Cassazione Penale, Sentenza n. 2749/2024 del 22/01/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso avverso la conferma della misura degli arresti domiciliari disposta dal Tribunale, per il quale Sgromo era ritenuto gravemente indiziato del reato di corruzione in atti giudiziari (art. 318 c.p.). Il ricorrente ha articolato tre motivi: (1) vizio di motivazione e violazione di legge sul giudizio di gravità indiziaria, sostenendo che i consigli tecnici forniti dal militare Formoso riguardavano atti dovuti e non configuravano violazione del dovere di imparzialità; (2) mancato accertamento del rapporto sinallagmatico tra la prestazione dell'immobile (utilità) e l'intervento del pubblico ufficiale, con contestata assenza di corrispondenza temporale e di proporzionalità; (3) erronea valutazione del pericolo di recidiva, poiché il Tribunale avrebbe utilizzato elementi non attuali e non dimostrato il collegamento personale e la potenzialità criminosa attuale di Sgromo.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha rilevato insufficiente e contraddittoria motivazione del Tribunale nella valutazione del nesso causale tra utilità e funzione pubblica, nella prova del "pactum sceleris" e nella sussistenza delle esigenze cautelari (pericolo di recidiva). L'ordinanza impugnata è stata annullata e la causa rinviata al Tribunale di Catanzaro perché applichi i principi esposti e verifichi nuovamente la gravità degli indizi e la sussistenza delle esigenze cautelari alla luce delle corrette modalità di valutazione.
Norme richiamate
Disciplina la corruzione per l'esercizio della funzione; punisce la presa in carico degli interessi del privato da parte del pubblico ufficiale; l'oggetto del patto è l'esercizio della funzione e non necessariamente un atto vincolato.
Regola la corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio; rimane rilevante nel sistema come parte del genus rispetto alle fattispecie speciali.
Collega alle fattispecie corruttive la finalità di favorire o danneggiare una parte in un processo; sottolinea la rilevanza della finalità non imparziale al momento del compimento dell'atto.
Sanziona chi da o promette denaro o altra utilità al pubblico ufficiale; distinta punibilità del soggetto privato che corrisponde l'utilità.
Regola l'istigazione alla corruzione e la differenziazione tra iniziativa del privato e consenso del pubblico ufficiale; la pattuizione richiede l'accertamento del consenso del pubblico agente.
Ha riformato la disciplina della corruzione introducendo la fattispecie di corruzione per la funzione (art. 318), ampliando la nozione di oggetto del patto corruttivo dalla singola compravendita di atti all'asservimento della funzione pubblica.
art. 192, comma 2, cod. proc. pen.
Stabilisce che l'esistenza di un fatto non può essere desunta da indizi a meno che questi siano gravi, precisi e concordanti; principio applicato alla valutazione della prova indiziaria per la corruzione.
art. 274, lett. c), cod. proc. pen.
Prevede tra le misure cautelari la possibilità in presenza di pericolo di reiterazione dei reati; la giurisprudenza interpreta il requisito dell'attualità come continuità potenziale e non come imminenza.
Massime di principio
- Per dichiarare la corruzione (art. 318 e 319) è necessario comprovare il "pactum sceleris": la mera ricezione di un'utilità o un rapporto di amicizia non sono di per sé sufficienti senza il nesso causale con l'esercizio della funzione.
- Il nesso tra utilità e atto/funzione va motivato: la corrispondenza temporale e una proporzionalità o altra spiegazione che giustifichi la causalità possono essere decisive; utilità antecedente o successiva può valere solo se il giudice spiega il collegamento.
- La prova indiziaria deve essere valutata alla luce del principio di gravità, precisione e concordanza (art. 192 c.2 c.p.p.); giudice della cautela deve svolgere una valutazione autonoma e non limitarsi a recepire le conclusioni di GIP o PM.
- Sul pericolo di recidiva, l'attualità significa possibilità di prosecuzione della pericolosità nel tempo (continuità potenziale), non la presenza di occasioni immediate: il giudice deve motivare con elementi concreti relativi alla personalità, ai rapporti attuali e al contesto, tenendo conto del tempo intercorso.
- In presenza di rapporti personali continuativi tra pubblico ufficiale e privato, il giudice deve indagare e motivare sia la natura del rapporto sia il momento di conclusione del patto corruttivo; l'esistenza di contatti isolati o di utilità poco proporzionata richiede spiegazioni aggiuntive per fondare la gravità indiziaria.
- Quando una misura cautelare è impugnata, il giudice di legittimità verifica che la motivazione sia chiara sui punti critici: esistenza del patto, nesso di causalità tra utilità e funzione, e attualità delle esigenze cautelari.
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