Sentenza del 08/03/2017 n. 5900 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale il privato
La controversia
La Banca ha impugnato la sentenza della Commissione tributaria regionale di Roma con due motivi. Con il primo ha contestato il difetto di giurisdizione del giudice tributario sulla domanda di risarcimento del maggior danno da svalutazione monetaria, richiesto ai sensi dell'art. 1224, comma 2, c.c., in conseguenza del ritardato rimborso di crediti d'imposta. Con il secondo ha sostenuto di aver provato e quantificato il danno subito, derivante dall'impossibilità di utilizzare le somme, dal ricorso a finanziamenti onerosi e dalla conseguente crisi di liquidità.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto il primo motivo, stabilendo che appartiene alla giurisdizione del giudice tributario la domanda relativa agli interessi e all'eventuale maggior danno da svalutazione monetaria collegati al ritardato rimborso di imposte o crediti fiscali. Ha invece dichiarato inammissibile il secondo motivo per carenza di interesse, poiché la sentenza impugnata aveva pronunciato soltanto il difetto di giurisdizione e non aveva ancora deciso nel merito la domanda risarcitoria. La sentenza è stata cassata limitatamente alla questione accolta e la causa è stata rinviata ad altra Sezione della Commissione tributaria regionale di Roma, anche per la liquidazione delle spese.
Norme richiamate
D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 2
La norma attribuisce alla giurisdizione tributaria le controversie aventi ad oggetto i tributi e gli accessori collegati.
La domanda per interessi e maggior danno da svalutazione monetaria, quando deriva dal ritardato rimborso di un tributo o di un credito d'imposta, costituisce una questione consequenziale alla controversia tributaria e rientra nella giurisdizione del giudice tributario.
Art. 1224, comma 2, codice civile
Il creditore può domandare il risarcimento del maggior danno rispetto agli interessi moratori, se prova di averlo subito.
Il maggior danno da svalutazione monetaria può essere richiesto in relazione al ritardo nell'adempimento di un'obbligazione pecuniaria, compreso il ritardato rimborso di somme dovute dall'erario, ma deve essere provato e quantificato nel merito.
Art. 360, comma 1, n. 1, codice di procedura civile
Prevede il ricorso per cassazione per motivi attinenti alla giurisdizione.
La questione relativa a quale giudice abbia giurisdizione può essere sottoposta alla Corte di cassazione mediante specifico motivo di ricorso.
Massime di principio
- Quando il contribuente chiede interessi o il maggior danno da svalutazione monetaria per il ritardato rimborso di un tributo o di un credito d'imposta, la domanda deve essere proposta davanti al giudice tributario, in quanto accessoria e consequenziale alla controversia fiscale.
- Il riconoscimento della giurisdizione tributaria non comporta automaticamente il riconoscimento del risarcimento: il contribuente deve dimostrare concretamente l'esistenza, il nesso causale e l'entità del maggior danno.
- Se il giudice di merito ha dichiarato soltanto il difetto di giurisdizione senza esaminare la fondatezza della domanda, in cassazione non è normalmente utile contestare anche la mancata prova del danno: tale questione dovrà essere valutata dal giudice del rinvio.
- Il principio di concentrazione della tutela giurisdizionale favorisce la trattazione davanti al giudice tributario delle pretese accessorie strettamente collegate a un rapporto tributario, evitando la frammentazione tra giudice tributario e giudice ordinario.
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