Cassazione Penale, Sentenza n. 22832/2025 del 17/06/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente impugnava l'ordinanza del 19/11/2024 che confermava il sequestro preventivo finalizzato alla confisca (art. 240-bis c.p.) di un immobile formalmente intestato a lei ma ritenuto nella disponibilità del marito Bartolo Bruzzaniti. Il ricorso, articolato in quattro motivi, denunciava: errata applicazione dell'art. 240-bis e della garanzia costituzionale (art. 24 Cost.); motivazione inesistente o manifestamente apparente; omissione di esame delle allegazioni difensive e mancata applicazione delle indicazioni della precedente sentenza di annullamento della Cassazione; travisamento dei fatti e della prova in particolare rispetto a chat, dichiarazioni del collaboratore Imperiale e alla datazione dei pagamenti rispetto all'inizio dell'attività illecita; la ricorrente sosteneva che l'immobile fosse stato acquistato con risorse lecite del nucleo familiare e che i bonifici provenienti dal conto del marito non dimostrassero interposizione fittizia.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i motivi, strettamente connessi, fossero manifestamente infondati: il Collegio ha ricostruito e valutato l'apparato motivazionale del Tribunale di Milano e lo ha ritenuto dotato dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza. La Corte ha confermato che il Tribunale ha adeguatamente risposto all'indicazione di rinvio della Sesta sezione, spiegando perché l'immobile non poteva essere ritenuto acquistato con redditi leciti della Maviglia, perchè sussisteva ragionevole prossimità temporale tra i pagamenti e l'attività illecita del Bruzzaniti, e perché mancavano elementi credibili a favore della provenienza lecita delle somme. Ha inoltre richiamato i principi secondo cui, quando il bene è intestato a terzi, l'onere di provare la scissione fra titolarità formale e disponibilità effettiva grava sull'accusa con elementi di gravità, precisione e concordanza; la mera sproporzione non basta per i terzi. In conclusione il provvedimento impugnato è stato confermato e la ricorrente è stata condannata (spese e conseguenze processuali previste dalla sentenza).
Norme richiamate
Norma sulla confisca per sproporzione e confisca allargata; qui applicata come fondamento del sequestro preventivo. La Corte ricorda che la presunzione relativa di accumulazione illecita non opera automaticamente con riguardo ai beni formalmente intestati a terzi: l'accusa deve dimostrare la discrasia tra titolarità formale e disponibilità effettiva con elementi gravi, precisi e concordanti
art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309
Norma che disciplina la detenzione e il traffico di stupefacenti; menzionata quale reato a carico di Bruzzaniti posto alla base delle indagini e del sequestro.
art. 606, comma 1, lett. b) e c) cod. proc. pen.
Criteri di ammissibilità dei motivi di ricorso per cassazione: il ricorso contestava, ai sensi di tali lett., violazioni di legge e insufficiente motivazione; la Corte ha valutato che le doglianze si traducevano in censure sulla persuasività o sulla valutazione del probatorio non sindacabili in questa sede
art. 325, comma 1, cod. proc. pen.
Limiti del ricorso per cassazione in materia di misure cautelari reali: la Corte può intervenire per violazione di legge o per motivazione assente/meramente apparente. La sentenza applica tale principio rigettando censure che attaccano la logicità o la valutazione dei fatti, rimessi al giudice di merito
art. 24 Cost.
Richiamata dalla ricorrente come parametro di tutela difensiva; la Corte non ha ritenuto violata la garanzia invocata alla luce della motivazione ritenuta sufficiente
Giurisprudenza di Sezioni Unite (es. Sez. U, n. 25932/2008; Sez. U, n. 5876/2004)
Principi richiamati sulla nozione di 'violazione di legge' e sui limiti del sindacato in cassazione sulle motivazioni; stabiliscono che solo motivazioni del tutto carenti o assenti consentono ricorso per cassazione contro misure cautelari reali
Massime di principio
- Quando un bene è formalmente intestato a un terzo, l'onere di provare che si tratta di intestazione fittizia (interposizione) grava sulla pubblica accusa e richiede elementi indiretti di gravità, precisione e concordanza; la mera sproporzione tra valore del bene e reddito del terzo non è di per sé sufficiente.
- La 'ragionevolezza temporale' tra l'acquisizione del bene e l'attività illecita è un criterio essenziale: per retrodatare l'accumulazione illecita l'accusa deve fornire concreti e specifici elementi che dimostrino che l'autore aveva già accumulato proventi illeciti nel periodo ritenuto.
- In sede di cassazione contro provvedimenti di sequestro la sindacabilità è limitata ai vizi di diritto e alle carenze motivazionali radicali; non si possono rinnovare valutazioni di merito o contrapporre una diversa interpretazione probatoria se la motivazione del giudice di merito è coerente e non meramente apparente.
- Prove utili a sostenere la tesi dell'interposizione includono: tracciamento dei bonifici dal conto dell'indagato, chat e comunicazioni che collegano attività imprenditoriali all'attività illecita, dichiarazioni di collaboratori che attestino precedenti compiti e rapporti criminali, assenza di redditi dichiarati compatibili con i pagamenti, e anomalie nella titolarità formale rispetto all'effettiva disponibilità.
- La difesa del terzo può efficacemente contrastare l'accusa con documentazione che dimostri capacità reddituali proprie o familiari, la legittima origine delle somme impiegate (contratti, atti societari, vendite documentate), e la coincidenza temporale e sostanziale tra pagamenti e attività lecite pregresse.
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