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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21550/2024 del 30/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente, ultrasettantaduenne, impugna l'ordinanza di rigetto dell'istanza di sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere applicata per il reato di cui all'art. 73 DPR 309/90. Lamenta violazione di legge e vizio di motivazione ex artt. 274 co.1 lett. c) e 275 co.4 c.p.p., sostenendo che il divieto generale di carcerazione per gli ultrasettantenni (art.275 co.4) può essere derogato solo per esigenze cautelari eccezionali e che, nel caso, il giudice avrebbe fondato la misura unicamente su precedenti penali e relazioni passate, senza valutare l'età, la mancata attualità dei precedenti, l'assenza di elementi nuovi a carico e l'inefficacia di argomentazioni quali il ritrovamento di un veicolo o i rapporti familiari; contesta inoltre la mancata specificazione del rischio per le indagini o della genuinità della prova e la valutazione negativa di circostanze personali (es. lutto familiare).

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto la motivazione del Tribunale del Riesame congrua e corretta in diritto: pur riconoscendo il limite alla carcerazione degli ultrasettantenni, il giudice di merito ha adeguatamente spiegato la persistenza di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza basate su elementi attuali e specifici (attività di spaccio non episodica e strutturata con plurimi canali di approvvigionamento, continuità dell'attività anche dopo l'arresto del fornitore, partecipazione e complicità familiare nella gestione dell'attività, rapporti con soggetti della 'ndrangheta, inosservanza di prescrizioni precedenti). Ha inoltre motivatamente escluso che gli arresti domiciliari o il braccialetto elettronico fossero idonei a impedire la reiterazione. La Corte ha ricordato i limiti della sindacabilità in sede di legittimità (impossibilità di rivedere nel merito la valutazione degli elementi di fatto) e ha disposto la condanna del ricorrente alle spese processuali e gli avvisi previsti dagli artt. di legge richiamati.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Per i soggetti ultrasettantenni il divieto di custodia in carcere previsto dall'art.275 co.4 c.p.p. può essere derogato solo quando emergano esigenze cautelari di grado eccezionale e attuale: non basta l'esistenza di precedenti penali, occorre dimostrare una concreta e attuale probabilità di reiterazione.
  • La persistenza di un'attività illecita strutturata (es. rete di spaccio con molteplici canali e collaboratori), la continuità dell'attività nonostante arresti di fornitori e il coinvolgimento di familiari possono giustificare la custodia cautelare anche per detenuti di età avanzata, poiché rendono inefficaci misure meno afflittive come gli arresti domiciliari o il braccialetto elettronico.
  • Il giudice di legittimità in materia cautelare è limitato a verificare la legittimità e la congruità della motivazione del giudice di merito: non può rivedere i fatti o sostituirsi a una diversa valutazione degli elementi probatori, salvo vizio di legge o manifesta illogicità della motivazione.
  • Per resistere a censure sul punto dell'età, il provvedimento di custodia deve esporre ragioni specifiche e attuali che rendano inefficaci le misure alternative; la semplice richiamata gravità dei precedenti, senza collegamento con l'attualità del pericolo, può non essere sufficiente.
  • La valutazione dell'adeguatezza delle misure alternative (arresti domiciliari, braccialetto elettronico) deve considerare l'ambiente familiare e sociale: un domicilio nel quale esiste connivenza o partecipazione alle attività illecite può rendere tali misure inidonee.

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