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Cassazione Civile, Ordinanza n. 27537/2021 del 11/10/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (datore di lavoro)

La controversia

La controversia nasce dalla successione di numerosi contratti di lavoro a tempo determinato intercorsi tra un lavoratore e un consorzio di bonifica della Regione Sicilia a partire dal 2000 per circa dodici anni. In primo grado era stata riconosciuta la conversione del rapporto in tempo indeterminato e il risarcimento del danno; in appello, invece, la sentenza è stata riformata e le domande del lavoratore sono state respinte. In Cassazione il lavoratore ha proposto quattro motivi: con il primo ha denunciato violazione di norme statali e regionali sostenendo che i consorzi di bonifica siciliani resterebbero soggetti alla disciplina del d.lgs. n. 368 del 2001 e che sarebbe possibile la conversione del rapporto a termine illegittimo in rapporto a tempo indeterminato; con il secondo ha dedotto la violazione delle norme sul risarcimento del danno per l’abusiva reiterazione dei contratti a termine, sostenendo che il parametro dell’art. 32, comma 5, L. n. 183 del 2010 sarebbe applicabile anche se la conversione non fosse consentita; con il terzo ha lamentato omessa pronuncia sul risarcimento del danno, dedotto come conseguenza della precarizzazione illegittima del rapporto; con il quarto ha censurato la motivazione della sentenza per asserita carenza argomentativa sul medesimo punto risarcitorio.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo perché la giurisprudenza consolidata, anche alla luce di Corte cost. n. 80 del 2018 e di Cass. n. 274 del 2019, esclude la conversione in rapporto a tempo indeterminato dei contratti a termine stipulati dai consorzi di bonifica siciliani in violazione dei limiti regionali. Ha dichiarato inammissibili il secondo, terzo e quarto motivo perché non colpivano la ratio decidendi della sentenza impugnata: la Corte d’appello non aveva affermato in astratto l’inammissibilità del risarcimento, ma aveva interpretato la domanda introduttiva come limitata alla richiesta di danni correlata alla conversione del rapporto, senza deduzione autonoma del danno da abusiva reiterazione dei contratti. Il ricorrente è stato inoltre condannato alle spese del giudizio di legittimità e al versamento dell’ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 368 del 2001

    richiamato dal ricorrente per sostenere l'applicabilità della disciplina generale del contratto a termine ai consorzi di bonifica siciliani; la Corte nega che esso consenta la conversione nei casi disciplinati dalla normativa regionale speciale

  • L.R. Sicilia n. 12 del 1991, art. 1, comma 1-bis

    citato dal ricorrente tra le norme asseritamente violate

  • L.R. Sicilia n. 45 del 1995, art. 32

    norma regionale che pone il divieto di nuove assunzioni fuori organico e a tempo indeterminato, salvo eccezioni; la Corte la considera non derogata dalla L.R. n. 76 del 1995

  • L.R. Sicilia n. 76 del 1995

    la legge non deroga al divieto di assunzioni a tempo indeterminato ma si pone in continuità sistematica con la disciplina precedente; disciplina l'uso del contratto a termine per i consorzi di bonifica entro limiti specifici

  • artt. 3 e 4 L.R. Sicilia n. 76 del 1995

    contengono i limiti al ricorso al contratto a tempo determinato da parte dei consorzi di bonifica; la violazione non consente la trasformazione del rapporto

  • art. 32, comma 5, L. n. 183 del 2010

    richiamato dal ricorrente come parametro risarcitorio; la Corte non entra nel merito della sua applicabilità al caso concreto perché le censure non colgono la ratio decidendi

  • art. 1218 c.c.

    richiamato come base della responsabilità contrattuale per l'abusivo ricorso al termine, secondo l'orientamento giurisprudenziale richiamato dalla Corte

  • art. 36, comma 5, d.lgs. n. 165 del 2001

    invocato dal ricorrente in tema di conseguenze dell'illegittimo ricorso al contratto a termine

  • art. 112 c.p.c.

    richiamato per denunciare omessa pronuncia; la Corte esclude il vizio perché la sentenza d'appello si è pronunciata sulla domanda così come interpretata

  • art. 132 c.p.c.

    richiamato per censurare la motivazione; la Corte esclude il vizio perché la motivazione è coerente con l'interpretazione della domanda

  • art. 366, comma 1, n. 4, c.p.c.

    la Corte lo richiama per affermare che il ricorso per cassazione deve contenere motivi specifici, completi e riferibili alla decisione impugnata

  • art. 118 disp. att. c.p.c.

    richiamato nel rinvio alla motivazione di precedente giurisprudenza

  • art. 2126 c.c.

    le prestazioni di fatto rese in violazione dei limiti al contratto a termine producono i diritti previsti da questa norma

  • art. 91 c.p.c.

    base della condanna alle spese secondo il criterio della soccombenza

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    consente il raddoppio del contributo unificato in caso di rigetto del ricorso

  • art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002

    richiamato come parametro per l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato

  • Corte cost. n. 80 del 2018

    richiamata quale precedente costituzionale di riferimento sulla disciplina regionale dei consorzi di bonifica

  • Cass. n. 274 del 2019

    precedente di legittimità seguito dalla Corte sulla non convertibilità dei contratti a termine dei consorzi di bonifica siciliani

  • Sez. Un. n. 5072 del 2016

    richiamata per il principio della responsabilità contrattuale nell'abusivo ricorso al contratto a termine

  • Cass. n. 11374 del 2016

    richiamata per il medesimo principio sulla responsabilità contrattuale

  • Cass. n. 22981 del 2020

    citata come ulteriore conferma dell'orientamento consolidato

  • Cass. n. 3140 del 2019

    citata come ulteriore conferma dell'orientamento consolidato

  • Cass. n. 17125 del 2007

    richiamata sul requisito della specificità dei motivi di ricorso per cassazione

  • Cass. n. 20652 del 2009

    richiamata sul requisito della specificità dei motivi di ricorso per cassazione

Massime di principio

  • Per i consorzi di bonifica della Regione Sicilia, la disciplina regionale speciale esclude la conversione in rapporto a tempo indeterminato dei contratti a termine stipulati in violazione dei limiti posti dalla normativa regionale, anche se il rapporto sia stato reiterato nel tempo.
  • La legge regionale che autorizza il ricorso al contratto a termine entro determinati limiti non deroga al divieto generale di nuove assunzioni a tempo indeterminato, ma si coordina con esso in continuità sistematica.
  • La prestazione lavorativa resa in violazione dei limiti legali al contratto a termine può dare luogo ai diritti previsti per le prestazioni di fatto e a responsabilità contrattuale, ma non alla sanatoria del rapporto nullo mediante conversione.
  • In cassazione le censure devono essere specifiche e riferite alla reale ratio decidendi della sentenza impugnata; è inammissibile il motivo che attribuisca al giudice di merito una statuizione diversa da quella effettivamente resa o che non si confronti con l'interpretazione della domanda compiuta in sentenza.
  • Il vizio di omessa pronuncia o di motivazione apparente non sussiste se il giudice di merito ha deciso sulla domanda, interpretandone il contenuto in modo da escludere che comprendesse la pretesa fatta valere in cassazione.

Come è indicizzato

MaterieLavoro a termineImpugnazioni
RamiLavoroProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

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