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Sentenza

Sentenza del 18/05/2018 n. 101 - Comm. Trib. Reg. Friuli Venezia Giulia

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

L’Agenzia delle Entrate aveva qualificato come redditi imponibili le somme che il contribuente aveva prelevato dall’impresa negli anni 2008-2011, ritenendole proventi derivanti dalla bancarotta fraudolenta per distrazione. Il contribuente contestava, tra l’altro, la legittimità del raddoppio dei termini per l’anno 2008, l’efficacia della sentenza di applicazione della pena ex art. 444 c.p.p., l’esistenza di un reddito imponibile e la corretta qualificazione fiscale delle somme. Sosteneva inoltre che i prelievi erano stati compensati da ingenti versamenti e impieghi effettuati per ripianare i debiti dell’impresa.

La decisione

La Commissione Tributaria Regionale ha riunito i procedimenti e ha accolto l’appello principale dell’Agenzia delle Entrate, ritenendo errate le sentenze di primo grado nella parte in cui avevano accolto la questione del contraddittorio endoprocedimentale, poiché tale eccezione era stata introdotta con memoria non notificata oppure oralmente in udienza, in violazione delle forme previste per i motivi aggiunti. Tuttavia, ha accolto anche l’appello incidentale del contribuente nel merito, rilevando che le somme prelevate erano state ampiamente riversate nell’impresa o utilizzate per estinguere debiti aziendali. Nel periodo considerato, a fronte di prelievi complessivi pari a circa 455.848,80 euro, il contribuente aveva effettuato apporti superiori a 700.000 euro. Non risultando provato che i prelievi costituissero effettivo maggior reddito personale imponibile, gli avvisi di accertamento sono stati annullati. Le spese di entrambi i gradi sono state compensate.

Norme richiamate

  • Art. 216, comma 1, Legge fallimentare

    bancarotta fraudolenta per distrazione

    La condanna penale o l’applicazione della pena per bancarotta non dimostra automaticamente che tutte le somme distratte costituiscano reddito personale imponibile del titolare. Occorre provare l’effettivo arricchimento o la disponibilità reddituale del contribuente.

  • Art. 444 c.p.p.

    applicazione della pena su richiesta delle parti

    La sentenza di patteggiamento è rilevante nel procedimento tributario come elemento probatorio, ma non determina automaticamente la qualificazione fiscale delle somme né prova, da sola, l’esistenza di un reddito imponibile.

  • Art. 14, comma 4, Legge n. 537/1993

    i proventi derivanti da fatti, atti o attività qualificabili come illecito civile, penale o amministrativo devono intendersi ricompresi nelle categorie di reddito di cui all’art. 6, comma 1, del TUIR

    I proventi illeciti sono normalmente tassabili, salvo che siano stati sequestrati, confiscati o restituiti nello stesso periodo d’imposta in cui sarebbero stati imponibili. La tassazione richiede comunque la prova dell’effettiva natura reddituale del provento.

  • Art. 43, comma 3, DPR n. 600/1973

    raddoppio dei termini di accertamento

    Il tema del raddoppio dei termini non è stato decisivo per l’esito finale, poiché gli avvisi sono stati annullati per carenza di prova del reddito imponibile.

  • Art. 24, D.Lgs. n. 546/1992

    memorie integrative e motivi aggiunti

    Le domande e i motivi nuovi devono essere introdotti mediante atto notificato alle altre parti e depositato nei termini previsti. Una censura proposta oralmente in udienza o con memoria non notificata è inammissibile e non può ampliare validamente il thema decidendum.

  • Art. 67 e seguenti, DPR n. 917/1986

    La mera movimentazione di denaro tra il patrimonio personale e quello dell’impresa non integra automaticamente un reddito diverso: l’Amministrazione deve individuare e dimostrare la specifica categoria reddituale e l’effettivo incremento patrimoniale.

Massime di principio

  • La qualificazione penale di una somma come distratta o illecitamente sottratta non comporta automaticamente che la stessa somma sia reddito imponibile: l’Amministrazione deve dimostrare l’effettivo arricchimento personale del contribuente.
  • Versamenti, bonifici, pagamenti di debiti aziendali e altre movimentazioni documentate possono escludere o ridurre l’imponibile presunto, soprattutto quando dimostrano che le somme sono state reinvestite nell’impresa.
  • La sentenza di patteggiamento può essere utilizzata come elemento di prova, ma non equivale a una confessione fiscale né risolve da sola il problema della natura reddituale delle somme.
  • Per applicare la tassazione dei proventi illeciti è necessario collegare concretamente il provento a una categoria reddituale e verificare se sia stato effettivamente acquisito dal contribuente.
  • Le eccezioni e i motivi aggiunti nel processo tributario devono essere proposti con le forme previste dalla legge: una memoria non notificata o una censura formulata oralmente in udienza può essere dichiarata inammissibile.
  • In presenza di presunzioni fiscali basate su prelievi bancari, il contribuente può contrastarle fornendo una ricostruzione analitica e documentata dei successivi versamenti, delle restituzioni e dell’utilizzo aziendale delle somme.

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