Cassazione Civile, Ordinanza n. 10081/2025 del 16/04/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (pubblica amministrazione)
La controversia
La controversia nasce dall’occupazione, da parte del Comune, di terreni già di proprietà privata per la costruzione di un mercato coperto, in assenza di tempestivo decreto di esproprio. Dopo vari atti amministrativi e un precedente contenzioso innanzi al giudice amministrativo, il Comune ha adottato un provvedimento di acquisizione sanante ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001, con determinazione del valore del bene e dell’indennizzo per occupazione illegittima. I proprietari hanno adito la Corte d’appello competente per contestare la quantificazione. Il Comune, con ricorso principale per cassazione, ha sostenuto: 1) l’inammissibilità dell’azione proposta, perché i proprietari avrebbero dovuto impugnare anche il successivo decreto dirigenziale del 16/5/2022 e comunque avrebbero dovuto rispettare il termine decadenziale di 30 giorni previsto per l’opposizione alla stima; 2) l’erroneità della decisione d’appello in tema di prescrizione dell’indennità da occupazione illegittima, poiché il credito sarebbe sorto prima del provvedimento di acquisizione sanante e sarebbe soggetto a prescrizione quinquennale per ciascuna annualità. I proprietari, con ricorso incidentale, hanno invece censurato la stima del valore del bene, lamentando che il CTU e la Corte territoriale avessero incluso tra i costi di trasformazione anche quelli di demolizione del fabbricato esistente, in contrasto con i criteri legali di quantificazione dell’indennizzo e con la giurisprudenza di legittimità.
La decisione
La Corte di cassazione ha riunito i ricorsi. Ha respinto il primo motivo del ricorso principale del Comune, ritenendo non applicabile all’opposizione al provvedimento di acquisizione sanante il termine perentorio previsto per l’opposizione alla stima dell’indennità di esproprio, sicché la domanda dei proprietari non era inammissibile per decadenza. Ha invece accolto il secondo motivo del ricorso principale, affermando che sul periodo di occupazione illegittima antecedente opera il giudicato formatosi nel processo amministrativo, che aveva riconosciuto il ristoro solo nei limiti della prescrizione quinquennale; inoltre ha ribadito che, in tema di occupazione illegittima e acquisizione sanante, la prescrizione dell’indennità può operare per i periodi anteriori. Ha accolto anche il ricorso incidentale dei proprietari, cassando sul punto la decisione di merito perché nella stima del valore del bene non possono essere computati i costi di demolizione del fabbricato realizzato dalla stessa amministrazione, essendo irrilevanti gli effetti connessi alla realizzazione dell’opera pubblica ai fini della determinazione del valore venale. L’esito finale è quindi di accoglimento, con cassazione della decisione impugnata nei limiti dei motivi accolti e rinvio al giudice di merito per il nuovo esame dei profili interessati.
Norme richiamate
art. 42-bis d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327
il provvedimento di acquisizione sanante attribuisce un indennizzo commisurato al valore venale del bene e ai pregiudizi conseguenti; la sua disciplina non coincide con quella dell’opposizione alla stima propria dell’espropriazione ordinaria.
art. 54 d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327
il termine per l’opposizione alla stima definitiva dell’indennità di esproprio non si applica, in via diretta o analogica, alla contestazione dell’indennizzo da acquisizione sanante ex art. 42-bis.
art. 29, comma 3, d.lgs. 1 settembre 2011, n. 150
il termine decadenziale ivi previsto per l’opposizione alla stima non può essere esteso alla diversa ipotesi di contestazione dell’indennizzo stabilito nel provvedimento acquisitivo ex art. 42-bis.
nei processi con pluralità di parti, le impugnazioni successive al primo ricorso si convertono in ricorsi incidentali e vanno valutate secondo i termini propri dell’impugnazione incidentale.
concorre a disciplinare il termine per la proposizione del ricorso incidentale nel giudizio di cassazione.
giustifica la riunione dei ricorsi principale e incidentale proposti contro la stessa sentenza.
richiamato dal ricorrente principale per sostenere che la prescrizione decorre dal momento in cui il diritto può essere fatto valere, ma la Corte ha distinto il caso dell’occupazione illegittima e dell’acquisizione sanante.
richiamato dal ricorrente principale a sostegno della prescrizione quinquennale del credito risarcitorio/indennitario da occupazione illegittima.
il giudicato amministrativo formatosi sulla prescrizione dell’azione risarcitoria per occupazione illegittima spiega effetti nel presente giudizio quanto al medesimo periodo di occupazione.
richiamato per escludere che il valore dell’opera pubblica realizzata sull’area occupata possa essere ricompreso nel valore del bene ai fini dell’indennizzo; gli effetti della realizzazione dell’opera non vanno computati a favore della pubblica amministrazione.
art. 32 d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327
la valutazione del bene deve avvenire senza considerare gli effetti del vincolo preordinato all’esproprio e quelli connessi alla realizzazione dell’opera prevista.
art. 37 d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327
richiamato dal meccanismo di rinvio dell’art. 42-bis per la determinazione del pregiudizio patrimoniale.
art. 42, comma 2, lett. l), d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267
il consiglio comunale è competente per gli acquisti e le alienazioni immobiliari non rientranti nell’ordinaria amministrazione; la Corte ha ritenuto legittima la competenza del consiglio all’adozione del provvedimento di acquisizione sanante nel caso concreto.
art. 71 l. 25 giugno 1865, n. 2359
richiamato nel fatto storico per l’autorizzazione all’occupazione d’urgenza.
norma processuale richiamata come parametro dei motivi di ricorso per cassazione.
invocato dal ricorrente principale per sostenere la richiesta di cassazione senza rinvio in caso di inammissibilità.
Massime di principio
- Il termine decadenziale previsto per l’opposizione alla stima dell’indennità di esproprio non si estende automaticamente alla contestazione dell’indennizzo determinato in un provvedimento di acquisizione sanante ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001; in tale ipotesi il privato può agire nel termine ordinario di prescrizione, salvo diverse preclusioni specifiche.
- Quando su una parte del rapporto abbia già operato il giudicato amministrativo relativo al ristoro per occupazione illegittima, quel giudicato può spiegare efficacia nel successivo giudizio civile/ordinario di determinazione dell’indennizzo per il medesimo periodo di occupazione.
- In tema di occupazione illegittima e successiva acquisizione sanante, la pretesa relativa al ristoro per il periodo antecedente può essere soggetta a prescrizione quinquennale, che decorre secondo la natura del pregiudizio e delle singole annualità considerate.
- Ai fini della quantificazione dell’indennizzo da acquisizione sanante deve aversi riguardo al valore venale del bene occupato, senza includere nel valore le opere pubbliche realizzate dalla stessa amministrazione sul bene; tali opere sono estranee al valore intrinseco dell’immobile e non possono generare un indebito arricchimento del proprietario.
- Nel calcolo del valore di trasformazione di un’area, i costi da sottrarre ai ricavi attesi devono essere coerenti con il criterio legale di stima; non possono essere computati elementi che riflettano il valore o il costo dell’opera pubblica abusivamente realizzata dall’amministrazione.
- Nel giudizio di cassazione, in presenza di più impugnazioni contro la stessa sentenza, la seconda impugnazione si converte in ricorso incidentale e la sua ammissibilità va verificata secondo i termini propri dell’impugnazione incidentale.
- La competenza a deliberare l’acquisizione di beni immobili al patrimonio indisponibile dell’ente può spettare al consiglio comunale quando l’atto rientra tra gli acquisti immobiliari non affidati all’ordinaria amministrazione degli organi gestionali.
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