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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9046/2024 del 01/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la conferma della custodia cautelare in carcere loro applicata per i reati di tentato omicidio, detenzione/porto in luogo pubblico di arma comune da sparo e l'aggravante di cui all'art.416-bis.1 cod. pen. Le censure principali sono: (i) vizio di motivazione per mancata considerazione di documentazione difensiva depositata tardivamente (fotografie delle ferite) e per mancata valutazione della legittima difesa; (ii) contestazione della configurabilità del tentato omicidio per assenza dell'animus necandi e per rilevanza delle circostanze fattuali (rissa familiare); (iii) dedotta erronea imputazione di concorso nella detenzione/porto dell'arma, per mancata prova della conoscenza dell'arma da parte degli Attardo; (iv) contestazione dell'aggravante del metodo mafioso, sostenendo che i fatti sono riconducibili a una lite familiare e che non sussisteva l'intento di esibire la capacità intimidatoria del clan.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto tutti i ricorsi. Ha ritenuto inammissibili o infondati i motivi: la memoria difensiva fotografica è stata depositata oltre il termine previsto e quindi non rilevante; il Tribunale del riesame ha motivato congruamente la sussistenza dei gravi indizi per il tentato omicidio valutando modalità della condotta (numero e direzione dei fendenti, arma usata, zone colpite) idonee a desumere l'animus necandi; la legittima difesa è stata esclusa in quanto gli indagati si erano volontariamente recati sul luogo e si erano inseriti nella spedizione punitiva; il concorso nella detenzione/porto dell'arma è stato ritenuto sussistente in ragione dell'unitarietà del fatto collettivo (presenza simultanea, arrivo con scooter, rafforzamento dell'intento delittuoso, ostensione dell'arma da parte di Maietta) anche senza un accordo antecedente scritto; l'aggravante del metodo mafioso è stata confermata poiché le modalità esecutive (luogo sotto egemonia del clan Contini, numero di partecipanti, azione alla luce del sole, ostentazione dell'arma) evocano la forza intimidatrice tipica del mafioso. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art.616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Norma richiamata in relazione alla richiesta di riesame delle misure cautelari; detta la procedura per il riesame da parte del Tribunale della libertà

  • art. 416-bis.1 cod. pen.

    L'aggravante del "metodo mafioso" è stata ritenuta integrata non tanto per caratteristiche soggettive degli autori, ma per le modalità esecutive (numero di partecipanti, luogo sotto egemonia del clan, ostentazione dell'arma) evocative della forza intimidatrice tipica dell'agire mafioso

  • art. 56, art. 575 e art. 110 cod. pen.

    Usati per valutare la configurabilità del tentato omicidio e il concorso di persone nel reato; la Corte ricorda che l'animus necandi può essere desunto da elementi indiretti quali l'idoneità offensiva dell'azione, il mezzo e le modalità

  • art. 192, 273, 292 cod. proc. pen.

    Richiamati come riferimento alle regole di formazione e valutazione della prova; la Corte sottolinea che, in sede cautelare, il livello probatorio richiesto è più basso (giudizio di "qualificata probabilità") rispetto al giudizio di merito ex art.192

  • art. 127 cod. proc. pen.

    Regola i termini per le produzioni documentali in udienza; la Corte ha ritenuto inammissibile la memoria depositata oltre il termine dei 5 giorni anteriori

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Norma sui motivi di ricorso per cassazione; citata quale parametro per inquadrare le censure avanzate (vizi di motivazione, violazioni di norme penali e processuali)

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per l'addebito delle spese processuali ai ricorrenti a seguito del respingimento dei ricorsi

  • disposizioni legge armi (cfr. artt. 10, 12, 14 L. n. 110/1975 o simili richiamate come 1.497/74 nel testo)

    Richiamate nei motivi per la censura circa il porto e la detenzione illegale di arma; la Corte ha ritenuto che il concorso possa emergere anche dalla partecipazione collettiva e dalla presenza che rafforza il proposito criminoso

Massime di principio

  • In sede cautelare il livello probatorio richiesto è più basso rispetto al merito: basta una "qualificata probabilità" fondata su gravi indizi; la Corte verifica solo la congruenza e la logica della motivazione del giudice del riesame
  • La prova dell'animus necandi può essere desunta indirettamente dalle modalità dell'aggressione (arma utilizzata, numero e direzione dei fendenti, parti del corpo colpite), anche se la vittima non muore
  • La legittima difesa è esclusa se l'agente si è volontariamente recato sul luogo per partecipare o ha innescato una spedizione punitiva o una sfida: non è applicabile a chi accetta il confronto
  • Il concorso di persone nel reato non richiede sempre un accordo antecedente scritto: è sufficiente un contributo esteriore apprezzabile al fatto collettivo (presenza simultanea, arrivo coordinato, comportamento che rafforza l'intento criminoso)
  • L'aggravante del metodo mafioso può essere desunta dalle modalità esecutive e dall'uso intimidatorio del contesto (ostentazione di armi, azione in luogo sotto egemonia di clan, comportamento volto a impedire l'intervento dei presenti), senza necessità di provare formalmente l'appartenenza associativa
  • Prodotti processuali depositati oltre i termini previsti per la fase cautelare possono essere ritenuti inammissibili e quindi non utili a modificare la decisione sul mantenimento della misura

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