Cassazione Civile, Ordinanza n. 33441/2022 del 14/11/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (banca)
La controversia
La controversia nasce da un contratto di mutuo fondiario con ipoteca su un immobile acquistato da una mutuataria poi inadempiente. In sede esecutiva l'immobile risultò insistente su un fondo demaniale gravato da uso civico, con conseguente improcedibilità dell'esecuzione per inalienabilità del bene. La banca convenne il notaio rogante sostenendo che questi, quale professionista incaricato della stipula, avrebbe dovuto compiere visure e verifiche più approfondite, estese fino alla particella catastale originaria e presso gli uffici competenti sugli usi civici, così da rilevare il vincolo e informare le parti dell'incommerciabilità del bene. Il Tribunale accolse la domanda risarcitoria e la Corte d'appello la ridusse solo quanto agli interessi e alla decorrenza della rivalutazione. In cassazione il notaio dedusse: 1) violazione dell'art. 1176, comma 2, c.c., sostenendo che non gli fosse esigibile un accertamento ulteriore sugli usi civici in assenza di specifici indici di rischio, che egli avesse già effettuato le ordinarie visure catastali e conservatorili, e che la presenza di un perito estimatore e la natura urbana del bene escludessero ulteriori controlli; 2) violazione dell'art. 2236 c.c., assumendo che, se vi era errore, esso atteneva a questioni di particolare difficoltà e quindi a imperizia, con applicazione del regime di responsabilità limitata; 3) omesso esame delle contestazioni sulla quantificazione del danno, in particolare sul valore dell'immobile e sulla dedotta possibilità per la banca di recuperare il credito con ulteriori iniziative esecutive o attraverso la purgazione dell'ipoteca da parte di terzi, con riduzione del danno per concorso colposo del creditore; 4) illegittimità della condanna alle spese, anche perché vi era stata soccombenza reciproca dopo la parziale riforma in appello.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato integralmente il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo perché il notaio, incaricato della stipula di un atto avente ad oggetto diritti reali immobiliari, deve compiere le attività necessarie ad assicurare serietà e certezza degli effetti dell'atto, incluso il dovere di informazione e consiglio sulle eventuali esistenze di usi civici che incidano sulla commerciabilità del bene; ha richiamato e condiviso un recentissimo precedente conforme. Ha dichiarato infondato anche il secondo motivo, escludendo che la ricerca sugli usi civici integri una questione di particolare difficoltà tale da attrarre la disciplina dell'art. 2236 c.c., trattandosi di attività rientrante nella normale diligenza professionale. Il terzo motivo è stato dichiarato inammissibile in entrambe le sue articolazioni: la prima censura era non autosufficiente e comunque inammissibile perché non chiaramente riferita alla specifica critica svolta in appello; la seconda introduceva un novum, poiché la possibilità di recupero del credito tramite ulteriori azioni esecutive o purgazione non risultava dedotta nei gradi di merito. Il quarto motivo è stato rigettato: la condanna alle spese è stata ritenuta legittima, poiché la soccombenza reciproca consente ma non impone la compensazione, e il giudice d'appello aveva correttamente rivalutato le spese dopo la riforma parziale della sentenza di primo grado. La Corte ha inoltre posto a carico del ricorrente le spese del giudizio di legittimità e l'ulteriore contributo unificato.
Norme richiamate
Il notaio, quale professionista, deve usare la diligenza qualificata richiesta dalla natura dell'attività svolta e compiere le verifiche necessarie a garantire la serietà e certezza degli effetti dell'atto.
La limitazione di პასუხისმგabilità per problemi di speciale difficoltà non si applica alla verifica della presenza di usi civici, rientrante nella normale diligenza professionale del notaio.
art. 360, primo comma, n. 3 c.p.c.
È il parametro dedotto per i motivi di violazione di legge relativi alla diligenza professionale e all'art. 2236 c.c.
art. 360, primo comma, n. 5 c.p.c.
È richiamato per il motivo sulla pretesa omissione di esame delle contestazioni sul danno, ma la Corte rileva inammissibilità e novum.
È richiamato dal ricorrente nella prospettazione del danno, ma la Corte non accoglie la censura perché fondata su fatti nuovi e non dedotti in merito.
È invocato per il concorso colposo del creditore, ma la relativa deduzione è stata ritenuta un novum e quindi inammissibile.
La soccombenza reciproca consente, ma non impone, la compensazione delle spese.
art. 13, comma 1 quater, d.p.r. 115/2002
In caso di rigetto del ricorso, la Corte dà atto dei presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
art. 13, comma 1 bis, d.p.r. 115/2002
È la base del contributo unificato aggiuntivo richiamato dalla Corte in caso di rigetto.
art. 21 l. 1766/1927
È richiamato nel fatto storico per spiegare l'improcedibilità dell'esecuzione su beni gravati da uso civico, in quanto non alienabili o cedibili.
È evocato dalla Corte solo in via argomentativa per qualificare come possibile errore di contenuto della documentazione richiamata, ma non costituisce il fondamento della decisione.
È richiamato dal ricorrente per sostenere che il certificato di destinazione urbanistica riguarderebbe solo i terreni; la Corte considera questa deduzione un novum.
È menzionato dal ricorrente quale norma trasfusa dall'art. 18 l. 47/1985; la Corte non ne fa applicazione decisoria.
Massime di principio
- Il notaio incaricato della stipula di un atto avente ad oggetto diritti reali immobiliari non può limitarsi alle sole verifiche formali dei registri, ma deve compiere le indagini necessarie, secondo diligenza professionale qualificata, per assicurare la serietà e la certezza degli effetti dell'atto e per informare e consigliare le parti su vincoli giuridici incidenti sulla commerciabilità del bene.
- La verifica dell'eventuale esistenza di usi civici gravanti sul bene oggetto di ipoteca rientra nel normale dovere professionale del notaio e non integra, di regola, una questione di speciale difficoltà ai fini dell'art. 2236 c.c.
- La presenza di altri tecnici incaricati nella procedura o nell'operazione economica non esonera il notaio dall'adempimento dei propri obblighi di controllo e di consiglio, né trasferisce sul cliente un concorso colposo per non avere il cliente supplito alle omissioni del professionista.
- In cassazione sono inammissibili le censure che si risolvono nella prospettazione di nuovi fatti o nuove difese non dedotti nei gradi di merito, come la possibilità di recuperare il credito tramite ulteriori iniziative esecutive o la riduzione del danno per iniziative alternative non previamente allegate.
- In tema di spese processuali, la soccombenza reciproca attribuisce al giudice il potere discrezionale di compensare, ma non gli impone di farlo; resta quindi legittima la condanna integrale della parte soccombente anche in presenza di parziale accoglimento dell'appello.
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