimità (es. iscrizione errata del fascicolo) ed è evidente e decisivo; artt. 360 nn. 3 e 5 utilizzati per censurare violazioni di legge e vizio di motivazione; norme procedurali indicate per i termini e la notificazione delle impugnazioni e per l'integrazione della consulenza tecnica.
La tutela del proprietario ex art. 840 c.c. richiede che, per contestare opere di terzi, il proprietario dimostri il pregiudizio concreto al godimento del fondo; opere poste a profondità o altezza tali da non arrecare interesse all'esclusione non possono essere considerate automaticamente lesive.
Legge 16 giugno 1927, n. 1766 (legge sugli usi civici)
I terreni soggetti ad uso civico godono di un regime assimilabile alla demanialità: l'alienazione o mutamento di destinazione richiedono l'autorizzazione o un formale provvedimento di sdemanializzazione; i poteri commissariali non possono violare il principio di domanda e il contraddittorio.
Legge 10 luglio 1930, n. 1978
Disciplina procedure verso le decisioni del Commissario agli usi civici; dopo le modifiche legislative l'operatività è ricondotta al sistema generale delle impugnazioni.
Decreto Legislativo 6 settembre 2011, n. 150
art. 34 (modifica D.L. n. 150/2011 citato in sentenza)
La riforma ha abrogato talune comunicazioni d'ufficio (es. art.2 l. 1930) e ricondotto il reclamo avverso i provvedimenti dei Commissari nel regime generale delle notificazioni delle impugnazioni; il termine breve decorre dalla notifica effettuata dalle parti.
Regolamento di attuazione r.d. 26 febbraio 1928, n. 332
Prevedono le modalità per il mutamento di destinazione e le autorizzazioni necessarie per alienare o mutare la destinazione dei beni di uso civico.
D.P.R. 24 maggio 2001, n. 327 (Testo unico espropriazioni)
art. 74 (richiamato), e norme collegate
Disciplina espropriazioni; la sentenza ricorda che l'espropriazione non estingue automaticamente i diritti di uso civico senza formale procedura di sdemanializzazione.
art. 13 comma 1-quater e 1-bis
Rileva in tema di contributo unificato: la Corte dà atto della possibile integrazione del contributo da parte della ASBUC in caso di ulteriori esigenze procedurali.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sezioni Unite)
Sez. U. n. 12570 del 10 maggio 2023; Sez. U. n. 21193 del 5 ottobre 2009; altre pronunce citate
Le Sezioni Unite hanno affermato che i diritti di uso civico non vengono estinti da un mero decreto espropriativo e richiedono una sdemanializzazione formale; la giurisprudenza è utilizzata per confermare l'assimilazione del regime degli usi civici alla demanialità.
Massime di principio
- L'errore di iscrizione o di fascicolazione negli uffici giudiziari può giustificare la revocazione di un provvedimento di questa Corte se l'errore è evidente, riguarda atti interni e ha influito decisivamente sulla decisione.
- Il reclamo contro le decisioni del Commissario per gli usi civici è oggi inquadrato nel sistema generale delle impugnazioni: i termini di impugnazione decorrono dalla notificazione operata dalle parti, non dalla notifica d'ufficio del Commissario.
- I poteri officiosi del Commissario agli usi civici non possono modificare l'oggetto o il contenuto delle domande delle parti; qualsiasi attività che incida sulle domande richiede la piena osservanza del contraddittorio e dei termini per le osservazioni.
- I beni gravati da uso civico seguono un regime simile alla demanialità: non sono automaticamente estinti da un decreto di esproprio e la loro cessione o mutamento di destinazione richiedono procedure e autorizzazioni formali (sdemanializzazione).
- Nel caso di opere sotterranee (tubi, cavi, canali), il proprietario che contesta non ha una tutela automatica: deve dimostrare il pregiudizio concreto al godimento del fondo, e il giudice deve disporre integrazioni della consulenza tecnica quando la perizia è equivoca o insufficiente.
- L'impugnazione incidentale tardiva è ammissibile, in presenza di interesse all'impugnazione, quando l'impugnazione principale può modificare situazioni giuridiche che il coobbligato aveva accettato; ciò serve a tutela dell'effettiva utilità della parte.
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