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Cassazione Civile, Ordinanza n. 21505/2021 del 27/07/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (società)

La controversia

Il proprietario di un fondo adiacente aveva convenuto in giudizio la società che stava realizzando un edificio sul lotto confinante, deducendo che l'opera avesse sconfinato nel suo sottosuolo mediante la formazione di un vano intercapedine e che sul suo terreno fossero stati interrati detriti di lavorazione. Chiedeva l'accertamento della violazione delle distanze legali, il ripristino dello stato dei luoghi e il risarcimento dei danni. La società si era opposta, affermando di avere rimosso i detriti e chiedendo il rigetto delle domande, nonché in via riconvenzionale il riconoscimento del costo per manodopera e materiali ai sensi dell'art. 936 c.c. Il tribunale aveva respinto le domande dell'attore e accolto la riconvenzionale; in appello la decisione era stata confermata quanto al rigetto delle pretese risarcitorie e restitutorie, mentre l'importo dovuto ex art. 936 c.c. era stato ridotto. In cassazione il ricorrente, con un unico motivo formalmente qualificato come omesso esame di un fatto decisivo ex art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c., contestava l'erroneo rigetto della domanda relativa all'esistenza dei detriti interrati nel proprio fondo.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha rilevato che il motivo non colpiva la ratio decidendi della sentenza di appello, la quale aveva fondato l'inammissibilità parziale dell'impugnazione sul rilievo che la decisione di primo grado si reggeva su una pluralità di rationes decidendi autonome e che non tutte erano state specificamente censurate in appello. Poiché il ricorso per cassazione si confrontava solo con il merito della questione dei detriti, e non con il decisivo argomento processuale posto a base della decisione impugnata, la censura è stata ritenuta inidonea a scalfire la sentenza. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese e al versamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 936 c.c.

    norma richiamata per il riconoscimento a favore del costruttore del costo sostenuto per manodopera e materiali in relazione alle opere eseguite sul fondo altrui

  • art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.

    il vizio di omesso esame di un fatto decisivo non può essere invocato se la censura non investe la ratio decidendi effettivamente posta a base della sentenza impugnata

  • art. 380 bis c.p.c.

    richiamato per la trattazione in camera di consiglio con proposta della relatrice

  • art. 13, comma 1-quater, d.p.r. 115 del 2002

    in caso di inammissibilità del ricorso, sussiste l'obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, se dovuto

  • art. 13, comma 1-bis, d.p.r. 115 del 2002

    parametro per determinare l'ulteriore importo dovuto in caso di rigetto o inammissibilità del ricorso

Massime di principio

  • Quando la sentenza impugnata si fonda su una pluralità di rationes decidendi autonome e ciascuna è di per sé sufficiente a sorreggerla, il ricorso per cassazione è inammissibile se non censura specificamente tutte le rationes poste a base della decisione.
  • La censura formulata come omesso esame di un fatto decisivo è inammissibile se, in realtà, mira a contestare una statuizione che non costituisce la ratio decidendi della sentenza impugnata.
  • Il giudizio di cassazione richiede una critica puntuale e diretta della motivazione decisiva della sentenza, non essendo sufficiente riproporre questioni di merito già esaminate se resta intatto il fondamento processuale della decisione.
  • L'inammissibilità del ricorso comporta, secondo il principio di soccombenza, la condanna del ricorrente alle spese e, ricorrendone i presupposti, l'obbligo di versare l'ulteriore contributo unificato.

Come è indicizzato

MaterieProprietàImpugnazioni
RamiDiritti realiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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