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Cassazione Civile, Ordinanza n. 28069/2021 del 14/10/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (acquirente)

La controversia

Una ditta acquirente aveva convenuto in giudizio il venditore di una partita di guaina lamentando vizi, scarsa qualità del materiale e danni alla merce depositata nel proprio fabbricato, chiedendo il risarcimento del danno e la sostituzione integrale della guaina difettosa. Il venditore si era difeso eccependo decadenza e prescrizione della garanzia per vizi e sostenendo che la responsabilità fosse della società fornitrice, chiamata quindi in causa in manleva. In appello la domanda dell'acquirente era stata accolta parzialmente, con qualificazione della vicenda come consegna di aliud pro alio e condanna del venditore al risarcimento del danno, oltre al rigetto della manleva verso la società fornitrice. Con il ricorso per cassazione il venditore ha dedotto: 1) violazione degli artt. 112 e 345 c.p.c. e 1453 c.c., assumendo che la Corte territoriale avesse mutato la domanda originaria qualificando d'ufficio la pretesa come azione per aliud pro alio, mentre in primo grado era stata prospettata solo una domanda di garanzia per vizi; 2) violazione degli artt. 163, 112, 132, 345 c.p.c. e nullità della sentenza, sostenendo che la Corte d'appello avesse interpretato in modo indebito ed estensivo il petitum, ritenendo domandato anche il risarcimento dei danni alla struttura dell'immobile e al lastrico solare; 3) omesso esame di fatto decisivo e violazione degli artt. 112, 115 e 116 c.p.c. in relazione al rigetto della manleva, per non avere la Corte considerato lo svolgimento dei rapporti di fornitura tra venditore e società fornitrice.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato integralmente il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo affermando che la qualificazione della fattispecie come vendita di aliud pro alio rientra nei poteri del giudice, anche d'ufficio, quando i fatti rilevanti siano stati acquisiti al processo; ha respinto il secondo motivo osservando che la Corte d'appello aveva interpretato in modo plausibile e coerente il petitum alla luce delle conclusioni e dell'atto di citazione, che contenevano riferimento anche al danno alla struttura dell'immobile; ha dichiarato inammissibile il terzo motivo perché non confrontato con la reale ratio della decisione impugnata, fondata sulla mancata prova che la guaina venduta all'acquirente fosse stata correttamente ordinata alla società fornitrice, così da configurare una vendita di aliud pro alio anche nei rapporti interni. Il ricorrente è stato condannato alle spese e, ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002, è stato dato atto dell'obbligo di versare l'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 360 c.p.c.

    richiami ai diversi vizi denunciabili in cassazione: violazione di legge, nullità della sentenza o del procedimento, omesso esame di fatto decisivo.

  • art. 112 c.p.c.

    il giudice non può pronunciarsi oltre i limiti della domanda, ma può qualificare giuridicamente i fatti allegati dalle parti.

  • art. 345 c.p.c.

    in appello non sono ammesse domande nuove, ma la riqualificazione giuridica della pretesa non integra di per sé mutamento della domanda se i fatti sono già nel processo.

  • art. 1453 c.c.

    l'azione di risoluzione/inadempimento è richiamata come rimedio applicabile nella consegna di aliud pro alio, svincolato dai termini dell'art. 1495 c.c.

  • art. 1495 c.c.

    i termini di decadenza e prescrizione della garanzia per vizi non operano quando la fattispecie sia qualificata come aliud pro alio.

  • art. 163 c.p.c.

    la domanda deve essere desunta dal contenuto complessivo dell'atto introduttivo e dalle conclusioni.

  • art. 132 c.p.c.

    richiamato con riferimento alla dedotta nullità/motivazione della sentenza.

  • art. 156, comma 2 c.p.c.

    richiamato in relazione alla dedotta nullità per vizi della motivazione o del procedimento.

  • art. 111 Cost.

    richiamato quale parametro della motivazione della decisione.

  • art. 115 c.p.c.

    richiamato per contestare la valutazione delle prove e dei fatti allegati.

  • art. 116 c.p.c.

    richiamato per contestare l'apprezzamento del materiale istruttorio.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002

    in caso di rigetto del ricorso, sussistono i presupposti per l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

Massime di principio

  • La qualificazione della vicenda come vendita di aliud pro alio spetta al giudice, che può procedervi d'ufficio quando i fatti materiali rilevanti siano stati ritualmente allegati o comunque acquisiti al processo.
  • Quando il bene consegnato è radicalmente diverso da quello pattuito e quindi inidoneo a realizzare la funzione economico-sociale dedotta in contratto, la tutela non si esaurisce nella garanzia per vizi ex art. 1495 c.c., ma può ricadere nell'azione generale di risoluzione o di risarcimento per inadempimento.
  • La domanda va interpretata avendo riguardo non solo alle formule usate nelle conclusioni, ma anche al contenuto complessivo dell'atto introduttivo; se dall'atto emerge chiaramente un danno ulteriore rispetto a quello espressamente enunciato, il giudice può includerlo nel petitum senza incorrere in ultrapetizione.
  • Il motivo di ricorso per omesso esame o violazione delle norme sulla prova è inammissibile se non si confronta con la specifica ratio decidendi della sentenza impugnata e non indica il fatto decisivo effettivamente trascurato.
  • Nei rapporti di rivalsa o manleva il rigetto della domanda può fondarsi sulla mancata prova del corretto inserimento del bene nel rapporto di fornitura originario, quando da ciò dipenda l'eventuale configurazione di un'analoga vendita di aliud pro alio.

Come è indicizzato

MaterieCompravenditaImpugnazioni
RamiContrattiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

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