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Cassazione Civile, Ordinanza n. 35020/2022 del 29/11/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (erede)

La controversia

La lite trae origine dalla domanda risarcitoria proposta per la morte di un coniuge in conseguenza degli eventi franosi verificatisi a Sarno il 5 maggio 1998. La danneggiata agì contro Presidenza del Consiglio, Ministero dell'Interno, Comune e sindaco pro tempore, chiedendo il risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale; le amministrazioni statali proposero anche regresso verso i coobbligati. In appello, la domanda principale delle amministrazioni fu respinta e fu accolta l'impugnazione incidentale della danneggiata, con aumento del danno patrimoniale e liquidazione delle spese su uno scaglione inferiore rispetto a quello che, secondo la ricorrente principale, avrebbe dovuto essere applicato. Il ricorso principale censurava infatti la liquidazione delle spese, sostenendo che il valore della causa dovesse essere determinato sommando l'importo originariamente controverso e l'incremento ottenuto in appello incidentale. Il ricorso incidentale delle amministrazioni statali contestava invece la tesi della Corte d'appello secondo cui, in caso di responsabilità per fatto altrui, non sarebbe ammissibile il regresso ex art. 2055, comma 2, c.c. verso altro responsabile indiretto; sosteneva inoltre che il Comune rispondeva direttamente per il fatto del sindaco perché l'omesso esercizio di poteri pubblicistici integra responsabilità diretta dell'ente. La Corte ha ritenuto fondato il motivo principale sulla corretta determinazione del valore della causa ai fini delle spese, nonché fondato il primo motivo incidentale sulla responsabilità diretta del Comune per omesso esercizio del potere autoritativo; il secondo motivo incidentale è stato assorbito.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso principale e il primo motivo del ricorso incidentale, dichiarando assorbito il secondo motivo. Ha quindi cassato la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinviato alla Corte d'appello di Napoli, anche per le spese del giudizio di legittimità. Sul piano dei principi, ha affermato che, ai fini della liquidazione delle spese, il valore della causa va determinato considerando anche la parte di domanda risarcitoria rimasta sub iudice in appello e poi riconosciuta; ha inoltre ribadito che la pubblica amministrazione risponde direttamente ex art. 2043 c.c. non solo quando vi sia un formale provvedimento amministrativo, ma anche quando sia stato illegittimamente omesso l'esercizio del potere autoritativo.

Norme richiamate

  • art. 91 c.p.c.

    richiamato per la liquidazione delle spese di lite in base al valore della causa

  • art. 10 c.p.c.

    richiamato per la determinazione del valore della causa ai fini delle spese

  • D.M. n. 55 del 2014

    richiamato come parametro per la liquidazione dei compensi professionali

  • art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    norma del vizio denunciato per violazione di legge

  • art. 2055, comma 2, c.c.

    ritenuto non applicabile al regresso verso altro responsabile indiretto secondo l'impostazione accolta in appello, ma la Corte ha cassato sul punto riconoscendo la responsabilità diretta del Comune

  • art. 1298, comma 1, c.c.

    richiamato dalla corte territoriale per sostenere il regresso verso l'autore immediato del fatto lesivo

  • art. 28 Cost.

    richiamato per l'imputazione della responsabilità alla pubblica amministrazione

  • art. 22 T.U. n. 5 del 1957

    norma richiamata nel ricorso incidentale in combinazione con altre disposizioni sulla responsabilità della P.A.

  • art. 23 T.U. n. 5 del 1957

    norma richiamata nel ricorso incidentale in combinazione con altre disposizioni sulla responsabilità della P.A.

  • art. 185 c.p.

    richiamato quale base del risarcimento del danno da reato

  • art. 2043 c.c.

    considerato norma di riferimento per la responsabilità diretta della pubblica amministrazione anche in caso di omessa adozione del provvedimento dovuto

  • art. 2049 c.c.

    richiamato come criterio di responsabilità indiretta del preponente per fatto del dipendente

  • art. 2055, commi 2 e 3, c.c.

    richiamati nel secondo motivo incidentale sul regresso tra corresponsabili

Massime di principio

  • Ai fini della liquidazione delle spese processuali, quando la parte vittoriosa in appello ottiene un incremento del risarcimento, il valore della causa deve tenere conto anche della somma già riconosciuta in primo grado e rimasta in contestazione in appello, perché essa fa parte del disputatum.
  • Nel regresso tra corresponsabili ex art. 2055, comma 2, c.c., il giudizio sulla ripartizione presuppone che il soggetto verso cui si agisce sia un responsabile diretto del fatto illecito; ove la responsabilità sia meramente indiretta e non vi sia imputazione della condotta come fatto proprio, il tema del regresso può porsi in termini diversi.
  • La responsabilità della pubblica amministrazione può essere diretta ex art. 2043 c.c. non solo quando il fatto illecito del funzionario si manifesti in un formale atto amministrativo, ma anche quando l'illecito consista nell'omissione di un potere autoritativo che doveva essere esercitato.
  • L'omesso esercizio di una potestà pubblica, quando il potere doveva essere attivato, non costituisce mera condotta materiale della persona fisica, ma illegittima attività istituzionale imputabile all'ente in base all'immedesimazione organica.

Come è indicizzato

MaterieSpese di liteResponsabilità della PA
RamiProcesso civileResponsabilità civile
IstitutiOnere della prova

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