Cassazione Penale, Sentenza n. 40804/2022 del 27/10/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale del riesame che confermava la custodia cautelare in carcere. Le imputazioni comprendevano: partecipazione ad associazione di tipo mafioso (capo 1; art.416-bis), estorsioni (capi 2 e 7, anche tentate e aggravate), detenzione e porto di armi (capi 5 e 6), associazione finalizzata al narcotraffico e reati connessi (art.74 DPR 309/90 e relativi capi fine). Il ricorrente articolava sette motivi (più un motivo aggiunto) che contestavano in particolare: insufficienza e vizio di motivazione circa i gravi indizi per le estorsioni (anche sulla liceità della richiesta di denaro), carenza di prova del metodo mafioso e della finalità di agevolazione del sodalizio, uso di dichiarazioni di collaboratori (Furfaro) non pertinenti al periodo, errata qualificazione del fatto (reato impossibile vs tentativo), mancata prova della persistenza/struttura della cosca Molè e del ruolo apicale per alcune condotte, duplicazione degli elementi indiziari tra reato associativo e reati-fine e, infine, presunta inutilizzabilità delle intercettazioni operate con captatore informatico autorizzate per la ricerca di un latitante (RIT 834/2017) dopo la cattura dello stesso.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso (motivi dichiarati infondati o generici e, per il motivo aggiunto, anche inammissibile per difetto di autosufficienza). Ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse fornito motivazione logica e congrua: ha correttamente escluso una interpretazione lecita/consensuale della richiesta di denaro e ha valutato la minaccia come implicita (estorsione "ambientale") data la caratura criminale dell'agente; ha spiegato la riconducibilità della finalità di agevolazione alla cosca (denaro destinato a scopi associativi e acquisto di droga) e l'integrazione dell'aggravante del metodo mafioso anche attraverso messaggi intimidatori "silenti". Quanto alle armi, il Collegio ha ritenuto decisiva la prova delle conversazioni intercettate e ha considerato ammissibile l'uso delle dichiarazioni di Furfaro come elemento ausiliario. Sulla riqualificazione in tentata estorsione (capo 7) la Corte ha confermato la correttezza della valutazione del Tribunale: atti idonei diretti a impedire o far desistere l'attività economica integrano il tentativo di estorsione. Sulla questione delle intercettazioni con captatore informatico la Cassazione ha ritenuto infondata la doglianza: il procedimento era iscritto anteriormente al 1/9/2020, per cui si applicava la disciplina previgente; inoltre è richiamata la giurisprudenza che consente l'utilizzo di captatore disposto per latitanti anche in procedimenti connessi entro i limiti normativi; non risultava dimostrata la decisività dell'eventuale inutilizzabilità contestata.
Norme richiamate
Parametro della gravità degli indizi richiesto per misure cautelari; la Corte osserva che il giudice del riesame ha adeguatamente esposto e valutato gli indizi richiesti dall'art. 292 cod. proc. pen., non essendo necessaria una formula specifica richiamante la parola "grave"
Norma sull'estorsione: la Corte conferma che la richiesta di denaro imposta da esponenti di criminalità organizzata integra l'elemento materiale e che la minaccia può essere implicita (estorsione ambientale)
art. 416-bis cod. pen. (comma 1 e aggravante)
Configurazione dell'associazione di tipo mafioso e dell'aggravante del metodo mafioso; la Corte ammette che il metodo mafioso e la finalità di agevolazione possono emergere anche da messaggi intimidatori silenti e da facta concludentia relativi ai reati-fine
d.P.R. n. 309/1990, art. 74 (commi 1-4)
art. 74, commi 1,2,3 e 4, d.P.R. n. 309/90
Riferimento all'associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti; la Corte ritiene le condotte e i contatti continui idonei a comprovare l'associazione e la sua stabilità anche tramite facta concludentia
Rinvio agli istituti del tentativo (art.56) e della partecipazione (art.110) utili a giustificare la riqualificazione in tentata estorsione e la responsabilità concorrente
artt. 2, 4, 7 L. 895/1967
Norme menzionate dalla difesa (richieste/formalismi probatori): la Corte non ha ritenuto che l'invocata violazione di tali norme comportasse carenza di motivazione o inidoneità del quadro indiziario
Disciplina delle intercettazioni; la Corte ricorda il principio "tempus regit actum": per procedimenti iscritti prima del 1/9/2020 si applica la disciplina previgente e non gli oneri motivazionali introdotti successivamente
art. 271 comma 1-bis cod. proc. pen.
art. 271, comma 1-bis cod. proc. pen.
Limiti di tempo e luogo per captatore informatico richiamati dalla difesa: la Corte osserva che tali limiti non si applicavano ai delitti per i quali è in gioco l'obbligatorietà dell'arresto in flagranza e che, nel caso concreto, il procedimento era antecedente alla nuova disciplina
art. 295, comma terzo cod. proc. pen.
Richiamo all'utilizzabilità delle intercettazioni: la Corte sottolinea come l'art. 295 consenta, nei limiti, l'utilizzo di captatore disposto per latitanti anche in procedimenti connessi, richiamando l'art. 270
art. 270 e art. 266 cod. proc. pen.
art. 270, art. 266 cod. proc. pen.
Regole sull'utilizzabilità delle captazioni in altri procedimenti e sui limiti di ammissibilità: la Corte ricorda la giurisprudenza che ammette l'uso delle intercettazioni disposte per latitanti anche in procedimenti diversi entro i limiti normativi
Massime di principio
- La Corte di Cassazione verifica in sede di legittimità solo l'adeguatezza logico-giuridica della motivazione del giudice del riesame; non sostituisce la propria valutazione dei fatti con quella di merito se la motivazione è congrua.
- La richiesta di denaro proveniente da esponenti di organizzazioni mafiose può integrare estorsione anche senza minacce esplicite: la minaccia può essere "ambientale" e implicita nella posizione e reputazione dell'agente.
- L'aggravante del "metodo mafioso" e la finalità di agevolazione del sodalizio possono essere dimostrate anche attraverso facta concludentia e dai reati-fine ripetuti, non è sempre necessario un patto espresso o prove dirette del vincolo organizzativo.
- Le intercettazioni operate con captatore informatico autorizzate per la ricerca di latitanti possono essere utilizzate in procedimenti connessi secondo il principio "tempus regit actum" e la giurisprudenza applicabile al periodo di iscrizione del procedimento; l'inutilizzabilità deve essere specificamente provata e la censura deve essere autosufficiente.
- Le dichiarazioni di collaboratori di giustizia anteriori agli eventi non sono automaticamente inutilizzabili: se integrate da convergenti elementi indiziari (intercettazioni, conversazioni, ripetizione di fatti), possono contribuire al quadro indiziario.
- Atti idonei e diretti in modo non equivoco a impedire l'apertura o la gestione di un'attività economica possono costituire tentativo di estorsione anche se la formalità della titolarità era già perfezionata.
- Motivi di ricorso generici, non confrontati puntualmente con le ragioni della decisione impugnata o privi della documentazione necessaria (es. decreti autorizzativi delle intercettazioni), sono destinati a essere dichiarati inammissibili o manifestamente infondati.
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