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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32826/2022 del 06/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'appello di Torino che li aveva ritenuti responsabili, in concorso, del delitto di turbata libertà degli incanti (art. 353 c.p.; capo A) per presunte collusioni e altri mezzi fraudolenti nella gestione di gare d'appalto a favore della societa' Alpi Costruzioni s.r.l. (di cui la Degioanni era socia), nonché (a carico di Giavelli) di peculato continuato (art. 314 c.p.; capo C) per l'appropriazione di carburante comunale e di reati connessi riguardanti una richiesta di finanziamento regionale, tentata truffa aggravata (art. 640-bis c.p.) e falso in atto pubblico. Le censure difensive hanno contestato, tra l'altro, la legittimità e la portata dell'appello del PM, il superamento del principio devolutivo, vizi di motivazione (anche mancata motivazione rafforzata), l'erronea qualificazione giuridica dei fatti (art. 353 vs 353-bis), l'insufficienza probatoria in relazione al peculato, e la non configurabilità di mezzi fraudolenti alla luce della normativa sugli appalti vigente ratione temporis (d.lgs. n. 163/2006).

La decisione

La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto i ricorsi. Ha ritenuto infondate le doglianze relative alla legittimità della costituzione di parte civile del Comune di Argentera e alle questioni sul principio devolutivo e sull'ammissibilità dell'appello del PM. Sulla sostanza, ha ritenuto necessario correggere la motivazione della Corte d'appello ma ha confermato che dalle risultanze emergevano collusioni tali da integrare, in astratto, il delitto di turbata libertà degli incanti; tuttavia ha dichiarato estinto per prescrizione il reato di turbata libertà degli incanti (capo A) e ha annullato senza rinvio la condanna per peculato (capo C) per carenza probatoria. Sono state confermate le condanne per falso e per la tentata truffa aggravata in danno della Regione Piemonte (capo B e reati del procedimento riunito). Le statuizioni civili in favore del Comune di Argentera sono state comunque confermate. Gli atti vengono trasmessi ad altra sezione della Corte d'appello di Torino per la rideterminazione della pena complessiva residua nei confronti di Giavelli.

Norme richiamate

Massime di principio

  • La costituzione di parte civile di un ente locale è ammissibile per il danno all'immagine provocato da reati commessi dal suo rappresentante (es. sindaco), anche se la persona offesa è un altro ente pubblico.
  • L'appello del Pubblico Ministero che impugna l'assoluzione su singoli capi consente alla corte d'appello una rinnovazione estesa dell'istruttoria su quei reati; non sempre le questioni difensive sul principio devolutivo o su inammissibilità formale dell'appello sono fondate.
  • Condotte apparentemente compatibili con la normativa amministrativa sugli appalti (es. fornitura di elenchi di imprese o costituzione di ATI) possono assumere rilevanza penale se risultano funzionali a una procedura fittizia o a una collusione volta a simulare concorrenza.
  • Per il reato di peculato è necessario un convincente apparato probatorio che dimostri l'uso privato della cosa pubblica; annotazioni o registri parziali non bastano senza riscontri ulteriori.
  • La prescrizione può estinguere il reato anche quando la Corte ritenga sussistenti elementi di responsabilità; questo comporta che, in casi simili, l'esito processuale può essere parzialmente favorevole all'imputato nonostante accertamenti di colpa.
  • Le statuizioni civili possono sopravvivere all'annullamento penale per prescrizione quando il danno all'immagine dell'ente sia stato comunque accertato; le questioni di responsabilità civile vanno valutate separatamente.
  • Nel ricorso per cassazione la Corte di legittimità interviene prevalentemente su questioni di diritto e motivazione: censure che richiedano una diversa valutazione integrale delle prove sono difficilmente accolte se comportano un sindacato sul merito.

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