Cassazione Civile, Ordinanza n. 26503/2021 del 29/09/2021
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (contribuente)
La controversia
La controversia nasce da avvisi di liquidazione dell’imposta di registro emessi in relazione a una serie di fatture/atti di vendita, registrati a fine dicembre 2006, con cui una società aveva ceduto all’altra macchinari e altri beni strumentali utilizzati nell’attività di produzione di pasticceria conservata. L’Amministrazione aveva riqualificato tali atti come cessione d’azienda o di ramo d’azienda, applicando l’imposta proporzionale di registro e recuperando maggiore imposta oltre sanzioni. La società contribuente aveva impugnato gli avvisi sostenendo, tra l’altro, che non fosse possibile utilizzare elementi extratestuali o atti collegati per trasformare una vendita di beni in cessione d’azienda e che, comunque, le fatture ricevute consentissero la detrazione dell’IVA. In Cassazione la ricorrente ha articolato quattro motivi: omesso esame di un fatto decisivo; violazione degli artt. 2555 e 2697 c.c. e motivazione apparente per aver la CTR ritenuto sufficiente, ai fini della cessione d’azienda, la sola esistenza delle fatture di vendita dei beni; violazione dell’art. 51 d.P.R. 131/1986 per avere l’imposta di registro calcolata non sul valore dell’azienda ma sull’importo di alcune fatture; violazione degli artt. 19, 21 e 30 d.P.R. 633/1972 in tema di detrazione IVA.
La decisione
La Corte ha accolto solo il secondo motivo, nei limiti indicati in motivazione, ritenendo assorbiti gli altri. Ha affermato che, alla luce dell’art. 20 d.P.R. 131/1986 come interpretato dalla Corte costituzionale, l’imposta di registro deve essere applicata in base agli effetti giuridici dell’atto presentato a registrazione e agli elementi desumibili dall’atto stesso, senza poter valorizzare elementi extratestuali o atti collegati per costruire una diversa fattispecie imponibile. In questa vicenda, essendo stato prospettato dall’Ufficio un caso di vendita di beni mobili, non era consentito trasformarlo in cessione d’azienda facendo leva sulla sostanza economica complessiva dell’operazione. La Corte ha quindi cassato la sentenza della CTR e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, ha deciso nel merito accogliendo il ricorso introduttivo della contribuente. Le spese dell’intero giudizio sono state compensate per il consolidarsi dell’orientamento solo nel corso del processo.
Norme richiamate
omesso esame di fatto decisivo per il giudizio
Richiamato come parametro del primo motivo di ricorso, ma non accolto perché assorbito dal motivo ritenuto fondato.
Invocati dalla ricorrente per contestare la qualificazione della vendita di beni come cessione d’azienda e il riparto dell’onere probatorio; il motivo è stato accolto solo nei limiti della censura sulla prova e sulla qualificazione dell’operazione.
Richiamato nel terzo motivo; la Corte non lo applica per sostenere la riqualificazione economica dell’operazione e assorbe la censura.
artt. 19, 21 e 30 d.P.R. 633/1972
Richiamati nel quarto motivo in tema di detrazione IVA; il motivo è stato assorbito.
secondo la intrinseca natura e gli effetti giuridici dell’atto presentato alla registrazione
La norma va letta come disposizione che consente di valorizzare solo gli elementi desumibili dall’atto registrato, non anche elementi extratestuali o atti collegati privi di nesso testuale, salvo le ipotesi espressamente previste dal testo unico; l’imposta di registro resta un’imposta d’atto.
art. 53 Cost.
Richiamato nel percorso motivazionale della Corte sulla questione di legittimità costituzionale dell’art. 20 d.P.R. 131/1986, ma la Consulta ha ritenuto non fondata la censura.
art. 3 Cost.
Parimenti richiamato in relazione alla questione costituzionale sull’art. 20 d.P.R. 131/1986, ritenuta non fondata.
Evocato per chiarire che l’eventuale profilo abusivo di un’operazione può rilevare sotto il diverso istituto dell’abuso del diritto, con le relative garanzie procedimentali, e non mediante un’interpretazione estensiva dell’art. 20.
Massime di principio
- In materia di imposta di registro, l’art. 20 d.P.R. 131/1986 impone di qualificare l’atto in base alla sua intrinseca natura e ai suoi effetti giuridici desumibili dal testo, senza poter costruire una diversa fattispecie imponibile valorizzando elementi extratestuali o il collegamento con altri atti, salvo specifiche previsioni di legge.
- La riqualificazione dell’atto non può spingersi fino a travalicare lo schema negoziale tipico effettivamente adottato dalle parti: se l’Ufficio assume una vendita di beni, non può trasformarla in cessione d’azienda facendo leva solo sull’identità del risultato economico complessivo.
- L’eventuale profilo elusivo di un’operazione non può essere surrettiziamente assorbito nell’interpretazione dell’art. 20, ma deve essere eventualmente fatto valere secondo la disciplina dell’abuso del diritto, con i relativi presupposti sostanziali e procedimentali.
- Quando la questione controversa è risolta in diritto e non richiede ulteriori accertamenti di fatto, la Corte di cassazione può cassare la sentenza impugnata e decidere nel merito, accogliendo o rigettando la domanda originaria.
- Se il consolidamento dell’orientamento giurisprudenziale interviene nel corso della controversia, può giustificarsi la compensazione integrale delle spese di lite.
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