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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 49306/2023 del 12/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La società impugnava la sentenza n. 530/2022 che la dichiarava responsabile ai sensi del D.lgs. 231/2001 (art. 25-undecies, comma 2) per il reato presupposto di smaltimento illecito di fanghi (art. 256 D.lgs. 152/2006), censurando: 1) errore nell'indicazione del comma 2 dell'art. 256 non ricompreso nel catalogo 231; 2) vizio probatorio e travisamento della prova, in particolare critica alla consulenza tecnica del P.M. e valorizzazione dei registri e formulari; 3) vizi procedurali e prescrizione/decadenza della contestazione rispetto ai termini di efficacia dell'art. 25-undecies (introdotto il 16/08/2011) e termini di decadenza; 4) errori nel trattamento sanzionatorio: mancato riconoscimento dell'attenuante per adozione post factum del modello 231, applicazione errata dell'attenuante da inesistenza del danno, e applicazione di 300 quote quando il massimo previsto era 250.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato solo in parte. Ha escluso che l'errata indicazione del comma 2 dell'art.256 costituisca vizio formale idoneo a inficiare la decisione, qualificandola come mero errore materiale, e ha confermato la valutazione probatoria del Tribunale (ritenendo legittimo l'uso di ricostruzioni induttive basate su dati progettuali, registri e formulari, purché gli indizi siano gravi, precisi e concordanti). Ha però accolto il motivo relativo all'arco temporale di applicazione della responsabilità amministrativa: ha annullato senza rinvio la parte della sentenza che riguarda il periodo anteriore al 16/08/2011 (data di entrata in vigore dell'art. 25-undecies) e ha disposto il rinvio al Tribunale di Campobasso per la rideterminazione della sanzione. Ha respinto l'eccezione di decadenza/prescrizione, ritenendo che la condotta fosse descrivibile come reato abituale la cui prescrizione decorre dalla cessazione dell'abitualità (7/10/2015). Quanto al trattamento sanzionatorio, ha escluso l'applicabilità dell'attenuante per inesistenza del danno (non pertinente ai reati di pericolo astratto), ha ritenuto corretta la motivazione del Tribunale circa l'insufficiente efficacia del modello organizzativo adottato post factum e ha annullato la sentenza limitatamente al computo del numero di quote perché il Tribunale aveva irrogato 300 quote, oltre il massimo edittale di 250; ha quindi rinviato per nuovo esame della sanzione.

Norme richiamate

  • D.lgs. 231/2001

    art. 25-undecies; artt. 2, 6, 10, 11, 12, 22, 59, 60; art. 125 c.p.p. citato in tema di motivazione

    L'art. 25-undecies è norma fondamentale per la responsabilità amministrativa da reato; l'elenco dei reati presupposto va rispettato (errore materiale nell'indicazione non invalida la contestazione se i fatti sono chiari). L'adozione post factum del modello può dare luogo a riduzione della sanzione solo se il modello è effettivamente operativo e idoneo; l'attenuante per inesistenza del danno non si applica a reati di pericolo astratto. L'art. 10 e 11 regolano il sistema delle quote e i criteri per la determinazione della sanzione; il numero di quote non può eccedere il massimo previsto.

  • D.lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale)

    Il reato presupposto valutato dalla Corte è l'art. 256, comma 1 (smaltimento illecito di fanghi), che rientra nel catalogo dei reati presupposto per il D.lgs. 231/2001; la citazione del comma 2 nella imputazione è errore materiale se la descrizione fattuale corrisponde al reato effettivamente contestato.

  • Codice di Procedura Penale

    Stabilisce che prove indiziarie sono utilizzabili quando sono gravi, precisi e concordanti; la Corte ha confermato che il giudice di merito può valorizzare ricostruzioni induttive (prova logica) purché metodologicamente corrette.

  • D.lgs. 121/2011

    introduzione art. 25-undecies (entrata in vigore 16/08/2011)

    Ha fissato la data di efficacia della norma che ha introdotto l'art. 25-undecies; per fatti anteriori al 16/08/2011 la responsabilità amministrativa ai sensi di tale articolo non può essere applicata.

Massime di principio

  • Un'errata indicazione formale dell'articolo di legge nell'imputazione non invalida automaticamente la contestazione se la descrizione dei fatti è chiara e il reato materiale ricorre: la correzione è possibile quando l'errore è meramente materiale.
  • Per i reati presupposto richiamati dal D.lgs. 231/2001 è essenziale verificare che la fattispecie incriminatrice contestata sia effettivamente compresa nel 'catalogo 231'; il tempo di entrata in vigore della norma che inserisce il reato nel catalogo delimita la responsabilità temporale dell'ente.
  • Le prove indiziarie e le consulenze tecniche possono legittimamente determinare la condanna se la ricostruzione è basata su elementi concreti ed i singoli indizi risultano gravi, precisi e concordanti (art.192 c.p.p.); critiche generiche alla metodologia del C.T. sono spesso inammissibili se non indicano errori specifici che ne compromettano i risultati.
  • Per reati ambientali ripetuti la qualificazione come reato abituale porta a far decorrere i termini di prescrizione dalla cessazione dell'abitualità; eccezioni sulla decadenza della contestazione richiedono un'analisi puntuale della natura istantanea o abituale della condotta.
  • L'adozione di un modello organizzativo 231 post factum non garantisce automaticamente la riduzione della sanzione: va provata l'effettiva operatività e l'idoneità del modello a prevenire reati della stessa specie.
  • Nella determinazione della sanzione pecuniaria il giudice non può eccedere i limiti edittali previsti dalla norma; errori numerici (es. applicazione di quote superiori al massimo) comportano annullamento parziale con rinvio per ricalcolo.
  • La doglianza per travisamento della prova in Cassazione richiede la dimostrazione che l'errore incida in modo decisivo sull'impianto probatorio (prova di resistenza); criticità isolate non sono generalmente idonee a rovesciare la decisione se le altre prove mantengono la coerenza del convincimento.

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