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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29956/2025 del 29/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'Appello di Bari che li aveva ritenuti responsabili, in concorso, del reato di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90 (detenzione ai fini di spaccio di cocaina, gr. 25, n. 143 dosi), contestando in particolare: a) il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche nella massima estensione e la conseguente mancata concessione della sospensione condizionale della pena (De Palo, con richiamo anche al comportamento processuale collaborativo e alla rinuncia a parte dei motivi di appello da parte di Ciocca); b) carenza o insufficienza della motivazione della Corte di merito nella determinazione della pena (violazione degli artt. 132, 133 c.p. e dell'obbligo motivazionale di cui all'art. 546, comma 1, lett. e) c.p.p.), e in particolare l'omessa specificazione dei criteri oggettivi e soggettivi che giustificano il discostamento dal minimo edittale e l'aumento per continuazione (dedotto ma non effettivo).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. Ha ritenuto congrua e sufficiente la motivazione della Corte d'appello in ordine al riconoscimento delle attenuanti generiche in misura non massima (prevalenza di elementi ostativi quali gravità del fatto, modalità di confezionamento e segnali di non occasionalità, nonché sottoposizione di De Palo a misura di sorveglianza speciale), e motivato correttamente il diniego della sospensione condizionale per le stesse ragioni. Ha inoltre escluso che sia stato applicato un aumento per continuazione (unico fatto contestato); ha ritenuto adeguata la dosimetria della pena (pena base iniziale anni 3 e mesi 6 e euro 6.000, ridotta a 3 anni e 4.500 euro per le attenuanti e poi a 2 anni e 3.000 euro e 3.000 euro di multa per effetto del rito). Ha disposto la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 ciascuno a titolo di ammende per inammissibilità. Ha inoltre fissato il termine di improcedibilità per il giudizio di cassazione al 2/10/2025.

Norme richiamate

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90

    Norma incriminatrice applicata per la detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti (cocaina). La Corte ha confermato la qualificazione del fatto ai sensi del comma 5.

  • art. 62-bis c.p.

    Disciplina delle circostanze attenuanti generiche; la Corte ha riconosciuto le attenuanti ma non nella massima estensione, ritenendo prevalenti elementi ostativi (gravità del fatto, non occasionalità, personalità dell'imputato).

  • art. 163 c.p.

    Richiamato unitamente ad art. 62-bis in tema di attenuanti/generiche e valutazione della condotta; utilizzato come riferimento tra le norme invocate dalla difesa.

  • art. 132 c.p.

    Principio secondo cui la determinazione della pena è affidata alla discrezionalità del giudice di merito; la Cassazione ha richiamato che tale valutazione è rimessa al giudice di merito entro i parametri dell'art. 133.

  • art. 133 c.p.

    Elenco dei criteri oggettivi e soggettivi per la determinazione della pena; la Corte ha ritenuto sufficiente l'indicazione delle ragioni prevalenti che hanno giustificato il quantum scelto, senza obbligo di esaminare ogni singolo criterio.

  • art. 546, comma 1, lett. e) c.p.p.

    Obbligo di motivazione della Corte d'appello in relazione alla riforma della sentenza; la Cassazione ha ritenuto assolto tale onere con le argomentazioni fornite sui motivi di non concessione delle attenuanti in misura massima e sulla quantificazione della pena.

  • art. 344-bis c.p.p.

    Causa di improcedibilità non intervenuta nel caso specifico.

  • art. 2, comma 5, L. n. 134/2021

    Disposizione sul termine di durata del giudizio di appello e di cassazione per determinate fattispecie; applicata per determinare il termine di improcedibilità del giudizio di cassazione (anno 1 e mesi 6 per la cassazione, con decorrenza collegata al deposito della motivazione).

  • art. 544 c.p.p.

    Richiamato in relazione al termine (90 giorni) per il deposito della motivazione della sentenza di appello, utile al computo del termine di improcedibilità.

  • art. 27 Cost.

    Principio di individualizzazione della pena richiamato nella valutazione della congruità del trattamento sanzionatorio complessivo.

Massime di principio

  • Il riconoscimento delle attenuanti generiche non impone automaticamente la misura massima della riduzione: il giudice può limitare la riduzione se prevalgono elementi ostativi (gravità del fatto, non occasionalità, personalità del reo).
  • Non è necessario che il giudice di merito esamini e motivi su ogni singolo criterio dell'art. 133 c.p.; è sufficiente l'indicazione delle ragioni principali e prevalenti che giustificano la misura della pena scelta.
  • Se il giudice determina una pena superiore al minimo edittale, deve indicare i criteri ritenuti rilevanti (oggettivi o soggettivi) che giustificano il discostamento; tuttavia la Corte di legittimità ammette talvolta motivazioni sintetiche purché logiche e pertinenti.
  • Il diniego della sospensione condizionale può essere motivato sulla base della gravità del fatto e di elementi che indicano la non occasionalità dell'attività delittuosa; misure di prevenzione o precedenti possono essere valutati come ostativi.
  • In cassazione i ricorsi vaghi o non confrontati specificamente con la motivazione della Corte di merito sono frequentemente dichiarati inammissibili: è necessario un concreto e critico confronto argomentato con le motivazioni impugnate.
  • Per i termini di improcedibilità dei giudizi di legittimità occorre tenere conto delle disposizioni emergenziali/temporanee (es. L. n.134/2021) e del deposito della motivazione della sentenza impugnata per il calcolo dei termini.

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