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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23517/2025 del 24/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale della Libertà di Palermo che confermava la custodia cautelare in carcere. Il ricorrente deduceva vizio di motivazione e violazione di legge in relazione alla valutazione del pericolo di reiterazione e all'adeguatezza della misura: sosteneva che, una volta esclusa l'aggravante per ingente quantità e il pericolo di inquinamento delle prove, il Tribunale avrebbe dovuto motivare meglio la necessità della custodia cautelare e non fondarla su un pericolo astratto o congetturale; contestava inoltre il mancato esame concreto dell'idoneità degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, ritenuti sufficienti dal ricorrente.

La decisione

Ricorso dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto congrua e logica la motivazione del Tribunale del riesame che aveva riscontrato un pericolo di reiterazione concreto e attuale fondato su elementi specifici: intercettazioni, incontri e trattative documentate, servizio di polizia con sequestro di cocaina e arresti di corrieri/fornitori, nonché precedenti penali specifici dell'indagato e il carattere continuativo dell'attività illecita come principale fonte di reddito. Il tribunale aveva inoltre motivato l'inidoneità di misure meno afflittive (arresti domiciliari anche con controllo elettronico) alla luce dell'organizzazione, dei rapporti con vertici dell'associazione e della capacità di eludere controlli. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali ex art. 616 c.p.p. e somma equitativa di Euro 3.000 a favore della Cassa delle ammende; adempimenti di cancelleria secondo art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73

    Norma sostanziale che disciplina i delitti in materia di stupefacenti; i fatti contestati sono stati qualificati in base a tale articolo (detenzione e cessione di sostanze stupefacenti).

  • D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 80, comma 2

    Prevede l'aggravante per ingente quantità; nel caso è stata esclusa dall'organo di merito, ma ciò non ha impedito la conferma della custodia cautelare sulla base di altri elementi (organizzazione, modalità e precedenti).

  • art. 110 cod. pen.

    Richiamato per il concorso di persone nel reato; utilizzato per inquadrare la partecipazione dell'indagato in attività con altri soggetti.

  • art. 274, lett. c) codice di procedura penale

    Regola le esigenze cautelari in caso di pericolo di reiterazione; la giurisprudenza (richiamata nel provvedimento) richiede che il pericolo sia concreto e attuale; la Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia adeguatamente motivato la sussistenza di tali requisiti sulla base di elementi concreti.

  • Legge 16 aprile 2015, n. 47 (modifica art. 274 c.p.p.)

    Ha introdotto il requisito dell'attualità del pericolo (aggiunta delle parole "e attuale"), innalzando il profilo prognostico richiesto per la custodia cautelare; la Corte ha applicato tale orientamento richiedendo valutazioni prognostiche fondate su elementi concreti.

  • art. 616 codice di procedura penale

    Consente la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di inammissibilità, come disposto nella sentenza.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

    Indica adempimenti di cancelleria successivi al provvedimento; la sentenza ordina che la cancelleria provveda a tali adempimenti.

  • D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 74

    Norma sanzionatoria richiamata nella motivazione come reato per il quale l'indagato aveva precedenti penali, a supporto della valutazione del profilo personale e della pericolosità.

Massime di principio

  • La custodia cautelare per pericolo di reiterazione può essere confermata anche se non sussiste l'aggravante per ingente quantità, quando emergono elementi concreti (intercettazioni, incontri, trattative, sequestri) che evidenziano un inserimento stabile in una rete criminale e una modalità organizzata di traffico.
  • Dopo la modifica normativa del 2015 l'esigenza cautelare richiede un pericolo non solo concreto ma anche attuale: tuttavia l'attualità può risultare da un quadro prognostico complessivo (modalità del fatto, personalità, contesto e continuità dell'attività) e non necessariamente da una specifica occasione prossima di delinquere.
  • La Corte di legittimità controlla la logicità e la congruenza della motivazione del giudice di merito, senza poter riesaminare i fatti o riformulare la valutazione degli indizi; per impugnare con successo occorre dimostrare carenze palesi nella motivazione o illogicità manifeste nel provvedimento.
  • L'adozione di misure meno afflittive (arresti domiciliari, braccialetto elettronico) può essere ritenuta insufficiente quando il soggetto dimostra capacità organizzative, rapporti con vertici criminali o una struttura che consente di eludere i controlli; in tali casi il presidio elettronico è visto come limitato perché segnala solo l'allontanamento dal domicilio ma non impedisce l'uso della rete criminale.
  • Per contestare efficacemente una custodia cautelare fondata sul pericolo di reiterazione conviene fornire elementi concreti che smentiscano la continuità dell'attività delinquenziale (es. cessazione dell'attività, prova di redditi leciti alternativi, affievolimento dei rapporti con la rete criminale) e proposte credibili di misure cautelari alternative non aggirabili.

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