Cassazione Penale, Sentenza n. 1861/2023 del 18/01/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza del 03/11/2021 che confermava la condanna del Tribunale di Milano per il reato di truffa. Deduceva: (1) errata applicazione degli artt. 122 e 337 c.p.p. e dell'art. 37 disp. att. c.p.p. per l'asserita mancanza in atti della procura speciale rilasciata a Santi Fabrizio per proporre la querela; (2) manifesta illogicità della motivazione; (3) errata applicazione degli artt. 62-bis e 133 c.p. e richiesta di riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche in ragione dell'affrancamento dalla dipendenza da droga e del riconoscimento degli addebiti.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile ai sensi dell'art. 616 c.p.p. Sul primo motivo ha ritenuto la censura manifestamente infondata: dagli atti risulta che la querela è stata proposta e sottoscritta da Di Vita Eugenio, il quale era munito di una procura speciale rituale e preventiva (atto notarile registrato il 21/09/2015) che conferiva espressamente il potere di sporgere querela per truffa; l'eventuale mancanza di una procura analoga in favore di Santi Fabrizio è ininfluente poiché il deposito può essere materialmente effettuato anche da terzi. Sul secondo motivo ha rigettato le censure come non consentite in sede di legittimità, ritenendo insindacabile la valutazione di merito del giudice di appello circa il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, alla luce della mancanza di elementi positivi e della presenza di precedenti penali. Ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende.
Norme richiamate
Richiama i requisiti di forma della procura speciale quando rilevante; la Corte ha valutato che la procura presente nei termini fosse rituale e sufficiente.
Consente la procura speciale rilasciata in via preventiva; la Corte ha ritenuto valida la procura preventiva che conferiva il potere di sporgere querela per truffa.
Citato dal ricorrente in rapporto alla forma della procura e della querela; la Cassazione ha ritenuto la questione risolta dall'esame degli atti e dalla presenza della procura in favore del denunciante.
Norma che disciplina attenuanti connesse alla dipendenza da sostanze; la corte di merito ha ritenuto insufficienti gli elementi per riconoscere tale circostanza.
Regola la determinazione delle circostanze attenuanti e la loro misura; la Cassazione ha confermato che la valutazione discrezionale del giudice di merito è insindacabile in assenza di vizi di motivazione.
Norma applicata per dichiarare l'inammissibilità del ricorso in cassazione.
Massime di principio
- La procura speciale preventiva rilasciata dal legale rappresentante o da chi abbia titolo, se presente e rituale, è idonea a legittimare la querela anche se il deposito materiale è stato eseguito da un altro soggetto.
- Il deposito della querela può essere materialmente effettuato anche da terzi non muniti di procura, purché sia evidente che l'intestazione e la sottoscrizione riconducono il contenuto al soggetto titolare della procura.
- In Cassazione non è consentito un sindacato libero sulle valutazioni di merito (es. riconoscimento delle attenuanti generiche) quando la corte di merito ha fornito una motivazione congrua e non contraddittoria; le censure devono invece mirare a vizi di legge o a macroscopiche contraddizioni.
- Per ottenere il riconoscimento di attenuanti legate a dipendenza da sostanze occorrono elementi probatori positivi e valutabili dal giudice; la sola dichiarazione di affrancamento può risultare insufficiente se sussistono precedenti o altri indici di sfavore.
- Per evitare eccezioni processuali, è buona prassi depositare e rendere espliciti in atti tutti i documenti di rappresentanza (procure) e gli elementi probatori utili a sostenere circostanze attenuanti.
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