Cassazione Civile, Sentenza n. 33121/2023 del 29/11/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
L'Agenzia delle Entrate impugna la sentenza della Corte d'appello di Firenze che aveva annullato l'ordinanza-ingiunzione con cui era stata irrogata una sanzione all'associazione e al suo legale rappresentante per aver conferito, nel 2008, incarichi retribuiti a dipendenti pubblici di varie USL senza preventiva autorizzazione prevista dall'art. 53, comma 9, d.lgs. n. 165/2001. Il motivo principale del ricorso è che l'autorizzazione prevista dall'art. 53 non può ritenersi implicita o desumibile da comportamenti concludenti dell'amministrazione, dovendosi invece seguire il formale procedimento autorizzatorio previsto dalla norma; inoltre si contesta la non punibilità per affidamento incolpevole riconosciuta dalla Corte di merito per gli incarichi presso USL diverse dalla USL 2, per mancanza della prova della buona fede e dell'assenza di colpa a carico dell'associazione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere con riferimento a Lazzari Nicodemo per il suo decesso (art. 7 legge n. 689/1981) e ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in parte. In particolare: ha ritenuto errata, come regola generale, la tesi della Corte d'appello secondo cui l'autorizzazione prevista dall'art. 53 poteva essere tacita; tuttavia, esaminando i fatti, ha escluso l'applicabilità dell'art. 53 agli incarichi eseguiti dai dipendenti della USL 2 di Lucca perché essi erano stati conferiti in attuazione di convenzioni annuali formali (1997-2013) stipulate tra la USL 2 e l'associazione, con individuazione dei dipendenti da parte della USL e fondi messi a disposizione dalla stessa, collocando tali rapporti nell'ambito degli accordi istituzionali dell'ente pubblico e non nel regime autorizzatorio rivolto ai conferimenti iniziati dal privato. Viceversa, ha accolto il ricorso con riferimento agli incarichi conferiti a dipendenti di altre USL (per i quali non sussistevano convenzioni) ritenendo ingiustificata la statuizione di non punibilità per affidamento incolpevole: l'associazione non provò che l'errore fosse inevitabile e scusabile. La Cassazione ha quindi cassato in parte la sentenza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte d'appello di Firenze in diversa composizione anche per la liquidazione delle spese.
Norme richiamate
d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 53
L'art. 53 disciplina l'autorizzazione per i dipendenti pubblici a svolgere incarichi retribuiti: il procedimento è formale (richiesta del soggetto conferente e risposta dell'amministrazione) e il silenzio dell'amministrazione equivale a rigetto (comma 10). In linea di principio l'autorizzazione non può essere ritenuta tacita; tuttavia, se gli incarichi sono eseguiti in esecuzione di convenzioni formali e a iniziativa dell'amministrazione (con individuazione del personale e stanziamento di fondi), la fattispecie può essere ricondotta fuori dal regime dell'art. 53 e nella normale disciplina degli accordi/convenzioni dell'ente pubblico.
legge 24 novembre 1981, n. 689, art. 3
In tema di violazioni amministrative, l'elemento soggettivo può essere semplicemente la colpa; l'errore circa la liceità della condotta (buona fede) esclude la responsabilità solo se l'errore è inevitabile e determinato da un elemento estraneo all'autore e se l'agente ha adottato tutta la diligenza ordinaria per rispettare la legge.
legge 24 novembre 1981, n. 689, art. 7
La sanzione amministrativa personale non è trasmissibile agli eredi: il decesso del soggetto sanzionato determina la cessazione della materia del contendere e l'estinzione dell'obbligazione relativa.
d.P.R. n. 115 del 2002, art. 8, comma 1
In presenza di estinzione della materia del contendere per decesso del sanzionato, non si applicano i meccanismi di soccombenza virtuale tra le parti decedute e l'Amministrazione: ciascuna parte sostiene le proprie spese processuali.
codice di procedura civile, art. 360, comma 1, n. 3
Motivo di ricorso per cassazione dedotto dall'erronea interpretazione o applicazione della legge sostanziale; utilizzato dall'Agenzia per censurare la sentenza impugnata.
codice di procedura civile, art. 384, comma 4
La Corte di Cassazione può decidere la causa anche sulla base di una diversa ragione giuridica rispetto a quella della sentenza impugnata, correggendone la motivazione quando i fatti accertati lo consentono; tale principio è stato applicato per escludere l'ambito di applicazione dell'art. 53 nei casi di convenzioni formali.
Massime di principio
- L'autorizzazione prevista dall'art. 53 d.lgs. n. 165/2001, quando richiesta, si presume formale: non può essere normalmente sostituita da una autorizzazione tacita desumibile da comportamenti impliciti dell'amministrazione.
- Se l'utilizzazione del personale pubblico nasce da convenzioni formali stipulate dall'amministrazione (con individuazione del personale e stanziamento di fondi), la fattispecie può rientrare nell'ambito degli accordi istituzionali dell'ente e non nel regime delle autorizzazioni disciplinato dall'art. 53; in tali casi la sanzionabilità ex art. 53 è esclusa.
- La buona fede o l'affidamento incolpevole può escludere la responsabilità amministrativa solo se l'errore circa la liceità è inevitabile, determinato da un elemento esterno e l'agente ha adottato tutta la diligenza ordinaria per informarsi: la mera indicazione di nominativi da parte di una USL non è di per sé prova sufficiente di un affidamento incolpevole.
- La morte del soggetto sanzionato estingue la materia del contendere e l'obbligazione non è trasmissibile agli eredi; in tal caso le spese rimangono a carico di ciascuna parte secondo le regole generali (art. 8 d.P.R. 115/2002).
- In sede di cassazione è possibile ottenere l'accoglimento parziale del ricorso anche quando la Corte ritenga che l'errore di diritto della decisione impugnata possa essere superato ricostruendo la fattispecie sulla base dei fatti accertati e disponendo il rinvio per nuovo esame.
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