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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30048/2022 del 29/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Milano che aveva confermato la condanna per omicidio colposo (art. 589 c.p.) in relazione a un sinistro stradale avvenuto durante una svolta a sinistra. Il ricorrente deduceva: 1) mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione per presunto travisamento delle prove e per non aver tenuto conto delle risultanze del separato giudizio a carico del coimputato Tayeb, il quale era stato ritenuto colpevole e la cui attendibilità sarebbe perciò compromessa; 2) erronea applicazione della legge penale e vizi nella valutazione della colpa specifica, sostenendo che le violazioni diverse dall'art. 145 C.d.S. erano imputabili esclusivamente al Tayeb e che la condotta ad alta velocità di quest'ultimo costituiva causa atipica ed imprevedibile dell'incidente; 3) eccessività della pena base, ritenuta sproporzionata rispetto al contributo causale marginale attribuito al Malnati.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il ricorso riproponesse in sostanza le stesse doglianze già sollevate in appello e motivatamente respinte, senza confrontarsi criticamente con le ragioni del giudice di merito. Ha precisato che il sindacato di legittimità non può sostituirsi alla valutazione del merito sui fatti e sulla dinamica del sinistro se la motivazione dei giudici di merito è logica e congrua. In particolare, la Corte ha confermato che i giudici di merito avevano adeguatamente motivato la responsabilità del Malnati, ricavandola da riscontri della polizia giudiziaria e dalla dinamica d'urto (l'impatto subito dopo l'inizio della svolta a sinistra), non dalle sole dichiarazioni del coimputato. Ha inoltre richiamato il principio secondo cui il conducente che impegna un incrocio deve prevedere anche l'eventualità di veicoli sopraggiungenti a velocità eccessiva. La Corte ha respinto la censura sull'entità della pena ritenendola motivata in base ai parametri dell'art. 133 c.p. Ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e a euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 589 cod. pen.

    Norma che disciplina il delitto di omicidio colposo; la Corte conferma che il fatto è stato correttamente inquadrato in tale fattispecie in relazione alla dinamica del sinistro e al grado di colpa imputato al conducente che ha effettuato la svolta.

  • artt. 116, 141, comma 3, 142, comma 1, 145, commi 1 e 2, 146, comma 2, d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (Codice della strada)

    Norme della circolazione stradale ritenute violate: in particolare l'art. 145 (obbligo di dare precedenza) ma i giudici hanno ritenuto che il conducente chiamato alla svolta fosse tenuto a rispettare ulteriori regole cautelari e previsioni di rischio, non limitandosi alla sola norma citata dal ricorrente.

  • art. 41, comma 17, d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285

    Richiamata in relazione alle violazioni delle norme di circolazione; utilizzata per inquadrare le norme violate nel contesto del codice della strada.

  • art. 192, comma 1 cod. proc. pen.

    Norma sulla valutazione della prova nel processo penale; il ricorrente la richiamava per censurare la valutazione delle prove, ma la Corte ha ritenuto che la valutazione del merito è insindacabile se adeguatamente motivata.

  • art. 526, comma 1 cod. proc. pen.

    Norma procedurale relativa al ricorso per cassazione; richiamata dal ricorrente in ordine ai motivi di ricorso, ma la Corte ha sottolineato l'inammissibilità delle reiterazioni di motivi già respinti in appello.

  • art. 133 cod. pen.

    Principio di determinazione della pena: la Corte ha ritenuto che la Corte d'appello abbia correttamente applicato i parametri di cui all'art. 133 per giustificare la pena base adottata (pari al doppio del minimo edittale e al quinto del massimo).

  • Corte Cost., sent. n. 186/2000

    Richiamata con riferimento al diniego di esonero dal pagamento della somma in favore della Cassa delle ammende; la Corte ha ritenuto di non concedere esonero.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione è inammissibile se si limita a riproporre gli stessi motivi già esaminati e respinti in appello senza confrontarsi criticamente con la motivazione del giudice di merito.
  • Il sindacato della Corte di legittimità non comporta la riesamina dei fatti e della dinamica del sinistro ove la motivazione dei giudici di merito sia logica, congrua e adeguatamente argomentata.
  • La valutazione dell'attendibilità delle dichiarazioni delle parti e dei coimputati è rimessa al giudice di merito e non è di norma sindacabile in cassazione salvo macroscopici vizi logici.
  • Nel diritto della circolazione stradale, il conducente che impegna un incrocio deve prevedere anche la possibilità di veicoli sopraggiungenti a velocità eccessiva: l'eccessiva velocità altrui non esclude automaticamente la responsabilità del conducente che non ha adottato le cautele necessarie.
  • Le doglianze generiche sull'eccessività della pena sono inidonee a vincere una motivazione che abbia esplicitamente richiamato e applicato i parametri previsti dall'art. 133 c.p.
  • Il risultato di un giudizio separato (es. condanna del coimputato) non determina automaticamente l'annullamento o la diversa valutazione della responsabilità dell'altro conducente se il giudice di merito ha motivato con riscontri indipendenti e congrui.

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