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Sentenza

Sentenza n. 2814/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 5

per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria (Sezione Prima) n. 1557/2025, resa tra le parti.

Giustizia amministrativa202508643

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VSentenzaGiudizio di ottemperanza

Atto impugnato: Sentenza parziale del TAR Calabria n. 1557/2025, che aveva respinto la domanda di ottemperanza relativa alla sentenza n. 448/2023 e al decreto regionale n. 3625/2024

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (regione)

Prevale l’amministrazione

La controversia

L'impresa, già concessionaria del servizio di trasporto pubblico locale, era stata inclusa nel piano regionale di ristrutturazione del debito previsto per i servizi svolti fino al 31 dicembre 2007, con il riconoscimento di un importo di euro 2.102.191,74. Non essendo stato formalizzato l'accordo transattivo, aveva diffidato la Regione a concludere il procedimento. Il TAR Calabria, con sentenza n. 448/2023, aveva accolto il ricorso avverso il silenzio e ordinato alla Regione di concludere il procedimento con un provvedimento espresso. La Regione aveva successivamente adottato la nota del 12 gennaio 2024 e il decreto n. 3625 del 15 marzo 2024, sostenendo l'inconciliabilità delle posizioni e l'assenza delle condizioni per stipulare la transazione. L'impresa aveva impugnato tali atti chiedendone la declaratoria di nullità per violazione o elusione del giudicato e, in subordine, l'annullamento per difetto assoluto di motivazione, carenza dei presupposti ed eccesso di potere. Il TAR aveva respinto la domanda di ottemperanza, ritenendo il decreto regionale un provvedimento espresso, seppure negativo, conclusivo della procedura. In appello, l'impresa ha sostenuto che il decreto non fosse conclusivo, ma interlocutorio e soprassessorio, poiché rinviava la definizione della vicenda a un futuro mutamento dell'orientamento amministrativo o a nuove sentenze, e che comunque integrasse un'elusione del giudicato.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto l'appello e confermato la sentenza del TAR. Ha ritenuto che il decreto regionale n. 3625/2024, pur determinando un arresto del procedimento e pur rinviando eventualmente il soddisfacimento della pretesa a un accadimento futuro, contenesse una decisione negativa e motivata sull'istanza dell'impresa. Tale contenuto reiettivo gli conferisce immediata lesività e lo rende autonomamente impugnabile, ma non impedisce di considerarlo un provvedimento espresso conclusivo del procedimento. L'obbligo derivante dalla sentenza n. 448/2023 consisteva nell'adozione di una decisione espressa sulla pretesa, non nell'adozione di una decisione favorevole né nella stipula necessaria dell'accordo transattivo. Poiché la Regione ha adottato un atto dispositivo di diniego, l'obbligo conformativo derivante dal giudicato è stato adempiuto e non sussiste né violazione né elusione del giudicato. Le spese sono state compensate in ragione delle difficoltà di accertamento della vicenda fattuale.

Norme richiamate

  • art. 25, comma 11-quinquies, d.l. 69/2013, convertito dalla l. 98/2013

    Prevede la predisposizione di un piano di ristrutturazione del debito relativo al servizio di trasporto pubblico regionale e locale fino al 31 dicembre 2012, da sottoporre all'approvazione dei ministeri competenti.

  • art. 117 c.p.a.

    Disciplina l'azione avverso il silenzio dell'amministrazione, finalizzata a ottenere l'accertamento dell'obbligo di provvedere.

  • art. 21-septies l. 241/1990

    È stato invocato per chiedere la declaratoria di nullità degli atti regionali per violazione o elusione del giudicato; la domanda è stata respinta poiché l'amministrazione ha adottato un provvedimento espresso conclusivo.

  • art. 1988 c.c.

    Richiamato nella disciplina istruttoria del piano per precisare che l'eventuale accordo transattivo non avrebbe costituito ricognizione di debito o promessa di pagamento.

Massime di principio

  • L'obbligo dell'amministrazione accertato con una sentenza sul silenzio consiste nell'adozione di un provvedimento espresso e dispositivo sulla domanda del privato, non necessariamente nell'accoglimento della domanda o nella stipula dell'atto richiesto.
  • Un atto amministrativo che esprime un diniego motivato sull'istanza del privato conclude il procedimento e assolve l'obbligo di provvedere derivante da una sentenza sul silenzio, anche se la decisione è negativa e lesiva dell'interesse pretensivo.
  • Il rinvio del soddisfacimento dell'interesse del privato a un eventuale accadimento futuro può determinare un arresto del procedimento e rendere l'atto immediatamente lesivo e impugnabile, ma non comporta di per sé l'inesistenza di un provvedimento conclusivo quando l'amministrazione abbia assunto una decisione dispositiva di diniego.
  • La violazione o elusione del giudicato non sussiste quando l'amministrazione, in esecuzione dell'ordine giudiziale di concludere il procedimento, adotta una determinazione espressa sul merito dell'istanza, salva la possibilità di contestarne autonomamente la legittimità mediante azione di annullamento.

Come è indicizzato

MaterieTrasporto pubblico localeGiudizio di ottemperanza
RamiServizi pubbliciProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneOttemperanza e commissario ad actaEffetto conformativo e riedizione del potereNullità del provvedimento

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