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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 17734/2022 del 31/05/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso principale contestava, in sintesi: 1) la qualificazione urbanistica delle aree (le aree Barone) come edificabili (seppur con "edificabilità attenuata") piuttosto che agricole; 2) la preferenza dei giudici di merito per la stima del secondo c.t.u. (Greco) rispetto alla prima, anche alla luce di una lettera comunale del 23/11/2000; 3) la valutazione economica che avrebbe valorizzato usi conseguenti all'irreversibile trasformazione delle aree dalla realizzazione dell'opera viaria; 4) la determinazione del danno per la residua proprietà ex art. 40 legge 2359/1865 (oggi art. 33 t.u.); 5) doglianze motivazionali e di legittimità secondo art. 360 n.5 c.p.c. I ricorsi incidentali vertevano, tra l'altro, sulla legittimazione e responsabilità di ACA e sulla richiesta dei proprietari Barone di riconoscimento del risarcimento per il periodo di occupazione illegittima antecedente l'irreversibile trasformazione e sulla liquidazione della rivalutazione monetaria e degli interessi anno per anno.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso principale del Comune di Ancona ritenendo inammissibili o infondati i profili relativi alla critica della motivazione, alla valutazione tecnica e alla qualificazione urbanistica (confermando che l'area poteva essere considerata edificabile in termini 'attenuati', applicando l'art. 5‑bis, comma 3, d.l. 333/1992 e la giurisprudenza consolidata). Ha dichiarato inammissibile il ricorso incidentale di Longarini. Ha invece accolto, in parte, il ricorso incidentale dei Barone: ha ritenuto fondato il primo motivo (omesso esame del danno da occupazione illegittima per il periodo compreso tra l'immissione in possesso e la successiva irreversibile trasformazione) e il terzo motivo (liquidazione della rivalutazione monetaria e degli interessi post‑sentenza di primo grado), mentre il secondo motivo dei Barone è stato dichiarato inammissibile. Conseguentemente la sentenza impugnata è stata cassata limitatamente a tali profili e rinviata alla Corte d'appello di Ancona, in diversa composizione, per nuovo esame nei termini indicati. La Corte ha inoltre dato atto dell'obbligo di versamento di un ulteriore contributo unificato da parte di alcuni ricorrenti e ha disposto che la Corte d'appello esamini le spese del giudizio di cassazione.

Norme richiamate

  • art. 5‑bis, comma 3, d.l. n.333/1992 conv. in legge n.359/1992

    Invoca la necessità di considerare le "possibilità legali ed effettive di edificazione esistenti"; la Corte ha ritenuto corretta l'applicazione di tale principio per valutare un'edificabilità attenuata condizionata alla realizzazione di opere pubbliche

  • art. 37, comma 3, testo unico edilizia (richiamato quale norme di riferimento attuale)

    Norma di riferimento moderna equivalente al richiamato art. 5‑bis, stabilisce il criterio di valutare le possibilità legali ed effettive di edificazione

  • art. 360 n.5 c.p.c.

    Limita il controllo di legittimità ai vizi di motivazione attuali: omesso esame di fatti decisivi oggetto di discussione ovvero motivazione mancante o manifestamente inidonea; la Corte ha escluso il sindacato sui normali apprezzamenti di merito e sulle valutazioni tecniche

  • art. 40 legge n. 2359/1865 (ora art. 33 testo unico espropriazioni)

    Norma richiamata in relazione alla disciplina dell'espropriazione parziale e alla determinazione del danno alla residua proprietà; la Corte ha ritenuto che la valutazione dell'incidenza sull'area residua sia questione di fatto demandata al giudice di merito

  • art. 2043 c.c.

    Principio generale di responsabilità extracontrattuale; la Corte conferma che la qualità di soggetto passivo del risarcimento spetta a chi materialmente ha proceduto all'apprensione e manipolazione del bene

  • art. 111, comma 6 Cost.

    Riferimento al minimo requisito di adeguata motivazione delle sentenze; la Corte ha ritenuto la motivazione dei giudici di merito rispettosa della soglia costituzionale

  • art. 13, comma 1‑quater d.P.R. n.115/2002 e art.1, comma 17, legge n.228/2012

    Norme sul contributo unificato: la Corte ha disposto l'ulteriore versamento di contributo unificato da parte di taluni ricorrenti in base alla sussistenza dei presupposti processuali

Massime di principio

  • La qualificazione dell'area come "edificabile" può comprendere usi non residenziali e forme di 'edificabilità attenuata' legate a infrastrutture pubbliche: la verifica concreta delle possibilità legali ed effettive di edificazione è compito del giudice di merito e difficilmente sindacabile in Cassazione se adeguatamente motivata
  • Le valutazioni tecniche (consulenze tecniche d'ufficio o di parte) e la scelta tra perizie diverse sono valutazioni di merito: la censura in sede di legittimità è inammissibile quando si limiti a proporre una diversa lettura dei dati tecnici senza indicare omessi esami di fatti decisivi
  • Il vizio di motivazione è rilevante in cassazione solo se ricorrono i profili oggi ammessi (omesso esame di fatto decisivo, motivazione mancante o manifestamente inidonea a rivelare la ratio decidendi); critiche generiche alla valutazione del merito non sono sufficienti
  • Danno per occupazione illegittima e danno per perdita della proprietà (espropriazione o irreversibile trasformazione) sono voci distinte: entrambe possono essere riconosciute e liquidate separatamente e non si esclude automaticamente la prima in presenza della seconda
  • Il giudice d'appello deve, d'ufficio, accertare e liquidare la rivalutazione monetaria e gli interessi anno per anno per il periodo successivo alla sentenza di primo grado quando si tratta di obbligazione di valore derivante da fatto illecito
  • La responsabilità risarcitoria per occupazione e trasformazione spetta a chi materialmente ha operato l'apprensione o la manipolazione del bene (concedente, concessionario, assegnatario, ecc.): la qualificazione formale dei soggetti non esclude il giudizio sulla concreta condotta

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