Sentenza n. 781/2026 - Napoli, Sezione 1
per l'annullamento 1) del provvedimento di diniego di iscrizione nelle white list dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa della Prefettura - UTG di Caserta, avente prot. -OMISSIS- trasmesso alla ricorrente a mezzo pec in pari data con nota prot. n.-OMISSIS-e di tutti gli atti e provvedimenti ivi richiamati, compresi i verbali del GIA resi nelle riunioni del -OMISSIS-e le risultanze delle attività istruttorie svolte dall’Arma di Carabinieri, non conosciuti dalla ricorrente; 2) del provvedimento di revoca dell’autorizzazione all’esercizio della professione e cancellazione dall’Albo degli autotrasportatori di cose per conto di terzi del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti avente prot. -OMISSIS-e di tutti gli atti in esso richiamati; 3) per quanto occorra, della comunicazione ex art. 10bis l. 241/1990 prot.-OMISSIS- della Prefettura UTG di Caserta; 4) di tutti gli atti presupposti, connessi e/o consequenziali, se ed in quanto lesivi per parte ricorrente, anche se non conosciuti dalla stessa.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego di iscrizione nella white list prefettizia e revoca dell’autorizzazione all’esercizio della professione di trasportatore su strada, con cancellazione dall’Albo degli autotrasportatori
Esito
Favorevole al ricorrente (impresa operativa)
Prevale il privato
La controversia
La società aveva chiesto l’iscrizione nella white list per diverse attività connesse al settore edile, ai trasporti e ai servizi ambientali. La Prefettura aveva negato l’iscrizione valorizzando la posizione del genitore convivente del socio e amministratore unico, condannato con sentenza irrevocabile per associazione mafiosa e altri gravi reati, nonché ritenendo che l’amministratore, pur avendo diversa residenza anagrafica, convivesse di fatto con il genitore. La società deduceva violazione di legge ed eccesso di potere, contestando che il solo rapporto familiare, anche se accompagnato dalla convivenza asserita dalla Prefettura, potesse fondare il giudizio di pericolo di infiltrazione mafiosa. Sosteneva inoltre l’assenza di elementi concreti, attuali e ulteriori riferibili alla vita dell’impresa o al contesto territoriale, nonché la necessità di valutare l’eventuale ammissione alle misure di prevenzione collaborativa in caso di agevolazione occasionale. Impugnava anche il conseguente provvedimento della Motorizzazione civile, che aveva revocato l’autorizzazione all’esercizio della professione e disposto la cancellazione dall’Albo degli autotrasportatori.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso e annullato sia il diniego di iscrizione nella white list sia il conseguente provvedimento della Motorizzazione civile. Il giudice ha ritenuto insufficiente il solo rapporto familiare, anche se qualificato dalla convivenza di fatto con il soggetto controindicato, in assenza di ulteriori elementi circostanziali riferiti alla gestione dell’impresa o al contesto territoriale, quali cointeressenze economiche, promiscuità tra vicende familiari e imprenditoriali o altri indici di influenza negativa. Il rapporto parentale non determina infatti un automatismo presuntivo di infiltrazione mafiosa: deve essere inserito in un compendio indiziario più ampio, concreto, attuale e idoneo a rendere l’infiltrazione più probabile rispetto alle spiegazioni alternative. La funzione dell’interdittiva è preventiva e riguarda il rischio di condizionamento dell’attività economica, non la mera possibile adesione del familiare ai valori o allo stile di vita del soggetto controindicato. L’annullamento è stato disposto fatti salvi gli eventuali ulteriori provvedimenti dell’amministrazione in sede di riedizione del potere, nel rispetto della pronuncia. Le spese sono state integralmente compensate tra le parti costituite; la Prefettura è stata condannata al rimborso del contributo unificato in favore della ricorrente.
Norme richiamate
art. 1, comma 52, l. 190/2012
Disciplina l’iscrizione nelle white list dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa.
artt. 84, comma 4, e 91 d.lgs. 159/2011
Costituiscono il fondamento del potere prefettizio di valutare il pericolo di infiltrazione mafiosa e di adottare le conseguenti misure interdittive o ostative.
art. 10-bis l. 241/1990
Riguarda la comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza, impugnata dalla società quale atto procedimentale presupposto.
art. 416-bis, comma 1, c.p.
La condanna del genitore dell’amministratore per associazione mafiosa è stata valorizzata dalla Prefettura quale elemento controindicato, ma il TAR ha ritenuto che il rapporto familiare non fosse sufficiente senza ulteriori elementi di effettivo condizionamento dell’impresa.
art. 7 l. 203/1991
Aggravante richiamata nella condanna penale del familiare del socio e amministratore unico.
Massime di principio
- Il rapporto di parentela, anche stretto, con una persona condannata per reati mafiosi non può fondare da solo il diniego di iscrizione nella white list o un’interdittiva antimafia; deve concorrere con ulteriori elementi indiziari riferiti alla vita dell’impresa o al contesto territoriale.
- La relazione familiare assume rilievo interdittivo soltanto quando sia concretamente qualificata da circostanze ulteriori, quali convivenza o coabitazione effettiva, cointeressenze economiche, promiscuità tra vicende familiari e imprenditoriali o altri indici di influenza sulla gestione aziendale.
- Il giudizio prefettizio di pericolo di infiltrazione mafiosa deve essere fondato su elementi concreti, attuali e adeguatamente motivati, tali da rendere l’infiltrazione più probabile rispetto alle spiegazioni alternative; non sono ammissibili automatismi derivanti dalla mera appartenenza familiare.
- La funzione preventiva dell’interdittiva antimafia mira a impedire il condizionamento o la strumentalizzazione dell’attività economica da parte di organizzazioni criminali e non può trasformarsi in una valutazione etica o in una presunzione assoluta di mafiosità dei familiari del soggetto controindicato.
- L’annullamento del provvedimento interdittivo o del diniego di iscrizione nella white list non impedisce all’amministrazione di riesercitare il potere, purché la nuova valutazione si conformi ai criteri indicati dal giudice e sia sorretta da un quadro indiziario adeguato.
Come è indicizzato
Testo integrale
Continua a leggere gratis
Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.
7 giorni di prova · Nessuna carta di credito
Hai già un account? Accedi
La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
Altri documenti di Giustizia amministrativa
- Sentenza · 4 feb 2026Sentenza n. 282/2026 - Venezia, Sezione 1
- Sentenza · 4 feb 2026Sentenza n. 283/2026 - Venezia, Sezione 2
- Sentenza · 4 feb 2026Sentenza n. 284/2026 - Venezia, Sezione 1
- Sentenza · 4 feb 2026Sentenza n. 285/2026 - Venezia, Sezione 1
- Sentenza · 4 feb 2026Sentenza n. 286/2026 - Venezia, Sezione 1
- Sentenza · 4 feb 2026Sentenza n. 287/2026 - Venezia, Sezione 1
Cerchi altro? Cerca gratis in Giustizia amministrativa →