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Sentenza

Sentenza n. 5879/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 4

per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Calabria (Sezione Seconda) n. 00632/2025, resa tra le parti.

Giustizia amministrativa202503349

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IVSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Calabria che aveva annullato la deliberazione comunale di reiterazione del vincolo preordinato all'esproprio, il provvedimento di occupazione d'urgenza e il provvedimento di presa di possesso dell'immobile

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (proprietaria)

Prevale il privato

La controversia

La proprietaria aveva impugnato il provvedimento comunale di occupazione d'urgenza preordinata all'esproprio, con determinazione provvisoria dell'indennità, e gli atti presupposti, inclusa la reiterazione del vincolo preordinato all'esproprio e la dichiarazione di pubblica utilità relativa a lavori di riqualificazione di aree degradate. Aveva dedotto: 1) che, decorso il termine quinquennale del vincolo originario, l'area fosse divenuta zona bianca e che la reiterazione del vincolo richiedesse il procedimento ordinario di variante urbanistica, con conferenza di pianificazione, osservazioni, adozione e approvazione; 2) in via subordinata, l'incompatibilità della dichiarazione di pubblica utilità con lo strumento urbanistico vigente; 3) la violazione degli obblighi partecipativi previsti dagli artt. 11 e 16 d.P.R. n. 327/2001 e il difetto di motivazione rafforzata richiesto per la reiterazione del vincolo; 4) l'assenza della dichiarazione di indifferibilità e urgenza dei lavori. Il TAR aveva accolto il ricorso, ritenendo necessario un procedimento di variante urbanistica e ravvisando la violazione degli obblighi partecipativi. Il Comune ha appellato sostenendo che il piano attuativo fosse ancora efficace, che l'area non fosse una zona bianca, che fosse sufficiente un atto di reiterazione del vincolo e che la delibera consiliare valesse implicitamente come variante, anche semplificata. Ha inoltre contestato la necessità di nuove comunicazioni partecipative dopo la precedente sentenza e invocato l'art. 21-octies, comma 2, l. n. 241/1990, assumendo che la proprietaria avesse già partecipato al procedimento.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto l'appello, prescindendo dalle questioni preliminari di rito perché infondato nel merito, e ha confermato la sentenza del TAR. Ha ritenuto pacifica la decadenza, per decorso del quinquennio, dei precedenti vincoli preordinati all'esproprio. Ai sensi dell'art. 9, comma 3, d.P.R. n. 327/2001, l'area è quindi soggetta alla disciplina delle zone bianche prevista dall'art. 9 d.P.R. n. 380/2001, anche se la carenza di disciplina specifica riguarda soltanto una porzione del territorio comunale. La successiva reiterazione del vincolo richiede la rinnovazione del procedimento di adozione e approvazione della variante urbanistica, come previsto dall'art. 9, comma 4, d.P.R. n. 327/2001. La perdurante efficacia del piano attuativo non è stata dimostrata e, comunque, l'argomento è logicamente incompatibile con l'accertata decadenza del vincolo, poiché l'approvazione di uno strumento attuativo comportante dichiarazione di pubblica utilità avrebbe dovuto impedirne la decadenza se intervenuta tempestivamente. La delibera comunale non può essere riqualificata come variante, nemmeno semplificata, poiché l'amministrazione aveva espressamente escluso la necessità della variante e non risultavano rispettati i relativi requisiti formali e sostanziali. Il giudice ha tuttavia precisato che, nella riedizione del potere, l'amministrazione può utilizzare, ove ne ricorrano i presupposti, il procedimento di variante semplificata previsto dagli artt. 10, comma 2, e 19, commi 2 e 4, d.P.R. n. 327/2001. Sono state inoltre confermate la violazione degli obblighi di comunicazione e partecipazione previsti dagli artt. 11 e 16 d.P.R. n. 327/2001 e l'inapplicabilità dell'art. 21-octies, comma 2, l. n. 241/1990 alle violazioni partecipative nella materia considerata. Il Comune appellante è stato condannato alle spese, liquidate in complessivi euro 6.000, oltre accessori, da ripartire tra le parti costituite.

Norme richiamate

  • art. 9 d.P.R. 327/2001

    un bene è sottoposto al vincolo preordinato all'esproprio “quando diventa efficace l'atto di approvazione del piano urbanistico generale, ovvero una sua variante, che prevede la realizzazione di un'opera pubblica o di pubblica utilità”

    Il vincolo preordinato all'esproprio ha durata quinquennale; decorso tale termine senza tempestiva dichiarazione di pubblica utilità, il vincolo decade e la sua reiterazione richiede la rinnovazione del procedimento di pianificazione previsto dalla legge.

  • art. 9 d.P.R. 380/2001

    Dopo la decadenza del vincolo espropriativo, trova applicazione la disciplina delle zone bianche e degli standard urbanistici generali, anche quando la carenza di disciplina urbanistica specifica riguarda soltanto singole porzioni del territorio comunale.

  • art. 12 d.P.R. 327/2001

    L'approvazione di uno strumento urbanistico attuativo comporta la dichiarazione di pubblica utilità dell'opera; se tempestiva, essa impedisce la decadenza del vincolo espropriativo.

  • art. 11 d.P.R. 327/2001

    Impone gli adempimenti partecipativi e le comunicazioni agli interessati nell'ambito del procedimento espropriativo.

  • art. 16 d.P.R. 327/2001

    Richiede il rispetto delle garanzie partecipative nella fase relativa alla dichiarazione di pubblica utilità e agli atti connessi.

  • art. 21-octies, comma 2, l. 241/1990

    La sanatoria dei vizi formali o procedimentali non è applicabile alle violazioni degli obblighi partecipativi nella materia espropriativa esaminata.

  • art. 10, comma 2, d.P.R. 327/2001

    Consente, ove ne ricorrano i presupposti, il ricorso al procedimento di variante semplificata nella riedizione del potere.

  • art. 19, commi 2 e 4, d.P.R. 327/2001

    Disciplina, ove applicabile, il procedimento semplificato di variante urbanistica connesso alla realizzazione dell'opera pubblica.

  • art. 27 l.r. Calabria 16 aprile 2002, n. 19

    Il riferimento del TAR a tale disposizione va inteso come richiamo alla necessità di un procedimento di variante urbanistica; non esclude il possibile ricorso a una variante semplificata quando ne ricorrano i presupposti.

  • art. 64, comma 2, c.p.a.

    La mancata contestazione tra le parti della decadenza dei vincoli è stata valorizzata ai fini della ricostruzione del fatto processuale.

Massime di principio

  • Quando il vincolo preordinato all'esproprio decade per decorso del termine quinquennale senza tempestiva dichiarazione di pubblica utilità, l'area interessata è assoggettata alla disciplina delle zone bianche di cui all'art. 9 d.P.R. n. 380/2001, anche se la carenza di disciplina urbanistica specifica riguarda soltanto una porzione del territorio comunale.
  • La reiterazione di un vincolo preordinato all'esproprio decaduto richiede la rinnovazione del procedimento di adozione e approvazione della variante urbanistica previsto dall'art. 9, comma 4, d.P.R. n. 327/2001; non è sufficiente una deliberazione comunale che si limiti a reiterare il vincolo senza rispettare i requisiti formali e sostanziali della variante.
  • La perdurante efficacia di un piano attuativo non impedisce di qualificare l'area come zona bianca dopo l'accertata decadenza del vincolo espropriativo, salvo che sia dimostrata una disciplina attuativa idonea e compatibile; in ogni caso, uno strumento attuativo comportante dichiarazione di pubblica utilità avrebbe dovuto impedire la decadenza del vincolo se approvato tempestivamente.
  • La necessità di una variante urbanistica per reiterare il vincolo non implica necessariamente l'obbligo di seguire il procedimento ordinario: ove ne ricorrano i presupposti, l'amministrazione può utilizzare il procedimento di variante semplificata previsto dal d.P.R. n. 327/2001.
  • Gli obblighi di comunicazione e partecipazione previsti dagli artt. 11 e 16 d.P.R. n. 327/2001 devono essere rispettati nella riedizione del procedimento espropriativo; la precedente partecipazione dell'interessato non esonera automaticamente l'amministrazione dalle nuove comunicazioni necessarie.
  • La sanatoria prevista dall'art. 21-octies, comma 2, l. n. 241/1990 non è applicabile alle violazioni degli obblighi partecipativi nel procedimento espropriativo oggetto della decisione.

Come è indicizzato

MaterieDichiarazione di pubblica utilitàDecreto di esproprio e procedimentoVincoli urbanisticiPiani regolatori e varianti
RamiEspropriazione per pubblica utilitàUrbanistica e governo del territorioProcedimento amministrativo
IstitutiTermini del procedimentoPartecipazione procedimentaleEffetto conformativo e riedizione del potereVizi formali non invalidanti

Testo integrale

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