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Cassazione Civile, Ordinanza n. 15984/2025 del 15/06/2025

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (datore di lavoro)

La controversia

Un dipendente di un ente pubblico regionale, assunto come operaio specializzato IV livello del CCNL di settore, ha agito per ottenere: a) il pagamento delle ore di tragitto casa-lavoro e ritorno; b) il compenso per 20 minuti di lavoro straordinario per ogni giornata lavorativa, per il periodo febbraio 2015-giugno 2020; c) un risarcimento o indennità per la mancata messa a disposizione di acqua potabile, servizi igienici e rifugio/spogliatoio. Il Tribunale ha accolto solo la domanda sugli straordinari e liquidato una somma inferiore a quella richiesta. L'ente ha appellato deducendo, tra l'altro, che il lavoro straordinario non era stato autorizzato e che mancava prova documentale nei tabulati o nei fogli presenza controfirmati. La Corte d'appello ha rigettato l'impugnazione. In cassazione l'ente ha dedotto, con il primo motivo, la nullità della sentenza e la violazione dell'art. 345, comma 2, c.p.c., sostenendo che il rilievo relativo all'assenza di autorizzazione dello straordinario fosse una nuova eccezione/difesa tardiva in appello; con il secondo motivo ha denunciato violazione delle norme sul pubblico impiego contrattualizzato e sull'art. 3, comma 83, L. 244/2007, per avere la Corte territoriale valorizzato testimonianze senza verificare la documentazione prescritta e senza considerare l'assenza di provvedimenti autorizzativi.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso nei limiti di cui in motivazione. Ha ritenuto infondato il rilievo secondo cui la contestazione dell'assenza di autorizzazione fosse preclusa come nova in appello: la questione dell'autorizzazione preventiva costituisce fatto costitutivo del diritto al compenso straordinario e può essere verificata dal giudice anche d'ufficio, sicché la relativa difesa dell'ente non era nuova. Ha invece accolto il secondo motivo, rilevando che la Corte d'appello non aveva svolto il necessario accertamento in fatto sulla sussistenza di un'autorizzazione preventiva al lavoro straordinario, che nel pubblico impiego contrattualizzato integra presupposto del diritto alla retribuzione; perciò la sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'appello di Bari in diversa composizione, anche per le spese.

Norme richiamate

  • art. 113 c.p.c.

    Richiamato dal ricorrente per denunciare la violazione del principio iura novit curia; la Corte rileva che la questione dell'autorizzazione preventiva doveva essere affrontata d'ufficio dal giudice di merito.

  • art. 345, comma 2, c.p.c.

    La preclusione per domande o eccezioni nuove in appello non opera quando la deduzione concerne un fatto costitutivo del diritto già controverso e non introduce un nuovo tema d'indagine; nel caso concreto la contestazione dell'assenza di autorizzazione non era nuova.

  • art. 2 d.lgs. n. 165 del 2001

    Richiamato quale norma di inquadramento del pubblico impiego contrattualizzato e del suo raccordo con i principi civilistici sul compenso per lavoro straordinario.

  • art. 40 d.lgs. n. 165 del 2001

    Richiamato nel coordinamento tra disciplina collettiva e diritto al compenso per lo straordinario nel pubblico impiego privatizzato.

  • art. 3, comma 83, L. n. 244 del 2007

    Richiamato dalla ricorrente per sostenere la necessità di documentazione specifica (cartellini/fogli presenza controfirmati) a prova del lavoro straordinario.

  • art. 97 Cost.

    Utilizzato per valorizzare il raccordo tra autorizzazione allo straordinario, esigenze di buon andamento e compatibilità della spesa pubblica.

  • art. 2108 c.c.

    Nel pubblico impiego contrattualizzato prevede il diritto al compenso per lavoro straordinario se debitamente autorizzato.

  • art. 2126 c.c.

    Opera quale criterio integrativo: se la prestazione è svolta con consenso/autorizzazione datoriale, il compenso è dovuto anche se l'autorizzazione è illegittima o contraria a regole collettive.

  • art. 36 Cost.

    Richiamato per ribadire la necessità di assicurare al lavoratore la retribuzione della prestazione resa.

Massime di principio

  • Nel pubblico impiego contrattualizzato, il compenso per il lavoro straordinario presuppone la previa autorizzazione dell'amministrazione, che costituisce fatto costitutivo del diritto del lavoratore e deve essere allegato e provato.
  • La contestazione in appello dell'assenza di autorizzazione dello straordinario non è necessariamente eccezione nuova vietata dall'art. 345, comma 2, c.p.c., se resta entro il perimetro della pretesa già controversa e non introduce un nuovo tema di indagine.
  • Il giudice di merito deve verificare la sussistenza dell'autorizzazione preventiva anche d'ufficio, perché essa è presupposto normativo del diritto alla retribuzione dello straordinario.
  • Nel pubblico impiego privatizzato, una prestazione straordinaria resa con consenso, anche implicito, del datore di lavoro va remunerata anche se la richiesta o l'autorizzazione sia illegittima o contraria a limiti contrattuali o di spesa.
  • L'assenza di specifica documentazione prevista dalla disciplina interna o collettiva non esonera il giudice dal verificare in concreto se vi sia stata autorizzazione/consenso datoriale e se il lavoratore abbia assolto l'onere di allegazione e prova.

Come è indicizzato

MaterieRetribuzione e TFRImpugnazioni
RamiLavoroProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaBuona fede e correttezza

Testo integrale

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