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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 25917/2023 del 05/09/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente chiedeva il risarcimento dei danni subiti dalla sua autovettura (Porsche Carrera 911) per infiltrazioni d'acqua che ne avevano compromesso la funzionalità mentre il veicolo era rimasto in custodia giudiziaria, dal 2005 al 2011, presso l'autofficina del Cazzoli in esecuzione di un provvedimento di sequestro penale. Il primo giudice, tramite CTU, aveva quantificato il danno in Euro 6.235,90; la Corte d'appello aveva però escluso la responsabilità del custode ritenendo che la custodia "in luogo aperto, purché recinto" fosse il contenuto normale dell'obbligazione del custode e che non sussistessero le condizioni per una tutela più rigorosa. In cassazione la ricorrente contestava, tra l'altro, la valutazione del fatto (finestrini tenuti abbassati, stato del veicolo all'affidamento) e la interpretazione normativa che derubricava a mera indennità le norme richiamate dal giudice d'appello.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il quinto, sesto e settimo motivo del ricorso principale, assorbendo i primi quattro; ha rigettato il ricorso incidentale del Ministero. La Cassazione ha affermato che l'art.59 d.P.R. 115/2002 e il D.M. 265/2006 disciplinano solo il compenso del custode e non il contenuto dell'obbligazione di conservazione, la quale deriva dall'art.259 c.p.p. e configura un'obbligazione di natura contrattuale soggetta agli obblighi di diligenza e buona fede (artt.1175-1176 c.c.) e alla responsabilità di cui all'art.1218 c.c. Poiché il giudice di primo grado aveva accertato i danni da infiltrazioni d'acqua (Euro 6.235,90) e tale accertamento non era stato efficacemente contestato, la Corte ha deciso la causa nel merito ripristinando la condanna di primo grado: gli eredi di Ferminio Cazzoli e il Ministero della Giustizia sono condannati in solido a pagare a Valentina Traversi Euro 6.235,94 (da rivalutare ISTAT dal 30/05/2011 e con interessi legali) e a rimborsare le spese di giudizio, liquidate nei termini indicati in dispositivo. La Corte ha inoltre precisato i criteri per la solidarietà e i relativi oneri probatori dei coeredi.

Norme richiamate

  • art. 59 d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115

    la Corte d'appello aveva ritenuto che la custodia in luogo aperto, purché recinto, costituirebbe il "naturale" contenuto della prestazione dovuta dal custode giudiziario

    La Corte di Cassazione ha ritenuto che tale norma rinvia alla determinazione dell'indennità di custodia e non definisce il contenuto degli obblighi di conservazione del custode; non può essere usata per escludere la responsabilità per mancata conservazione del bene

  • D.M. 2 settembre 2006 n. 265

    prevede, in attuazione dell'art. 59, le tariffe in base alle quali computare l'indennità

    Anche il D.M. disciplina le tariffe di indennità e non i doveri di custodia: non limita l'obbligo del custode di conservare la cosa nello stato in cui l'ha ricevuta

  • art. 259 cod. proc. pen.

    Fonte dell'obbligo del custode giudiziario: impone l'obbligo specifico di conservazione e di presentazione della cosa all'autorità, configurando una prestazione positiva che determina responsabilità in caso di inadempimento

  • artt. 1174, 1175, 1176 cod. civ.

    I principi di determinazione della prestazione secondo l'interesse del creditore (1174), buona fede (1175) e diligenza (1176) conformano il contenuto dell'obbligazione di custodia derivante dalla legge

  • art. 1177 cod. civ.

    Richiamato come parametro di diligenza/obblighi specifici riferibili alla custodia di cose, utile per definire il contenuto dell'obbligazione di conservazione

  • art. 1768 cod. civ.

    Norma del deposito citata dalla ricorrente per analogia: la Corte ha comunque confermato che l'obbligazione di custodia derivante dalla legge va determinata in funzione dell'interesse creditorio e dei doveri di diligenza

  • art. 1218 cod. civ.

    Principio della responsabilità per inadempimento dell'obbligazione (responsabilità contrattuale) applicabile all'obbligo di custodia previsto dall'art.259 c.p.p.; grava sul debitore l'onere di provare la causa non imputabile

  • art. 2043 cod. civ.

    Richiamato per distinguere l'ipotesi di responsabilità extracontrattuale (neminem laedere) dalla responsabilità contrattuale propria dell'obbligazione di custodia

  • art. 1228 cod. civ.

    Applicabile in tema di responsabilità del soggetto che adempie l'obbligazione tramite un ausiliario: lo Stato/Ministero può rispondere per l'operato del custode quale suo ausiliario

  • art. 28 Cost.

    Invocato dal Ministero: la Corte ha ritenuto infondato il rilievo perché il giudice di merito non si era fondato su art.28 Cost. ma su norme del codice civile e la responsabilità si configurava in termini civilistici

Massime di principio

  • La custodia giudiziaria disciplinata dall'art.259 c.p.p. configura un'obbligazione positiva di conservazione: essa non è limitata dalle norme che disciplinano solo l'indennità del custode (art.59 DPR 115/2002 e D.M. 265/2006).
  • Il contenuto dell'obbligazione di custodia va determinato in funzione dell'interesse creditorio: il custode deve conservare la cosa, per quanto possibile, nello stato in cui era al momento del deposito e restituirla con la medesima funzionalità, salvo normale deterioramento da tempo.
  • La responsabilità per mancata conservazione è di natura contrattuale (art.1218 c.c.): spetta al custode dimostrare la causa non imputabile che abbia reso impossibile l'esatto adempimento.
  • Le regole generali del deposito/obbligo di diligenza (artt.1174-1177 c.c.) e il principio di buona fede (art.1175 c.c.) sono strumenti interpretativi utili per valutare l'adeguatezza della custodia giudiziaria in concreto.
  • Il Ministero può essere chiamato a rispondere in via civilistica per l'operato del custode quale suo ausiliario; la qualificazione come "funzionario" non è l'unico criterio per individuare la responsabilità dello Stato.
  • La collocazione all'aperto del veicolo può essere compatibile con l'adempimento se ragionevole rispetto al tipo e al valore del bene; veicoli di pregio o privi di protezione richiedono misure di tutela maggiori.
  • I coeredi convenuti devono tempestivamente eccepire la quota di responsabilità ereditare; in mancanza di tale eccezione possono essere condannati in solido dal creditore.

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